T8 ITA - Il vecchio spilorcio

L autore Plauto T8 Il vecchio spilorcio tratto da Aulularia, vv. 40-119 (atto I, scene I-II) italiano Dopo il prologo pronunciato dal Lar familiaris (à T7), l Aulularia si apre con due dialoghi tra Euclione, il protagonista dell opera, e Stàfila, la vecchia serva, seguiti entrambi da un breve monologo, rispettivamente della serva e del vecchio avaro. Secondo le convenzioni della palliata (à p. 84), la scena rappresenta una strada della città di Atene (ricorda infatti che la palliata latina è ambientata nel mondo greco), in cui compaiono le case di Euclione e Megadòro (il ricco vicino di casa disposto a sposare la figlia di Euclione, Fedra, anche senza dote). Tra le due case è visibile il tempio della dea Fides, mentre al centro del palcoscenico compare un altare dedicato ad Apollo. Nel brano qui proposto viene presentato il personaggio di Euclione mentre caccia di casa Stàfila (il cui nome significa probabilmente grappolo d uva , staphylè in greco, secondo le convenzioni della Commedia Nuova, che rappresentava quasi sempre le vecchie come beone) per poter controllare la pentola del tesoro sepolta dal nonno e da poco dissotterrata. 5 10 15 20 25 Euclione esce di casa, sospingendo bruscamente Stàfila. Euclione Fuori di qui, ti dico. Esci fuori. Devi andartene di qui, ecco. Fuori ho detto, brutta spia, con quegli occhiacci curiosi. Stàfila Perché mi bastoni, sventurata me? Euclione Per tua sventura e per rattristare la tua triste età, come si merita. Stàfila Ma perché ora mi hai scaraventato fuori di casa? Euclione Devo render conto a te, campo di verghe?1 Via, lontano dalla porta. Guardala un po come cammina! Ma lo sai come va a finire? Se oggi faccio tanto di prendere in mano un bastone o una verga, ti allungherò io questo passo tartarughesco! Stàfila Ah se il cielo mi appendesse a un capestro, piuttosto di farmi servire sotto di te in questo modo! Euclione Senti come brontola fra sé la scellerata. Giuro che ti caverò questi tuoi occhi, canaglia, per impedirti di spiare i miei passi. Indietro ancora un po , ancora un po , ancora, alt! Ferma lì. Bada, se avanzi la lunghezza di un dito o la larghezza di un unghia o se guardi indietro prima di un mio comando, com è vero dio, ti mando a imparare sulla croce.2 (Fra sé, avviandosi verso casa) Vecchia più scellerata di questa non l ho mai vista davvero. Temo anche troppo che sotto sotto, a mia insaputa, m inganni e arrivi a fiutare l oro nel suo nascondiglio. Ha occhi persino nella nuca, la perfida. Andiamo subito a vedere se l oro sta ancora come l ho riposto. Quante preoccupazioni mi dà! Una vera iattura. (Entra in casa) Stàfila Non riesco proprio a immaginare quale disgrazia o follia come chiamarla? abbia preso il mio padrone. Spesso, poveretta me, mi scaccia di casa come adesso anche dieci volte in una giornata. Che bizzarria l ha preso? Sta sveglio le notti intere, poi, quando è chiaro, passa intere giornate stando in casa seduto come un ciabattino storpio.3 E neppure riesco a immaginare un modo per nascondergli lo scandalo di 1. campo di verghe: in latino, stimulorum seges. Si allude al fatto che gli stimuli ( sferze ) erano utilizzati per punire gli schiavi: la schiena della donna doveva recare molte tracce di tali punizioni. 2. ti mando sulla croce: il testo latino recita ego te dedam discipulam cruci ( ti darò come allieva alla croce ), con personificazione del patibolo e allitterazione. 3. seduto come storpio: già in Aristo- fane il ciabattino viene citato come esempio di vita sedentaria (Pluto, 162), ma qui l effetto comico è accresciuto dall aggettivo claudus: chi può essere meno attivo di un ciabattino claudicante? 167

Tua vivit imago - volume 1
Tua vivit imago - volume 1
Letteratura latina per il triennio. CAPITOLI DEMO: L’età di Cesare; La letteratura della crisi della repubblica; Cicerone.