Fino a noi - Homo sum: humani nihil a me alienum puto. La

Fino a noi Homo sum: humani nihil a me alienum puto. La fortuna di un verso N ella prima scena dell Heautontimorume nos, nel dialogo fra Menedèmo e Cremète, quest ultimo risponde con questo celeberrimo verso al vecchio punitore di sé stesso , che gli ha chiesto per quale motivo si interessi a ciò che non lo riguarda. La frase ebbe un enorme fortuna già nell antichità: citata da Cicerone nel De legibus (I, 33) e nel De officiis (I, 30), fu ripresa da Seneca (Epistulae ad Lucilium 95, 53), che affermava che il verso dovesse essere et in pectore et in ore: «Ci sia sempre nell animo e sulle labbra quel verso famoso [ ]. Che i nostri beni siano comuni: siamo nati per vivere in società. La nostra società è molto simile a una volta di pietre; essa cadrebbe se le pietre non si sostenessero a vicenda, sostenendo così tutta la volta (trad. G. Monti). In una lettera, sant Agostino cita il verso a proposito dell amore che il cristiano deve provare verso il suo prossimo e ricorda come la battuta suscitasse grandi applausi anche da parte degli spettatori meno colti e avveduti: «a questa battuta dicono che l intero teatro, pieno di gente stolta e ignorante, abbia applaudito: tanto la comunanza delle anime umane aveva commosso il sentimento comune di tutti, che ciascuno dei presenti si era sentito prossimo a qualunque altro uomo (155, 14). Conosciutissimo nel Medioevo, soprattutto attraverso le citazioni ciceroniane, il verso terenziano fu ripreso anche dagli umanisti per affermare gli ideali della nuova civiltà: tra gli altri da Giannozzo Manetti (1396-1459), autore di un trattato in quattro libri De excellentia et dignitate hominis. La fortuna moderna è forse ancor più indicativa del valore universale della frase terenziana: citata dai filosofi Immanuel Kant (1724-1804) e Friedrich Nietzsche (1844-1900), fu definita da Karl Marx (18181883) la sua massima preferita. In ambito letterario fu ben presente a F dor Dostoevskij (1821-1881), che la cita in Delitto e castigo e la parafrasa nei Fratelli Karamazov («Satana sum et nihil humanum a me Disegno di Paul Klee sulla copertina dell edizione Einaudi di Marcovaldo del 1966. alienum puto : è Satana che, avendo preso forma umana, deve sopportare anche i malanni degli uomini, come ad esempio i reumatismi); e a Italo Calvino (1923-1985), che in Un viaggio con le mucche, una delle novelle raccolte in Marcovaldo ovvero Le stagioni in città (1963), la parafrasa scherzosamente per descrivere l attaccamento dei cani per l uomo: «I cani, cui nulla di quel che è umano è alieno . à Edvard Munch, Ritratto di Friedrich Nietzsche, 1906. Oslo, Munch-Museet. 249

Tua vivit imago - volume 1
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Letteratura latina per il triennio. CAPITOLI DEMO: L’età di Cesare; La letteratura della crisi della repubblica; Cicerone.