T3 ITA - Homo sum: humani nihil a me alienum puto

DALLE ORIGINI ALLA CONQUISTA DEL MEDITERRANEO T3 Homo sum: humani nihil a me alienum puto tratto da Heautontimorume nos, vv. 53167 (atto I, scena I) italiano Anche nell Heautontimorume nos il prologo è utilizzato dal poeta per difendersi dalle accuse dei suoi dretrattori. L antefatto dell azione è illustrato subito dopo, attraverso un dialogo fra due padri molto diversi fra loro: il protagonista Menedèmo (il punitore di sé stesso ) e il suo vicino Cremète. Nel corso del colloquio, dopo un iniziale reticenza, Menedèmo rivela a Cremète che si sta sottoponendo volontariamente a una vita di fatiche e privazioni per punirsi del trattamento riservato al figlio Clìnia, che a causa dell eccessiva severità del padre è partito per l Asia, dove combatte come mercenario. 5 10 15 20 25 Cremète vero che questa nostra conoscenza è piuttosto recente ed esattamente da quando hai comprato il podere qui vicino , e che tra di noi non c è stato nulla di più; eppure, sarà per le tue doti,1 sarà per il vicinato, una cosa che io considero al confine con l amicizia, io mi sento indotto a consigliarti, con franchezza e familia rità, perché mi pare che tu, per la tua età, lavori troppo e più di quanto lo richieda la tua condizione.2 In nome degli dèi e degli uomini, a che cosa miri? Che cosa vai cercando? Avrai sessant anni, o forse più, immagino; nessuno, in questa zona, ha un podere migliore e più pregiato; un sacco di servi; e, come se non ne avessi neanche uno, ti metti a fare tu stesso, con tanto accanimento, le cose che toccano a loro. Mai ch io esca tanto presto la mattina, o rincasi così tardi la sera, senza che ti veda lì nel fondo a scavare, ad arare o a trasportare qualcosa. Insomma, non ti dai un momento di riposo e non hai nessun riguardo per te. Tutto questo non è un piacere per te, ne sono sicuro. Ma mi dirai: «Non mi piace quanto si lavora qui . Ma la fatica che tu fai lavorando, se la spendessi per far lavorare quelli, ci guada gneresti di più. Menedèmo Cremète, ti resta tanto tempo dalle tue faccende, da occuparti delle cose degli altri, che non ti riguardano affatto? Cremète Io sono un uomo; e non mi è estraneo tutto ciò che accade ad un altro uomo,3 io penso. Pensa pure che io voglia darti un consiglio o porti una domanda: se è giusto, dovrò farlo anch io; ma se non è giusto, devo fartela smettere. Menedèmo A me va bene così. Tu fa come va bene per te. Cremète Ma c è qualcuno a cui fa bene tormentarsi? Menedèmo A me. Cremète Se hai qualche problema, mi dispiace. Ma di che guaio si tratta? Scusa, perché ti senti tanto in colpa con te stesso? Menedèmo Ahimè! 1. le tue doti: in latino virtus tua, lett. la tua virtù , nel senso, qui, del buon carattere . 2. la tua condizione: come testimonia il più importante erudito romano, Varrone 244 (116-27 a.C.), Menedèmo entrava in scena tenendo in mano una zappa e vestito con una pelle di capra come uno schiavo o un contadino. 3. Io sono un uomo altro uomo: in lati- no Homo sum: humani nihil a me alienum puto (v. 77). la massima più famosa di Terenzio, considerata la sintesi più efficace della sua idea di humanitas (à p. 227).

Tua vivit imago - volume 1
Tua vivit imago - volume 1
Letteratura latina per il triennio. CAPITOLI DEMO: L’età di Cesare; La letteratura della crisi della repubblica; Cicerone.