T1 - Herbert Marcuse, Lo Stato del benessere

PAROLA D’AUTORE

|⇒ T1  Herbert Marcuse

Lo Stato del benessere

In questo brano Herbert Marcuse sottolinea che la società o Stato del benessere mette a disposizione dei cittadini una serie di vantaggi e comfort materiali, ma a discapito delle libertà individuali. Se, dunque, lo Stato offre ai cittadini tutta una serie di servizi e beni materiali che ne migliorano l’esistenza, perché mai – si chiede Marcuse – i cittadini dovrebbero essere motivati a chiedere dei cambiamenti in vista di una maggiore autonomia di pensiero?

La tarda società industriale ha accresciuto piuttosto che ridotto il bisogno di funzioni parassitarie ed alienate (per l’insieme della società se non per l’individuo). La pubblicità, le relazioni pubbliche, l’indottrinamento, l’obsolescenza pianificata non rappresentano più spese generali improduttive ma sono piuttosto elementi dei costi base di produzione. Al fine di essere efficace, tale produzione di spreco socialmente necessario richiede una continua razionalizzazione, ossia l’impiego incessante di tecniche avanzate e di conoscenze scientifiche. Ne segue che un sempre più elevato tenore di vita è il sottoprodotto quasi inevitabile della società industriale manipolata politicamente, una volta che un certo livello di arretratezza sia stato superato. La crescente produttività del lavoro crea una sempre più ampia eccedenza di prodotto il quale, sia esso appropriato e distribuito dai privati o dal centro, permette un aumento dei consumi ad onta delle diversioni sempre più marcate imposte alla produttività. Fintanto che prevale questa combinazione, essa riduce il valore d’uso della libertà; non v’è alcuna ragione di insistere sulla autodeterminazione quando la vita amministrata è cosi confortevole, è anzi la «buona» vita. È questo il terreno razionale e materiale su cui si fonda l’unificazione degli opposti, il comportamento politico unidimensionale. Su questo terreno le forze politiche trascendenti che esistono entro la società sono bloccate, ed un mutamento qualitativo appare possibile soltanto come mutamento proveniente dall’esterno.

Respingere lo Stato del benessere a favore di un’idea astratta della libertà è cosa che convince poco. La perdita delle libertà economiche e politiche che furono le vere conquiste dei due secoli precedenti può sembrare un danno da poco in uno stato capace di rendere sicura e confortevole la vita amministrata. Se gli individui sono soddisfatti, al punto d’esser felici, dei beni e dei servizi loro offerti dall’amministrazione, perché mai dovrebbero insistere per avere istituzioni differenti capaci di produrre in modo differente beni e servizi differenti? E se gli individui sono precondizionati, di modo che i beni che li soddisfano includono pure pensieri, sentimenti, aspirazioni, perché mai dovrebbero voler pensare, sentire, ed esercitare l’immaginazione da soli?

Rispondi

1. Qual è il giudizio di Marcuse sul consumo?

2. Che cosa produce la società del benessere sulle libertà politiche secondo Marcuse?

 >> pagina 335 

|⇒ T2  Erving Goffman

La ribalta e il retroscena

Uno dei tratti caratteristici della sociologia elaborata da Goffman è quello di utilizzare la metafora del teatro per descrivere l’interazione sociale: vi è una “ribalta” in cui le persone offrono una particolare rappresentazione pubblica di se stessi, e un “retroscena”, in cui invece ci si può rilassare ed essere se stessi.

Se prendiamo in considerazione una particolare rappresentazione è talvolta utile servirsi del termine “ribalta” per indicare il luogo dove si svolge la rappresentazione. Abbiamo già accennato come l’equipaggiamento semantico fisso proprio di tale luogo costituisce quella parte della facciata che viene chiamata “scena”: osserveremo ora come certi aspetti della rappresentazione sembrino esser eseguiti non tanto per il pubblico quanto per la ribalta. La rappresentazione di un individuo sulla ribalta può esser considerata come un tentativo per mostrare che la sua attività entro quel territorio segue certe norme. […]

Quando si svolge un’attività in presenza di altre persone, l’espressione di alcuni aspetti viene accentuata, mentre altri aspetti che potrebbero screditare l’impressione voluta vengono soppressi. È chiaro che i fatti accentuati appaiono in quella che ho chiamato ribalta e dovrebbe essere altrettanto chiaro che ci può essere un altro territorio – chiamiamolo retroscena – dove fanno la loro comparsa i fatti che sono stati soppressi. Nei confronti di una data rappresentazione il retroscena può esser definito come il luogo dove l’impressione voluta dalla rappresentazione stessa è scientemente e sistematicamente negata. Le funzioni caratteristiche di tali luoghi sono naturalmente molte. È qui che viene faticosamente costruita la capacità di una rappresentazione a esprimere qualcosa che vada oltre se stessa; è qui che apertamente si creano illusioni e impressioni. È qui che si possono custodire arredi scenici e componenti della facciata personale in una specie di composizione smontabile di interi repertori di azioni e personaggi. Sempre qui si possono nascondere i diversi tipi di equipaggiamento disponibili per un dato cerimoniale, come i diversi tipi di liquore o di vestiario, cosi che il pubblico non possa paragonare il genere di trattamento che gli viene riservato con quello che avrebbe potuto ricevere. […] Qui l’attore può rilassarsi, abbandonare la sua facciata, smetter di recitare la sua parte e uscire dal suo ruolo.

In genere il retroscena di una rappresentazione si trova a un estremo del luogo dove è presentato lo spettacolo, ed è separato da questo da un divisorio e da un passaggio sorvegliato. In tal modo, essendo la ribalta e il retroscena adiacenti, un attore che si trovi sulla ribalta può ricevere assistenza dal retroscena durante lo svolgimento della rappresentazione e può momentaneamente interromperla per brevi periodi di distensione. In genere, naturalmente, il retroscena costituisce per l’attore un luogo sicuro nel senso che nessuno del pubblico può entrarvi.

Rispondi

1. Che cosa intende Goffman per ribalta? E per retroscena?

2. Immagina nella tua vita quotidiana una situazione che rappresenta per te una ribalta della tua vita sociale e una che, invece, costituisce un retroscena.

Dialoghi nelle Scienze umane - volume 2
Dialoghi nelle Scienze umane - volume 2
Antropologia, Sociologia, Psicologia – Secondo biennio del liceo delle Scienze umane