4 L’approccio fenomenologico e l’etnometodologia

4. L’approccio fenomenologico e l’etnometodologia

4.1 LA FENOMENOLOGIA E LO STUDIO DELLA SOCIETÀ

Il movimento filosofico della ▶ fenomenologia fu fondato nei primi anni del XX secolo dal filosofo e matematico austriaco Edmund Husserl (1859-1938) e venne adattato allo studio sociologico dallo studioso tedesco Alfred Schütz (1899-1959), il quale getta le basi per uno studio della società a partire dall’esperienza che gli individui hanno della realtà che li circonda.

In particolare, Schütz sottolinea che il significato attribuito alla realtà dalle persone non è qualcosa di unicamente individuale, ma dipende da una conoscenza collettiva e condivisa. Quando una conoscenza viene condivisa da una comunità di persone, si crea ciò che Schütz definisce “senso comune” e che ha a che fare proprio con il poter dare per scontato, nelle nostre interazioni sociali, che il significato che attribuiamo a una situazione è lo stesso attribuito dagli altri. Come dire che se ci mettiamo a correre in tenuta da jogging, ci aspettiamo che le persone che ci vedono ci riconoscano in qualità di runner e non, per esempio, di malfattori in fuga.

Il lavoro teorico di Schütz ha avuto un forte impatto sulla sociologia, diventando il punto di partenza per lo sviluppo dell’approccio fenomenologico, che ha poi preso forma soprattutto attraverso il lavoro di Thomas Luckmann e Peter Berger, nonché grazie agli studi di Harold Garfinkel.

l’autore  Peter Ludwig Berger

Peter Ludwig Berger (1929-2017) è un sociologo americano di origine austriaca, con forti interessi per il ruolo della religione nella società (è anche un teologo protestante). Nato in Austria, dopo la presa del governo nazista nel proprio paese nel 1938, scappa dall’Europa, rifugiandosi prima in Palestina (allora sotto il dominio britannico) e successivamente, nel 1947, negli Stati Uniti, dove si stabilisce a New York. Berger trascorre la maggior parte della propria carriera insegnando a New York e successivamente a Boston, dove diventa direttore dell’Istituto per lo studio della cultura economica.

4.2 BERGER, LUCKMANN E LA COSTRUZIONE SOCIALE DELLA REALTÀ

Due tra i principali seguaci dell’approccio fenomenologico sono stati gli studiosi naturalizzati statunitensi Peter Ludwig Berger | ▶ L’AUTORE | e Thomas Luckmann | ▶ L’AUTORE, p. 330 |.

Nel 1966 scrivono assieme La realtà come costruzione sociale, che si rivelerà ben presto una pietra miliare della sociologia. Nel libro, fortemente influenzato dal lavoro di Alfred Schütz, di cui Luckmann era stato allievo, gli autori mostrano come la realtà sia una “costruzione sociale”, ovvero il prodotto della somma delle esperienze individuali che diventano una conoscenza collettiva alla base della vita dei gruppi sociali. Anche per questa ragione, Berger e Luckmann sono considerati tra i fondatori della sociologia della conoscenza, quel ramo della sociologia che si occupa di comprendere in che modo la società produca alcune forme di conoscenza collettiva e quale ruolo tale conoscenza abbia per la vita della società.

Il concetto centrale della teoria di Berger e Luckmann è che le persone e i gruppi che interagiscono in un sistema sociale creano, nel corso del tempo, rappresentazioni mentali delle azioni degli altri, che diventano forme di conoscenza condivisa. Il problema fondamentale è dunque comprendere in che modo si attua questo passaggio.

Tra le forme di conoscenza condivisa ci sono, per esempio, i ruoli sociali che le persone assumono nella società: quelli di studente e insegnante, di genitore e di figlio, di amico, di fidanzato o anche di istruttore di nuoto. Questi ruoli indicano dei rapporti particolari che tutti noi impariamo a conoscere e a dare per scontati attraverso un processo di istituzionalizzazione. Quando, infatti, un particolare ruolo sociale diventa patrimonio comune di tutti i membri della società, significa che esso si è istituzionalizzato, ovvero è diventato una conoscenza che tutti possiedono e che possono dare per scontata quando interagiscono con gli altri.

È importante che i ruoli sociali siano istituzionalizzati perché questo ci permette di sapere più o meno come ci dobbiamo comportare di fronte agli altri senza doverci domandare, ogni volta, se è necessario spiegare chi siamo, che cosa facciamo e che relazione abbiamo con le altre persone in quel determinato contesto.

Esempio: pensiamo ai ruoli di studente e di insegnante. Un tempo non erano ruoli fissi e riconosciuti, per cui era necessario spiegare di volta in volta in che cosa consistesse il lavoro dello studente e cosa dovesse fare un insegnante. Col passare del tempo, quando la scuola è diventata obbligatoria, questi ruoli sono stati vissuti da tutti e sono così diventati una conoscenza comune, per cui oggi nessuno deve più domandarsi che cosa fa uno studente o un insegnante. È per questo che, all’interno di una classe, tutti sanno come si devono comportare, senza mettere in discussione quello che succede: l’insegnante non deve giustificare il perché il prossimo lunedì farà un’interrogazione, visto che gli studenti danno per scontato che il ruolo dell’insegnante è proprio quello di interrogarli. Allo stesso modo, gli studenti non devono rendere conto del perché stanno scrivendo mentre l’insegnante spiega, visto che fa parte del ruolo dello studente prendere appunti quando l’insegnante parla in classe.

Queste conoscenze implicite, che riguardano i ruoli sociali e le aspettative reciproche degli individui all’interno di una società, sono fondamentali per il funzionamento delle nostre vite, perché riducono l’incertezza e il pericolo di equivoci e ci consentono di dedicare attenzione alle cose veramente importanti.

Normalmente non facciamo caso a tutte le conoscenze implicite che possediamo sul mondo che ci circonda e ci accorgiamo della loro importanza solo quando si verifica un qualche sovvertimento dei ruoli: cosa succederebbe se domani, entrando in classe, trovaste l’insegnante seduto al vostro posto, aspettando da voi la spiegazione della lezione del giorno?

Quando dunque Berger e Luckmann scrivono che la realtà è socialmente costruita, essi intendono dire che la realtà di cui facciamo tutti giorni esperienza è il frutto di un lungo processo di apprendimento, all’interno del quale alcune conoscenze, come quelle inerenti ai nostri ruoli sociali, vengono istituzionalizzate e diventano qualcosa di scontato nella nostra esperienza.

l’autore  Thomas Luckmann

Thomas Luckmann (1927-2016) nasce nell’attuale Slovenia (allora parte del Regno di Jugoslavia). Durante la Seconda guerra mondiale la sua famiglia si trasferisce a Vienna, dove Luckmann studia filosofia e linguistica. Dopo la laurea, insegna come professore di sociologia presso varie università tra cui l’università di Costanza, in Germania, fino al suo pensionamento, e dove rimane come professore emerito.

per immagini

Istituzionalizzazione dei ruoli sociali

In La costruzione sociale della realtà Berger e Luckmann sostengono che, all’interno di una società, esistono dei ruoli sociali dai quali ci si aspetta un determinato tipo di comportamento e di conseguenza una reazione. Per esempio, guardando l’immagine di una classe che sta svolgendo un esame, nessuno si domanderà come mai l’insegnante sta camminando in silenzio tra i banchi – si dà per scontato che voglia controllare che gli studenti non si distraggano e non copino – e come mai gli alunni non alzino la testa dai loro fogli per rivolgerle lo sguardo – è implicito che vogliano rimanere concentrati e non dare l’impressione che non sappiano quello che devono fare. Questi ragionamenti sono frutto di esperienze che ogni individuo compie, e che diventano col tempo forme di conoscenza condivisa da applicare automaticamente a determinate situazioni o persone.

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4.3 GARFINKEL E L’ETNOMETODOLOGIA

Una importante diramazione della corrente fenomenologica è l’etnometodologia, una particolare tradizione sociologica che fa capo al sociologo statunitense Harold Garfinkel ▶ L’AUTORE |, suo fondatore. L’etnometodologia si occupa di descrivere i metodi che gli individui adottano per dare senso al mondo sociale in cui vivono, in particolare durante le attività quotidiane.

Il termine “etnometodologia” può essere suddiviso nelle sue tre parti costituenti: etno si riferisce allo studio di un particolare gruppo socio-culturale; metodo fa riferimento ai metodi e alle pratiche che questo particolare gruppo impiega nelle sue attività quotidiane; logìa si riferisce alla descrizione sistematica di questi metodi e pratiche.

Garfinkel è convinto che la fenomenologia, nell’impostazione di Alfred Schütz, possa offrire una concezione molto diversa della sociologia rispetto a quella sviluppata da Parsons. Il punto di partenza è comune: al pari di Parsons, l’etnometodologia si concentra sulla questione dell’ordine sociale. La preoccupazione prevalente di Parsons era stata di ricercare le condizioni che a livello della struttura sociale favoriscono il mantenimento dell’ordine nelle relazioni tra i membri di una società. Per Garfinkel la questione è rovesciata. Egli si occupa di come l’ordine sociale viene ricreato di volta in volta nelle situazioni concrete, in particolare nelle attività di routine quotidiana. In altre parole, l’etnometodologia si chiede: come fanno gli individui coinvolti in una data situazione sociale a sapere che cosa sta succedendo e a comportarsi in modo adeguato?

Per Garfinkel, la realtà sociale è un flusso incessante di attività che avvengono in contesti concreti, dove numerose persone sono impegnate in azioni reciproche. Il lavoro del sociologo è dunque quello di descrivere come vengono compiute queste attività, mettendo in luce gli aspetti sottintesi che le rendono possibili. In altri termini, l’etnometodologia riguarda le procedure e le pratiche con cui gli individui collaborano per far sì che una data situazione si svolga in modo “ordinato”.

Prendiamo ancora l’esempio dell’insegnante: immaginiamo che, invece di mettersi a spiegare, compia azioni apparentemente senza senso, come strappare le pagine di un quaderno o scrivere frasi incomprensibili alla lavagna. Succede, allora, che gli alunni tentano di associare a queste attività prive di senso un qualche significato per loro comprensibile, come per esempio che l’insegnante stia preparando un particolare lavoro di gruppo o che stia cercando di suscitare una discussione in classe.

A mettere gli studenti in tale condizione per poi osservarne le reazioni era Garfinkel stesso, al quale piaceva creare quelli che chiamava “esperimenti situazionisti” (breaching experiments). Un altro esperimento che era solito utilizzare era quello di chiedere ai suoi studenti di comportarsi a casa propria come se si trovassero in un albergo. E, non contento, a volte, partecipando ai tornei di bridge, cercava di spiare le carte del vicino, per poi far notare che nelle regole del bridge non è scritto nessun divieto esplicito di sbirciare le carte degli avversari.

Il senso di questi esperimenti è di dimostrare l’intrinseca incompletezza delle regole e della struttura dell’agire sociale, proprio ciò che nel pensiero di Parsons stava a fondamento dell’ordine sociale. Il fine dell’etnometodologia è quindi questo: mettere in luce che la vita sociale si fonda su regole implicite, tanto ovvie per chi le condivide, quanto inimmaginabili per chi non le conosce, ed è resa possibile dal costante impegno che gli individui ripongono nel ricreare un senso e un ordine condiviso a partire dagli eventi caotici che incontrano nella loro quotidianità.

l’autore  Harold Garfinkel

Harold Garfinkel (1917-2011) è stato un sociologo americano nato a Newark, in New Jersey. Nel 1946, dopo la Seconda guerra mondiale, studia sociologia presso l’università di Harvard, sotto la direzione di Talcott Parsons, e consegue il dottorato nel 1952, scrivendo una tesi focalizzata sulle descrizioni dettagliate e minuziose della vita quotidiana. Nel 1954 conia il termine “etnometodologia”, come ambito di indagine della sociologia, che diventa il suo principale obiettivo di studio e che sviluppa pienamente nel sul lavoro più noto, intitolato Studi di etnometodologia, pubblicato nel 1967.

per lo studio

1. Che cosa intende Alfred Schütz per “senso comune”?

2. Quali sono le forme di conoscenza condivisa socialmente per Berger e Luckmann?

3. Qual è il compito della sociologia per Garfinkel?


  Per discutere INSIEME 

Individua una situazione di interazione con gli altri ricorrente nella tua esperienza quotidiana e prova a identificare, come suggerisce Garfinkel, gli aspetti sottintesi e dati per scontati che rendono possibile che tale situazione si svolga in modo ordinato. Discutine poi con i tuoi compagni di classe.

Dialoghi nelle Scienze umane - volume 2
Dialoghi nelle Scienze umane - volume 2
Antropologia, Sociologia, Psicologia – Secondo biennio del liceo delle Scienze umane