I TESTI

L INCONTRO CON L AUTORE TERENZIO T1 I padri, giudici troppo severi tratto da Heautontimorume nos, vv. 213229 (atto II, scena I) latino italiano Il monologo che segue è pronunciato da Clitifone, il figlio di Cremète, il vicino di casa di Audio LETTURA Menedèmo, il punitore di sé stesso che dà il titolo alla commedia. Cremète, parlando con Menedèmo (atto I, scena I à T3), si è dimostrato indulgente nei confronti del figlio di quest ultimo, Clìnia, innamorato di una ragazza di umile condizione. Poi però, quando si è trattato di confrontarsi con il proprio figlio, ha assunto verso Clìnia un atteggiamento molto più severo («E poi, l accusa di essere severo non sussiste: la crudeltà dei genitori, per poco che uno sia capace di sopportare, è più o meno sempre la stessa. [ ] Tutto questo mira soltanto a farvi diventare virtuosi , trad. O. Bianco): da qui le lamentele di Clitifone, che accusa i padri di vietare ai figli ciò che loro stessi hanno fatto da giovani. Metro: ottonari giambici 215 Clitipho Quam iniqui sunt patres in omnis adulescentis iudices! qui aequom esse censent nos a pueris il co nasci senes neque illarum adfinis esse rerum quas fert adulescentia. Ex sua lubidine moderantur nunc quae est, non quae [olim fuit. Clitifone Che giudici ingiusti sono i padri nei riguardi di tutti i giovani! Loro pensano che sia giusto che noi, fin da bambini, nascessimo subi to vecchi, e che non avessimo alcun piacere per le cose che son proprie della giovinezza. Si regolano secondo le tendenze che hanno ora, non su quelle che avevano allora. Mihi si umquam filius erit, ne ille facili me utetur patre; nam et cognoscendi et ignoscendi dabitur peccati locus: non ut meus, qui mihi per alium ostendit suam sententiam. Io, se mai avrò un figlio, sarò certamente con lui un padre indulgente, per ché sarà sempre messo in condizione di essere capito e perdonato. Non come il mio che, a proposito di un altro, mi fa sapere come la pensa. 213-216. Quam iniqui olim fuit in omnis adulescentis: il sostantivo e l aggettivo presentano la desinenza arcaica dell accusativo plurale in -is in luogo di -es. qui: nesso relativo. aequom: anche questa è una forma arcaica per aequum; con esse regge le infinitive che seguono, nos nasci senes (lett. che noi nasces- 236 simo vecchi ) e illarum adfinis (= adfines) esse rerum. il co: avverbio ( lì per lì , subito ). neque illarum adulescentia: lett. e che non fossimo partecipi di quelle cose che porta l adolescenza . lubidine: un altro arcaismo, equivale a libidine. moderantur: il verbo è deponente; il soggetto è patres, del v. 213. DAL GENERALE AL PARTICOLARE Il monologo di Clitifone si apre con una considerazione generale (l incapacità dei padri di essere giudici giusti e imparziali quando si tratta di giudicare i propri figli), che poi viene applicata alla sua specifica situazione. questo un modus operandi tipico della commedia. SERMO COTIDIANUS La lingua dei personaggi terenziani ricalca la semplicità del linguaggio parlato. una lingua stilizzata, costante e uniforme, che fa spesso ricorso a termini generici: res, per esempio, è uno dei vocaboli più utilizzati. PADRI E FIGLI La ricercata costruzione che chiude il v. 216 pone in evidente contrapposizione gli avverbi nunc (con il verbo sum al tempo presente) e olim (con il verbo sum al perfetto): Clitifone rimprovera ai padri di non essere capaci di immedesimarsi nei figli e di imporre loro comportamenti e regole pensando da uomini maturi quali sono ora, ma dimentichi di come invece sono stati in passato, quando cioè avevano l età dei loro figli. EDUCAZIONE Il tema dell educazione è centrale nelle commedie di Terenzio e ha qui risvolti del tutto particolari, in quanto osservato dal punto di vista di Clitifone che, figlio, pensa a come vorrà comportarsi quando sarà padre. Secondo Clitifone, la chiave di un buon rapporto padre-figlio sta nel capire (cognoscere) e perdonare (ignoscere) gli errori di un figlio. 217-222. Mihi si umquam fabulam! ne : è avverbio, con valore asseverativo ( di certo ). et cognoscendi locus: lett. sarà data occasione (locus) sia di comprendere (cognoscendi) sia di perdonare (ignoscendi) lo sbaglio . Cognoscendi e ignoscendi sono genitivi del gerundivo. mi: equivale a mihi.

Tua vivit imago - volume 1
Tua vivit imago - volume 1
Letteratura latina per il triennio. CAPITOLI DEMO: L’età di Cesare; La letteratura della crisi della repubblica; Cicerone.