Analisi e interpretazione

380 Canto VIII Analisi e interpretazione La struttura del canto Nino: l amicizia e gli affetti Nella struttura del canto possiamo riconoscere quattro nuclei principali: esordio crepuscolare e riti di compieta (vv. 1-42); discesa nel fondo della valletta per parlare agli spiriti: l incontro con Nino Visconti (vv. 42-84); inserto allegorico: le tre stelle (virtù teologali) e l arrivo del serpente (vv. 85-108); secondo incontro: Corrado Malaspina (vv. 109-139). Tra il primo e il secondo atto della sacra rappresentazione si svolge l incontro con Nino Visconti, che si apre nel sentimento dell amicizia attraverso il bel salutar e l affettuoso interesse per la sorte dell amico (vv. 53-57). Il dialogo poi sviluppa i dolorosi risvolti familiari: il rammarico di Nino per il secondo matrimonio della moglie con Galeazzo Visconti, signore di Milano; l affetto che sopravvive allo sdegno (misera!); l attacco misogino all incostanza delle donne (Nino perdona la moglie perché purtroppo tutte le donne dimenticano presto una persona quando questa non sta più vicina a loro); l accenno agli stemmi nobiliari del gallo e della vipera che distinguono i Visconti di Gallura dai Visconti di Milano. Alla coppia gallo-vipera subentrano quelle della biscia-serpente e degli sparvieri-angeli nel secondo atto della sacra rappresentazione. Una atmosfera malinconica La sapiente costruzione narrativa si traduce in un gioco di pause e di riprese che dà compattezza ai nuclei tematici del canto: l atmosfera estatica del tramonto suggellata dalla preghiera; l arrivo degli angeli che presidiano la valle dalle insidie del serpente-diavolo; i colloqui di Dante con Nino Visconti e Corrado Malaspina. L incipit di toccante malinconia introduce il motivo della lontananza dalla patria e dagli affetti più cari di Dante-autore, esule in Italia di corte in corte, di Dante-personaggio, pellegrino nel suo viaggio ultraterreno per conseguire la salvezza e ancora lontano dalla meta celeste; di tutti i «peregrini del mondo cui si affiancano le anime espianti del Purgatorio, esuli anch esse dalla Terra e dal cielo. Il tema biografico dell esilio, che ritorna in chiusura e chiude il canto in perfetta simmetria, assume così risonanze più vaste e universali, perché è «dolcezza e tristezza di ricordi, su cui indugia il cuore che vorrebbe e ancor non sa staccarsi appieno dalle cose della Terra; è timore di oscure e malvagie insidie, che si placa nella certezza di un soccorso trascendente; è inquieta nostalgia di pace e di felicità, che si tempera nella penitenza e si raffina nella preghiera (N. Sapegno). Il «mistero sacro L invito di Dante al lettore (Aguzza qui, lettor, ben li occhi al vero, v. 19) è stato generalmente interpretato come un esortazione a cogliere il significato emblematico dell apparizione dei due angeli sulla sponda della valletta (vv. 22-42) e del successivo sopraggiungere del serpente (vv. 94-108). Il colore verde (la speranza) della veste e delle ali degli angeli, ciascuno con una spada fiammeggiante (l ardore della carità) e priva della punta (solo per difendersi, non per attaccare), significa la misericordia divina in soccorso delle anime, le quali nella loro condizione di attesa, pur essendo salve, sono ancora esposte al Maligno. La rappresentazione della lotta tra il Bene e il Male acquisisce per il lettore una funzione educativa simile a quella del racconto biblico nei sacri misteri medievali, rappresentazioni messe in scena da pie confraternite sui sagrati delle cattedrali: una delle meraviglie scenografiche del mistero era il serpente, congegnato ad arte, mentre sale sul tronco dell albero (come la mala striscia dantesca), rivelatore della presenza reale del demonio fra gli uomini. Corrado: la profezia dell esilio Alla contemplazione visiva segue l incontro di Dante con Corrado, che riprende i temi comuni agli episodi dei principi della valletta: la decadenza della attuale classe dirigente, che ha smarrito i valori della tradizione cavalleresca, e le discordie, causa di dolorosi esili. In cima ai pensieri di Corrado è la famiglia e il perdurare della sua buona fama; proprio questo atteggiamento, positivo ma limitato, Corrado raffina nel Purgatorio (i principi negligenti della valletta trascurarono l anima perché troppo impegnati nelle cose terrene), completandolo con l amore per il prossimo e per Dio. Se nell Inferno si prospettano per Dante-personaggio solo umiliazioni e sofferenze, nel Purgatorio l incontro con Corrado lascia spazio a parole di conforto. La profezia dell esilio allude non agli eventi pubblici ma alle vicende private di Dante (la sofferenza, il bisogno di ospitalità), consolato dal dono di quella gentilezza e di quella cortesia che lo salveranno dalla disperazione. Nella nuova realtà politica dei Comuni, è tramontata la piccola corte feudale all interno dell Impero universale, governata dai valori cavallereschi, ma per Dante rimane un ideale in cui credere con sincera e incrollabile fede. La famiglia Malaspina è tra le poche a non essersi «smarrita nella decadenza generale e Dante-autore, ospitato da essa con onore, tra il 1306 e il 1307, può a ragione lodarla. Il tono musicale e malinconico La parola chiave addio in rima con disio annunzia in apertura il tono dolce e nostalgico di tutto il Purgatorio: gli enjambements che spezzano i primi sei versi creano un andamento largo e solenne, l accento sulle sillabe pari d amòre / punge e vano / l udìre riproduce il suono suggestivo della campana della sera che sembra piangere il giorno che muore; i termini disio, core, addio, amore, lontano, more esprimono nostalgia, lontananza, solitudine, sentimento della fine di ogni cosa.

La Divina Commedia
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Edizione integrale aggiornata al nuovo Esame di Stato