Analisi e interpretazione

326 Canto II Analisi e interpretazione L alba del Purgatorio e l arrivo dell angelo nocchiero Il superamento della poesia consolatoria La contrapposizione iniziale (vv. 1-9) tra la notte che regna sulla Terra e il mattino del Purgatorio rinvia all antitesi tra peccato e salvezza. Il viaggio nell Inferno attraverso il buio del peccato è cominciato per Dante in un oscuro tramonto; invece la descrizione dell alba accompagna l inizio del suo viaggio nel Purgatorio. L arrivo dell angelo nocchiero che trasporta le anime dalle foci del Tevere all isola dell espiazione è presentato attraverso il punto di vista di Dante-viator (vv. 13-42). L apparizione è rapida e silenziosa, il lettore riceve le informazioni, mediante un procedimento narrativo di restrizione del campo visivo, tecnica che più di un critico ha definito «cinematografica . Una luce procede molto celermente sulle acque; dietro la luce, si delinea un biancore; progressivamente Dante e Virgilio scorgono i particolari: le due ali, la veste, l intensa luminosità del volto dell angelo e infine il vasello che egli conduce. Dante chiede a Casella un altro amoroso canto, per consolare la propria anima affannata, ed egli intona Amor che ne la mente mi ragiona. All udire quelle note così dolci tutti gli astanti rimangono incantati, ognuno dimentica tutto il resto; il potere della musica è tale da far tralasciare ogni cruccio; ma ecco che vengono rimproverati dal vecchio Catone la voce della coscienza che ricorda loro il compito da assolvere: correre verso la montagna per affrancarsi del tutto dalla «scorza (lo scoglio, v. 122) di peccato che ancora li copre. Il significato allegorico dell episodio è chiaro: Casella canta l amore per la donna gentile (la filosofia; ricordiamo che la canzone del Convivio appartiene al periodo in cui il poeta aveva cercato la consolazione della filosofia per sopportare il dolore della perdita di Beatrice) e questo amore esercita un tale potere che può distogliere le anime dal processo di purificazione (cioè l arte e la filosofia possono allontanare l uomo da Dio). La ragione, se non è supportata dalla fede, non porta a Dio e impedisce il cammino della salvezza. L incontro con Casella e il tema dell amicizia Realistico ed espressivo è l incontro tra Dante e Casella, reso tale anche dalla caratteristica di queste anime, che sembrano avere conservato il loro corpo, anche se poi si rivelano ombre prive di consistenza (ombre vane, fuor che ne l aspetto!, v. 79). Casella è appena sbarcato sulla spiaggia del Purgatorio, ma arriva in ritardo rispetto al giorno in cui era morto (ma a te com è tanta ora tolta?, v. 93). A tal proposito i critici avanzano numerosi dubbi: se egli è morto da molto tempo, dove è stato fino a quando l angelo nocchiero non lo ha accolto? Forse sulla spiaggia del Tevere in attesa? Con quale criterio l angelo sceglie le anime da traghettare? Casella dice di non aver subito nessun torto (Nessun m è fatto oltraggio, v. 94), perché l ordine con cui le anime in attesa vengono traghettate obbedisce alla volontà divina, assolutamente giusta (ché di giusto voler lo suo si face, v. 97). Aggiunge poi che da tre mesi l angelo messaggero di Dio ha preso a bordo senza preclusioni le anime che volevano salire sulla sua barca (veramente da tre mesi elli ha tolto / chi ha voluto intrar, con tutta pace, vv. 98-99). Infatti l Anno Santo, indetto da Bonifacio VIII, concedeva il condono delle pene del Purgatorio dalla vigilia di Natale del 1299 (tre mesi prima che Dante compisse il viaggio oltremondano). La scelta di Dante di incontrare il musicista la mattina di Pasqua del 10 aprile del 1300 va inquadrata, al di là degli interrogativi teologici, nelle ragioni poetiche della Commedia. Il Purgatorio è la Cantica del dolce ricordo delle amicizie terrene, e i due si scambiano espressioni d affetto, interessandosi affettuosamente dei loro destini. L intervento di Catone Alla suggestiva dolcezza del can- to di Casella si oppone il concitato richiamo di Catone. Una serie di brevi proposizioni interrogative culmina nell imperativo correte al monte, in posizione di forte rilievo all inizio del v. 122. L intervento di Catone restituisce a Dante la consapevolezza di sé, ché come uomo è in cammino verso la salvezza e come poeta agli altri si offre maestro di vita. Occorre perciò «correre al monte a spogliare lo scoglio . Del resto già prima di questo oblivioso abbandono la condizione di pellegrini era stata subito dichiarata dal Poeta: ma noi siam peregrin come voi siete (Canto II, v. 63). Se questa è la condizione umana, bisogna conservarsi come gente che pensa a un suo cammino, e non sostare, adagiandosi nella contemplazione della realtà terrestre e nella meditazione dei valori umani. La similitudine dei colombi Nella bella similitudine conclusiva Dante rappresenta, come in una miniatura, una scena di vita terrena (vv. 124-133): dei colombi stanno beccando tranquillamente il cibo quando, spaventati da qualcosa che appare all improvviso, fuggono qua e là, perché presi in quel momento da una preoccupazione più grande (maggior cura). I termini del paragone sono evidenti: il gruppo dei colombi corrisponde a Virgilio, Dante e le anime; il cibo al canto di Casella; ciò che spaventa i colombi è la brusca apparizione di Catone; il mettersi in salvo per i colombi corrisponde all espiazione per le anime. Mitezza, umiltà, timore sono i caratteri distintivi di questi penitenti.

La Divina Commedia
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Edizione integrale aggiornata al nuovo Esame di Stato