L’autore

Francesco Guicciardini

1483-1540

Guicciardini e noi


Leggere l’opera di Guicciardini significa immergersi nella sofferta analisi di un drammatico momento storico. Egli, convinto che l’umanità sia sottoposta allo spietato dominio della fortuna, rifiuta ogni sistema filosofico chiuso, ogni ipotesi ideologica preconcetta, ogni conforto illusorio che mascheri la labilità del vivere quotidiano.

Dinanzi alla complessità del reale, ammette solo l’inderogabile esigenza di relativizzare la conoscenza, l’osservazione e la realtà stessa: per indagarne i meandri non bastano teorie generali né disegni totalizzanti e neppure la conoscenza della Storia, sulla quale tanto insiste Machiavelli, ma è necessaria l’arte della «discrezione», l’unico strumento che abbiamo a disposizione per cogliere la particolarità delle singole situazioni, che non si ripetono mai uguali a sé stesse.

Neanche la letteratura può offrire riscatto e approdi sicuri: se come politico Guicciardini cerca la ribalta nelle posizioni più eminenti, come letterato è appartato, segreto, solitario.

La scrittura costituisce per lui una specie di personale confessione, da condividere al massimo con la cerchia dei parenti. Come ogni confessione, è un esercizio senza retorica, asciutto ed essenziale, doloroso e a volte sarcastico: un invito ad affrontare coraggiosamente le difficoltà dell’esistenza che ci stimola ancora oggi a rapportarci alla realtà con consapevole realismo.

Classe di letteratura - volume 1
Classe di letteratura - volume 1
Dalle origini al Cinquecento