Tua vivit imago - volume 1

L autore Plauto Analisi del testo La Fortuna regge il mondo A partire dall età ellenistica (l epoca che si colloca convenzionalmente tra il 323 e il 31 a.C.) si nota, nel mondo greco, un incremento della presenza, tanto nella religiosità quanto nella letteratura, della Ty` che (a Roma Fortuna), una figura dai contorni molto incerti per l età più antica, durante la quale era forse venerata come una divinità della prosperità. Ma, se è difficile definire con sicurezza la natura della Ty` che in epoca arcaica e classica (l idea più ovvia, supportata anche dal fatto che il sostantivo deriva dal verbo greco tynchànein, capitare , è che corrispondesse più o meno all idea di sorte ), certo è che il suo ruolo nel mondo ellenistico è molto più vicino all idea attuale della Sorte. Nelle commedie di Menandro, per esempio, la Ty` che diviene motore delle azioni e, in quanto tale, creatrice tanto delle intricate situazioni che i personaggi si trovano ad affrontare, quanto del loro scioglimento. La più chiara definizione di questa potenza è messa in bocca dal commediografo greco alla Ty` che stessa nello Scudo (vv. 147-148: Io sono la signora di ogni cosa; ogni cosa io decido e stabilisco ). Sulla stessa linea, anche Psèudolo si lancia in una descrizione dell azione della Fortuna, che, quando si cala nelle vicende umane, è capace di stravolgere anche le previsioni più accurate e le decisioni più oculate. Monologhi di questo tipo potevano ricordare certe riflessioni tragiche, dal tono più pacato e riflessivo, senza però scivolare nella parodia. Anzi: un simile rilievo accordato al concetto di Sorte è, in effetti, quasi connaturato alla natura stessa del teatro comico, che si regge in gran parte su eventi inopinati e caotici, condotti però tutti a un lieto fine da elementi altrettanto fortuiti e imprevedibili. Psèudolo ritorna personaggio Secondo il latinista Marino Barchiesi (1924-1975), l intervento della Ty` che segna la fine dell identificazione di Psèudolo con il poeta, su cui più volte il protagonista della commedia aveva orgogliosamente insistito nelle scene precedenti; identificazione che non poteva proseguire in modo indefinito senza compromettere la struttura stessa del testo teatrale: «Bisognava che Psèudolo rientrasse nei ranghi, divorziando per così dire dal drammaturgo. Ciò avviene in un monologo per noi conclusivo, in cui il protagonista, senza più rivolgersi direttamente al pubblico, confessa che il suo piano è stato totalmente modificato dal sopravvenire imprevisto del guerriero. Le due forze della commedia l ingegno inventivo e Ty` che , che sono unificate nella persona del drammaturgo, si scindono ora nettamente. L orgoglioso schiavo rende omaggio all irrazionale [ ]. E in un filosofeggiare sulla fragilità umana, che sullo sfondo parodistico sembra trapungere qualche guizzo di amarezza, si chiude l avventura metadrammatica [cioè metateatrale] di Psèudolo e di Plauto . Laboratorio sul testo COMPRENSIONE 1. Come viene descritto il ruolo della Fortuna nel monologo di Psèudolo? 2. Il «corno dell abbondanza nominato da Psèudolo alle rr. 4-5 è la cornucopia: che cos è? Che cosa intende dire lo schiavo con l espressione «Mi hanno messo in mano il corno dell abbondanza ? COMPETENZE ATTIVE Per approfondire Ai vv. 1219-1220 della commedia, Psèudolo è così descritto: è «rosso di capelli, panciuto, ha i polpacci grossi, scuro di carnagione, ha una gran testa, occhi furbi, la faccia rossa, dei piedi enormi . Alcuni di questi tratti, descritti così minuziosamente da Plauto, si ritrovano in alcune maschere di terracotta rinvenute in alcune tombe di età classica e conservate nel Museo Eoliano di Lipari. Documentati sul patrimonio archeologico di questo museo; scrivi poi un articolo di giornale che miri a valorizzare la conoscenza del patrimonio artistico italiano. 191

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Letteratura latina per il triennio. CAPITOLI DEMO: L’età di Cesare; La letteratura della crisi della repubblica; Cicerone.