La trattatistica rinascimentale

unità 3 • UMANESIMO E RINASCIMENTO

      la trattatistica rinascimentale

Il trattato è un testo che si occupa di un determinato argomento, spesso affrontato attraverso la forma del dialogo, così da mettere a confronto opinioni diverse.

Nel Rinascimento si scrivono trattati sia in latino che in volgare. Il latino viene usato per le opere filosofiche o scientifiche mentre in volgare si compongono trattati sull’amore, sul comportamento di un perfetto gentiluomo, sulla scrittura e sulla questione della lingua (→ Pagine di realtà, p. 104).


I maggiori scrittori di trattati rinascimentali sono Pietro Bembo, Baldassarre Castiglione, Giovanni della Casa.

L’opera più nota è Il galateo di Giovanni della Casa che fornisce regole di condotta per ogni situazione mondana.

      IL PETRARCHISMO

Poesie a imitazione di petrarca

Pietro Bembo dà inizio al Petrarchismo, corrente poetica diffusa tra il Quattrocento e il Cinquecento.


Il Petrarchismo è un tipo di poesia astratta, senza nessun riferimento alla realtà concreta e in cui tutte le donne assomigliano alla Laura di Petrarca. In questi componimenti i poeti usano vocaboli ▶ aulici e raccontano di un animo sempre diviso tra l’amore spirituale e l’amore ▶ profano.

Queste poesie, nel tentativo di imitare il Canzoniere, diventano spesso ripetitive e mancano di originalità.


Nel Cinquecento la poesia diventa una pratica diffusa che dà prestigio sociale. Il Petrarchismo si afferma in tutta Europa perché tutta la nobiltà si riconosce in questa poesia.

Gli autori

I maggiori scrittori del Petrarchismo sono: 

  • Iacopo Sannazaro, autore di romanzi pastorali; 
  • il famoso artista Michelangelo Buonarroti
  • Giovanni della Casa.

Molto importanti sono alcune voci poetiche femminili:

  • Isabella di Morra, autrice di alcuni tristi componimenti sulla sua vita solitaria;
  • Gaspara Stampa, poetessa che dedica gran parte delle Rime al suo amore per Collatino di Collalto; i suoi versi, pur rimandando a Petrarca, sono più vitali e meno legati agli schemi che seguivano gli altri poeti petrarchisti.

 >> pagina 65 

Io son da l’aspettar omai sì stanca


di Gaspara Stampa, da Rime

L’autrice racconta la sua condizione di innamorata respinta che attende inutilmente il ritorno dell’amato. Perfino la morte da lei invocata per trovare sollievo non ascolta i suoi lamenti.
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Audiolettura

Io son da l’aspettar omai sì stanca,

sì vinta dal dolor e dal disio,

per la sì poca fede e molto oblio

di chi del suo tornar, lassa, mi manca,

che lei, che ’l mondo impalidisce e ’mbianca

con la sua falce e dà l’ultimo fio,

chiamo talor per refrigerio mio,

sì ’l dolor nel mio petto si rinfranca.

Ed ella si fa sorda al mio chiamare,

schernendo i miei pensier fallaci e folli,

come sta sordo anch’egli al suo tornare.

Così col pianto, ond’ho gli occhi miei molli,

fo pietose quest’onde e questo mare;

ed ei si vive lieto ne’ suoi colli.

 >> pagina 66 

Nel Cinquecento è di moda avere un “petrarchino”, cioè un’edizione preziosa e di piccolo formato del Canzoniere di Petrarca, come quello raffigurato nel quadro di Bronzino.


L’invenzione della stampa dei libri – ideata dal tedesco Gutenberg nella metà del Quattrocento – ha infatti modificato profondamente la diffusione dei testi scritti.


Prima della stampa, i libri erano copiati a mano e di un’opera esistevano pochissimi esemplari. Dopo l’invenzione della stampa è invece possibile avere più copie di un’opera, che conosce così una maggiore diffusione.


I libri stampati rimangono comunque oggetti di lusso, tanto da essere raffigurati nei ritratti dei nobili del Cinquecento.

      l’anticlassicismo

Nel Cinquecento il modello petrarchista viene criticato da alcuni letterati che si ispirano alla tradizione della poesia comico-realistica. Sono gli scrittori “anticlassicisti”, che prendono in giro l’amore spirituale e le donne angelicate del Petrarchismo e propongono un’immagine grottesca della realtà.


Nei loro testi appaiono temi e ambienti popolari: il mondo contadino, il cibo, il sesso, le taverne o i pidocchi.

Anche lo stile cambia. La lingua astratta di Petrarca è sostituita da un linguaggio scurrile, spesso in dialetto, pieno di doppi sensi comici od osceni.

Inoltre dal sonetto si passa al capitolo, ossia un componimento in endecasillabi a ▶ rima incatenata, che vuole essere una parodia della terzina dantesca.

 >> pagina 67 

GENERI e autori

Gli autori anticlassicisti usano vari generi letterari per criticare il modello classicista e le sue numerose regole:

  • la lirica, con Francesco Berni (1497 ca-1535) e Burchiello (1404-1449), quest’ultimo scrive poesie fatte di versi paradossali e che sembrano senza senso;
  • la trattatistica, con Pietro Aretino (1492-1556);
  • l’epica, con Teofilo Folengo (1491-1544);
  • il teatro, con Ruzante (1496 ca-1542), che scrive varie commedie, tra cui il Parlamento.

Teofilo Folengo

È un monaco benedettino famoso per avere inventato il maccheronico, un linguaggio misto, che inserisce parole del volgare nella sintassi del latino.
L’effetto è particolarmente comico, anche perché Folengo usa il maccheronico in generi letterari classici, come il poema epico.

Il suo capolavoro, Baldus, fa la parodia del poema cavalleresco rovesciando lo stile classico con un linguaggio che unisce il tono epico a espressioni basse e comiche.

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I Saperi Fondamentali di Letteratura italiana - volume 1
I Saperi Fondamentali di Letteratura italiana - volume 1
Dalle origini al Cinquecento