La Divina Commedia

Il canto affronta il mistero dell incarnazione e del sacrificio di Cristo Redentore, centrale per la fede cristiana. La prima terzina riporta l inno intonato da Giustiniano: formulato eccezionalmente in latino ed ebraico, esso magnifica l operato divino e, nella sua solennità, anticipa la grande materia dottrinaria oggetto del canto, affidata ancora una volta alle parole di Beatrice, che legge nella mente di Dante ogni dubbio e lo risolve. Beatrice sviluppa la tragica e sublime vicenda dell umanità peccatrice e redenta arrivando infine al cuore del mistero: il «perché dell incarnazione, di quel supremo atto «Osanna, sanctus Deus sabaòth, superillustrans claritate tua 3 felices ignes horum malacòth! . Così, volgendosi a la nota sua, fu viso a me cantare essa sustanza, 6 sopra la qual doppio lume s addua; ed essa e l altre mossero a sua danza, e quasi velocissime faville 9 mi si velar di sùbita distanza. Io dubitava e dicea Dille, dille! fra me, dille dicea, a la mia donna 12 che mi diseta con le dolci stille . Ma quella reverenza che s indonna di tutto me, pur per Be e per ice, 15 mi richinava come l uom ch assonna. Poco sofferse me cotal Beatrice e cominciò, raggiandomi d un riso 18 tal, che nel foco faria l uom felice: «Secondo mio infallibile avviso, come giusta vendetta giustamente 21 punita fosse, t ha in pensier miso; ma io ti solverò tosto la mente; e tu ascolta, ché le mie parole 24 di gran sentenza ti faran presente. Per non soffrire a la virtù che vole freno a suo prode, quell uom che non nacque, 27 dannando sé, dannò tutta sua prole; onde l umana specie inferma giacque giù per secoli molti in grande errore, 30 fin ch al Verbo di Dio discender piacque u la natura, che dal suo fattore s era allungata, unì a sé in persona 33 con l atto sol del suo etterno amore. Or drizza il viso a quel ch or si ragiona: questa natura al suo fattore unita, 36 qual fu creata, fu sincera e buona; ma per sé stessa pur fu ella sbandita di paradiso, però che si torse 39 da via di verità e da sua vita. La pena dunque che la croce porse s a la natura assunta si misura, 42 nulla già mai sì giustamente morse; di amore con cui Dio offrì se stesso per rimettere un peccato non altrimenti riparabile. Furono misericordia e giustizia a decretare la morte di Cristo, per la quale tremò la terra e l ciel s aperse (v. 48): sulla Terra, tremante e sgomenta per l oltraggio alla natura divina di Cristo, l Impero romano fu lo strumento della giusta vendetta divina contro gli Ebrei, colpevoli di aver messo a morte Dio; ma il cielo si aprì nuovamente perché Gesù pagò con il sacrificio della sua natura umana il peccato di Adamo, restituendo all anima e al corpo degli uomini la primitiva incorruttibilità. (vv. 1-54) Dubbio di Dante. La punizione divina degli Ebrei 1-15 «Osanna, o santo Dio degli eserciti (sabaòth), che sovraillumini con la tua luce le fiamme felici di questi regni (malacòth)! . Così, ruotando al ritmo del proprio canto (a la nota sua), mi parve che a cantare fosse quell anima (Giustiniano) sulla quale si unisce (s addua) una doppia luce; essa e le altre si mossero al ritmo di quella danza, e come scintille di fuoco svanirono ai miei occhi (mi si velar) a causa del loro rapido allontanamento. Io mi sentivo assillato da un dubbio, e dicevo: Di a lei, di a lei fra me, Di a lei, alla mia donna che mi disseta con le dolci acque della sapienza celeste . Ma quel sentimento di profonda reverenza che si impadronisce (s indonna) di me al suono di una sola sillaba del suo nome (pur per Be e per ice) mi faceva ripiegare su me stesso come uomo colto dal sonno. 16-33 Beatrice tollerò (sofferse) poco di vedermi in quello stato (cotal) e cominciò, irradiandomi di un sorriso tale da rendere felice chi si trovasse a bruciare tra le fiamme: «Secondo il mio giudizio (avviso) infallibile, ti rende perplesso (t ha in pensier miso) come possa una vendetta giusta essere punita con un atto ugualmente giusto; ma io ti scioglierò subito la mente, e tu ascolta, perché le mie parole ti faranno dono (presente) di una grande verità. Per non aver sopportato che la volontà (la virtù che vole) avesse alcun limite (freno), che era a suo vantaggio (prode), quell uomo che non fu partorito da una donna (non nacque: Adamo), condannando se stesso, condannò tutta la sua discendenza; motivo per cui il genere umano rimase prostrato (giacque) sulla Terra (giù) per molti secoli con la mente ottenebrata e la volontà offuscata (in grande errore), finché il Figlio di Dio scelse liberamente di scendere (nel ventre di Maria) dove unì a sé in una sola persona, per atto puro dello Spirito Santo (etterno amore), la natura umana, che si era allontanata (allungata) dal suo creatore. 34-54 Ora fai attenzione a ciò che ti vado esponendo: la natura umana riunita al suo creatore (nella persona di Gesù), fu schietta e innocente così come era stata creata (in Adamo); ma in quanto natura umana (per sé stessa) essa era tuttavia ormai esiliata dal Paradiso Terrestre, poiché si era distolta dalla via della verità e della sua stessa vita. Dunque, se commisurata alla natura (umana) assunta da Gesù, nessuna pena colpì (morse) mai tanto giustamente come quella inflitta dalla croce; Paradiso Il sacrificio di Cristo e la redenzione 613

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Edizione integrale aggiornata al nuovo Esame di Stato