Tua vivit imago - volume 1

DALLE ORIGINI ALLA CONQUISTA DEL MEDITERRANEO 65 70 75 80 85 90 95 per accudire soltanto me! Tante ancelle, per vestirmi! Tante spese per la casa, solo per me! Ed invece il mio unico figlio, che di queste cose doveva godere al pari di me o, anzi, più di me, perché la sua età è più adatta ad usufruire di queste cose, io l ho cacciato via di qui, poveretto, con la mia incomprensione. Penso di meritarmi qualunque castigo, se accettassi tutto questo! Perciò, finché lui, per colpa mia, farà quella vita di stenti, lontano dalla patria, io mi punirò per quello che ho fatto a lui, lavorando, risparmiando, guadagnando, pensando solo a lui . Ecco allora cosa faccio: non lascio nulla in casa, né vasellame né vestiti. Ho spazzato via tutto. Le ancelle, i servi tranne quelli che, lavorando la terra, mi ripagavano felicemente di quel che mi costava il loro mantenimento , li portai tutti al mercato e li ven detti. La casa, la misi subito in affitto. Ci ho ricavato quasi quindici talenti6 ed ho comprato questo podere: qui passo la vita a lavorare. Ho ritenuto, caro Cremète, che io faccio meno torto a mio figlio, fino a quando vivrò soffrendo, e che non ho il diritto di godere qui di un qualunque piacere, se non dopo che lui sarà tornato sano e salvo e non lo dividerà con me. Cremète Io credo che tu, per carattere, sei mite con il figlio, e che lui è ubbidiente però, a saperlo prendere e nel modo giusto. In verità né tu lo avevi capito abba stanza né lui te. Questo succede quando non si vive nel modo giusto. Tu non gli hai mai dimostrato quanto ci tenevi a lui, né lui ha osato aprirsi con te, come si deve fare con un padre. Se lo aveste fatto, tutto questo non ti sarebbe mai successo. Menedèmo proprio così, lo riconosco: la mia colpa è gravissima. Cremète Menedèmo, io però spero bene per l avvenire e ho fiducia che quello fra non molto ritornerà qui sano e salvo. Menedèmo Che gli dèi volessero così! Cremète Lo vorranno. Ora, se ti fa piacere, qui oggi è la festa delle Dionisie:7 vorrei invitarti a casa mia. Menedèmo Non posso. Cremète Perché non puoi? Per favore, concediti un po di tregua, per una volta alme no. Anche il tuo figlio lontano vorrebbe che tu lo facessi. Menedèmo Non è giusto che io, che l ho costretto a lavorare, ora, io stesso, mi eviti la fatica. Cremète Sei proprio deciso? Menedèmo Sì. Cremète Stammi bene. Menedèmo Anche tu. (Raccoglie gli arnesi e rientra in casa)8 (trad. O. Bianco) 6. quindici talenti: il talento era una moneta in uso in Grecia, di valore diverso per ciascuno Stato. 7. festa delle Dionisie: le feste in onore di Dionìso, dio del vino, che si celebrava- 246 no più volte nel corso dell anno. 8. rientra in casa: la scena è chiusa da un breve monologo di Cremète (vv. 167174), che serve da transizione alla scena successiva: Cremète torna a casa perché ha invitato a pranzo un altro vicino, ma si accorge che qualcuno sta uscendo. Si tratta del figlio Clitifone: la conversazione tra i due occupa la scena successiva.

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Tua vivit imago - volume 1
Letteratura latina per il triennio. CAPITOLI DEMO: L’età di Cesare; La letteratura della crisi della repubblica; Cicerone.