Personaggi principali: Marco Porcio Catone

310 Canto I Personaggi principali L importanza di Catone per Dante Come pagano do- Marco Porcio Catone La vita L uticense Marco Porcio Catone (95-46 a.C.), di nobilissima famiglia, fu detto il Giovane o l Uticense per distinguerlo dal prozio Catone il Censore, fieramente avverso a Cartagine e di cui è rimasto famoso il motto Carthago delenda est (Cartagine deve essere distrutta, 146 a.C.). Attivo nella vita politica romana, fu avversario di Cesare durante la guerra civile e vicino a Pompeo. Dopo le sconfitte dei pompeiani a Farsalo (48 a.C.) e a Tapso (46 a.C.), tentò di difendere la città di Utica (Tunisia), ma, persa ogni speranza, si dette la morte per non cadere in mano ai cesariani. Tenace difensore del sistema repubblicano, dei suoi istituti (Senato) e degli antichi costumi morali (mos maiorum), fu considerato sin dall antichità modello di rettitudine. vrebbe essere collocato nel Limbo (Inf. canto IV) oppure tra i suicidi del settimo cerchio infernale (Inf. canto XIII). Dante, invece, giustifica il suicidio di Catone come sacrificio ideale in difesa della libertà politica, gli concede la salvezza e lo immagina custode del Purgatorio dove le anime conquistano la libertà spirituale purificandosi dai peccati. La vicenda della moglie Marzia, narrata nel libro II della Pharsalia di Lucano, fa della donna il simbolo della fedeltà coniugale. Narra Lucano che Marzia fu ceduta in sposa dal marito, da cui aveva avuto tre figli, all amico Quinto Ortensio secondo la convenzione del tempo, con il permesso del padre e del marito della donna; accordi come questo erano accettati a scopo procreativo e per rafforzare i legami tra diverse famiglie. Morto Ortensio, Marzia volle ritornare da Catone, che la risposò. Nel IV libro del Convivio, Dante interpreta l allontanamento di Marzia da Catone come l allontanamento dell anima da Dio per entrare nella vita terrena. La vedovanza e il ritorno a Catone segnerebbero dunque il principio del senio1 e il ritorno a Dio che alla nobile anima si addice. 1. Latinismo adoperato da Dante nel Convivio, precisamente nei Jean-Baptiste Romand e Fran ois Ru de (1832-1835), Catone Uticense legge il Fedone, prima di togliersi la vita, Museo del Louvre, Parigi. capp. XXIII-XXVIII del IV libro, dove, sulla scorta di Alberto Magno (De iuventute et senettute), è svolta la teoria delle quattro età della vita umana, l ultima delle quali sarebbe appunto il senio: «avviene che oltre la senettute [ossia oltre il 70° anno] rimane de la nostra vita forse in quantitade di diece anni, o poco più o poco meno: e questo tempo si chiama senio . (Enciclopedia dantesca, Treccani) Parole in chiaro Navicella (v.2) La Cantica si apre con una metafora consueta nella poesia classica e già sfruttata dallo stesso Dante nel Convivio: quella dell ingegno del poeta che, nell atto della creazione, affronta arditamente una materia inesplorata, così come la nave osa sfidare il mare. Qualità specifica del testo dantesco è far sì che mezzi comuni si trasformino in qualcosa di unico. Navi, legni per barche, traghettatori vediamo scorrere spesso in tutte e tre le cantiche, ma soprattutto all Inferno, metafore legate al regno marino. Vèglio (v. 31) Dal provenzale vielh, che (come il francese antico vieil) è il latino v t lus, vecchio; raramemente riferito a cose è normalmente riferito a persona, e per lo più usato come sostantivo come fa Dante per indicare Catone: vidi presso di me un veglio solo (v. 31). Sempre come sostantivo è usato in denominazioni specifiche: il Veglio di Creta è la statua del «gran veglio racchiusa nell interno del monte Ida, che Dante descrive nel canto XIV dell Inferno, ispirandosi al sogno di Nabucodonosor svelato e interpretato da Daniele (Daniele II, 31 segg.). Il Veglio, che in Daniele simboleggia i regni di Nabucodonosor e dei suoi successori, in Dante raffigura le varie età del mondo. Mentovato (v. 84) Il termine mentovato nel significato di «menzionato , «ricordato , non compare altrove nella Commedia e qui è usato per nobilitare le parole rivolte da Virgilio a Catone. L infinito del verbo è mentovare, dal francese medievale mentovoir, «richiamare alla mente , a sua volta dal latino mente habere, «avere in mente . Il suo uso letterario si riscontra nel Cantico (1224) di Francesco d Assisi (Ad te solo, Altissimo, se konfano, / et nullu homo ène dignu te mentovare, «A te solo, Altissimo, si addicono, e nessun uomo è degno di nominarti , vv. 2-3), che rappresenta il primo esempio di poesia religiosa in volgare. Ora mattutina (v. 115) L ora mattutina è l ultima delle ore della notte. La giornata nel Medioevo era suddivisa in periodi corrispondenti alle ore liturgiche relative ai momenti di preghiera che i religiosi recitavano nei monasteri: Mattutino, di notte; Laudi, all alba; Prima, al mattino, circa un ora dopo l alba, alle 7,30; Terza, alle nove; Sesta, mezzogiorno; Nona tra le due e le tre pomeridiane; Vespro, al tramonto, verso le 4,30; Compieta la prima ora dopo il buio, verso le 6; Notturno è la mezzanotte. Per orientarsi occorre aggiungere circa sei ore a quelle indicate.

La Divina Commedia
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Edizione integrale aggiornata al nuovo Esame di Stato