2 - I modelli educativi in epoca altomedievale

2. I modelli educativi in epoca altomedievale

2.1 CONTESTUALIZZAZIONI STORICHE: DALLA DISSOLUZIONE DELL’IMPERO ROMANO D’OCCIDENTE ALL’ALTO MEDIOEVO

La caduta dell’Impero romano d’Occidente viene convenzionalmente fissata nel 476, anno in cui Odoacre, re germanico, depose l’imperatore Romolo Augustolo. Si è trattato, tuttavia, dell’esito di un lungo processo di declino. La stessa rinuncia all’unità dell’impero può essere considerata un sintomo della sua fragilità: il primo a suddividerlo per ragioni amministrative fu l’imperatore Diocleziano (284-305), alla fine del III secolo. Successivamente Costantino (306-337) riunificò la carica imperiale ma, allo stesso tempo, spostò il centro dell’impero a Bisanzio, attuale Istanbul, per garantire la difesa dei confini e controllare le rotte commerciali. Inizialmente la futura capitale dell’Impero romano d’Oriente venne chiamata Nuova Roma ma ben presto le fu attribuito il nome di Costantinopoli, “città di Costantino”. Nel frattempo Roma perse centralità anche in Occidente, poiché, per ragioni strategiche, gli imperatori le preferirono altre sedi, per esempio Milano.
La ripartizione dell’impero in Impero romano d’Oriente e d’Occidente si compì definitivamente nel 395, quando Teodosio (379-395) affidò ai suoi eredi le due metà, che da quel momento avrebbero intrapreso percorsi distinti.
L’impero romano d’Oriente fu il più longevo e cadde nel 1453 per mano degli ▶ Ottomani. Nel crollo della parte occidentale, invece, giocarono un ruolo fondamentale le cosiddette invasioni barbariche, le quali si fecero via via più sistematiche a partire dal III secolo. In realtà, più che di “invasioni” è preferibile parlare di flussi migratori, motivati dalla ricerca di terre e condizioni di vita migliori. In alcuni casi, questi spostamenti di massa furono permessi e favoriti dagli stessi romani – i barbari, per esempio, dal III secolo in poi diventano una presenza sempre più significativa nell’esercito, anche a causa delle costanti defezioni dei romani –, in altri casi dovettero essere accettati come un dato inevitabile. La stessa parola “barbaro”, inoltre, è frutto di una generalizzazione: i romani la ereditarono dai greci, che la usavano per designare tutti coloro che non parlavano la loro lingua. Con questo termine, dunque, si indicavano molteplici popoli stranieri, come gli alemanni, i goti, i sassoni, i franchi, gli unni, gli alani, i vandali, i burgundi. Fu proprio uno di questi popoli – i franchi – che, circa quattro secoli dopo la caduta dell’Impero romano d’Occidente, ne avrebbe raccolto l’eredità, fondando il Sacro Romano Impero.
Prima di entrare nel merito di questa storia, tuttavia, è necessario prendere in considerazione un’altra grande potenza, che nel frattempo si sarebbe imposta sul Mediterraneo: gli arabi. Questa parola identificava originariamente le popolazioni nomadi e seminomadi che abitavano la penisola arabica ma che, pur condividendo la stessa lingua, facevano parte di unità politiche distinte. Fu l’islam (o islamismo) a conferire loro un’unità culturale, oltre che religiosa, grazie all’opera del suo fondatore, Maometto (570 ca.-632), che nella sua predicazione faceva appello alla coscienza personale, andando oltre le separazioni familiari e tribali. Alla sua morte, gli arabi riportarono delle vittorie sorprendenti sulle due più grandi potenze della regione: l’Impero bizantino – ovvero l’Impero romano d’Oriente – e l’▶ Impero persiano. Quindi, prima sotto la dinastia degli Omayyadi (661-750) e poi sotto quella degli Abbasidi (750-1258), conquistarono il Nord Africa, la penisola iberica e una parte del Sud dell’Italia. La battaglia di Poitiers, del 732, è stata assunta come episodio simbolico dell’arresto dell’avanzata dei musulmani in Europa a opera dell’esercito franco guidato da Carlo Martello (689 ca.-741). In realtà, l’importanza di questa battaglia è legata soprattutto al rafforzamento del prestigio politico di quest’ultimo, che riuscì ad affermare la sua casata, i Carolingi, a capo dei franchi. Questo processo venne portato a compimento dal nipote di Carlo Martello, Carlo Magno (742-814). Egli diventò re dei franchi nel 768 e, in quarantasei anni di regno, diede vita a un impero di oltre un milione di km2, compreso tra i Pirenei, la valle del Danubio, l’Italia e il Mare del Nord, scontrandosi con i ▶ longobardi a sud, con gli arabi a ovest, con i ▶ sassoni a nord-est e con gli ▶ àvari a sud-est.
Nel successo di Carlo Magno ebbe un ruolo fondamentale l’alleanza con il papato. Bisogna infatti considerare che, a differenza di altri popoli barbari che si erano convertiti al cristianesimo dapprima nella sua versione ariana, i franchi si convertirono più tardi ma direttamente nella forma cattolica e per questo poterono avvalersi sin dall’inizio del favore della Chiesa di Roma | ▶ APPROFONDIAMO |. La giustificazione religiosa, inoltre, diede un importante impulso alle loro mire espansionistiche. L’interdipendenza tra papato e franchi conobbe un momento fondamentale dopo la vittoria di questi ultimi sui longobardi, il cui dominio in Italia era molto scomodo per il papato, ma si suggellò definitivamente nell’anno 800, con l’incoronazione di Carlo Magno da parte del papa Leone III, nella basilica di San Pietro a Roma. Era la nascita del Sacro Romano Impero, che durerà formalmente fino al 1806.

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approfondiamo  IL PRIMATO DEL PAPA

Durante il VI secolo si assiste a una prima, compiuta affermazione del primato del vescovo di Roma, cioè del papa, sugli altri vescovi e su tutto il mondo cristiano occidentale. Secondo la fede cattolica, questa autorità discende dalla funzione di guida esercitata da Pietro sugli altri apostoli e dal suo ruolo come primo vescovo di Roma. Si tratta, tuttavia, di un riconoscimento frutto di un lungo e controverso processo storico. Una figura chiave in questa direzione fu papa Gregorio Magno (540-604). Egli operò in un’epoca di passaggio, caratterizzata dal crollo dell’Impero romano d’Occidente e dalla diffusione dei regni romano-barbarici, dimostrando grandi doti politiche, oltre che spirituali, che gli valsero l’appellativo di Magno (“grande”). Contestò decisamente il titolo di “patriarca universale” che il capo della Chiesa di Costantinopoli si attribuiva, rivendicandolo piuttosto per il vescovo di Roma. Realizzò altresì dei provvedimenti destinati a generare un impatto significativo sulla cristianità, tant’è che viene venerato come “dottore della Chiesa”. Innanzitutto promosse la conversione dei longobardi, che occupavano una buona parte del territorio italiano (la restante parte era sotto il controllo dei bizantini). Inoltre diede impulso all’opera di evangelizzazione, incoraggiando il canto religioso corale, che da lui prende il nome di canto gregoriano, e l’uso di immagini sacre, allo scopo di sopperire al diffuso analfabetismo trasmettendo le verità della fede in modo semplice e diretto.
Attraverso il Liber regulae pastoralis (“Libro della regola pastorale”), si propose di orientare i vescovi, i sacerdoti e tutti coloro che erano preposti alla guida delle anime. Nella terza e più corposa delle quattro parti in cui si articola l’opera, insiste sulla necessità di adattare l’insegnamento all’interlocutore, senza perdere di vista l’obiettivo della crescita personale e comunitaria, poiché «accade non di rado che certe erbe adatte a nutrire alcuni animali ne uccidono altri o che un leggero fischio che acquieta i cavalli eccita i cagnolini; e una medicina che fa passare una malattia ne aggrava un’altra; e il pane che rinvigorisce le persone forti uccide i bambini piccoli». Quindi offre indicazioni dettagliate su come occorre rivolgersi ai fedeli, a seconda della loro condizione sociale, delle loro inclinazioni caratteriali e delle loro qualità morali. L’affermazione del potere temporale del papa si affermò definitivamente nell’VIII secolo, grazie alla complicità con i re franchi.

2.2 L’INSEGNAMENTO DELL’ISLAM

Il tratto essenziale della religione nata sulla scorta della predicazione di Maometto è il rigoroso monoteismo, cioè la fede in un unico Dio, creatore del mondo, compassionevole e misericordioso. Nella visione islamica, Dio ha parlato molte volte al mondo attraverso i suoi profeti (Adamo, Abramo, Gesù e altri) e ha affidato a Maometto | ▶ IL PERSONAGGIO | la sua rivelazione più recente, raccolta nel Corano, il libro sacro dell’islam scritto dai suoi seguaci. La centralità del Corano, dunque, connette l’islam all’ebraismo e al cristianesimo, che vengono definiti religioni del Libro, perché hanno ricevuto anch’essi un messaggio da Dio, contenuto nella Torah e nei Vangeli. Secondo lo studioso della cultura islamica Fred Donner (n. 1945), è possibile che all’inizio della sua storia l’islam includesse cristiani ed ebrei, anche perché la parola muslim, che più tardi avrebbe designato la persona appartenente all’islam (da cui, in italiano, la parola “musulmano”), in origine identificava “colui che si sottomette” o, detto in altre parole, un devoto monoteista.
Per l’islam la fede in Dio deve esprimersi attraverso la preghiera – ogni musulmano, in base ad alcune prescrizioni definite in un’epoca successiva a quella in cui venne scritto il Corano, ha il dovere di pregare cinque volte al giorno – e l’elemosina nei confronti dei più bisognosi. A queste indicazioni vanno aggiunti la pratica del digiuno durante il Ramadam (il nono mese del calendario islamico) e in altri momenti dell’anno, e i pellegrinaggi a Mecca e dintorni. La propensione all’attivismo religioso, nella forma di un impegno personale a operare “per la causa di Dio” è un’altra caratteristica peculiare dell’islam, fin dalla sua nascita, e prende il nome di jihad.
Nell’Arabia del VII secolo l’analfabetismo era molto diffuso, tant’è che uno degli epiteti di Maometto è “messaggero illetterato”. Ciononostante, Maometto attribuì una grande importanza all’istruzione e creò una scuola nella moschea di Medina, la prima nella storia dell’islam, in cui si imparava a leggere e a scrivere, si studiavano il Corano e la legge. In modo simile a quanto accade nell’ebraismo | ▶ UNITÀ 5, p. 527 e 529 |, infatti, nell’islam la rivelazione di Dio è fonte di prescrizioni che regolano la vita personale e sociale. L’importanza della memorizzazione del Corano e della meditazione su di esso rimarrà nel tempo un tratto distintivo dell’educazione islamica.
Francesca Bocca-Aldaqre (docente di cultura islamica) argomenta che, dopo la morte del profeta, si diffusero i kuttāb, spazi preposti all’educazione di base dei bambini appartenenti a ogni classe sociale, allestiti all’interno di residenze private, all’aperto o nelle moschee. Queste, infatti, erano il luogo di apprendimento per eccellenza.

Solitamente ci si sedeva per terra in un cerchio, aspetto che è rimasto nella tradizione fino ad oggi; le riunioni di studi islamici nelle moschee sono appunto chiamate halaqāt, cioè circoli. All’interno del cerchio era l’uso dell’insegnante sedersi appoggiato ad un pilastro della moschea, tanto che l’espressione: “appoggiarsi a un pilastro” divenne sinonimo di insegnare, e: “sedersi con qualcuno”, significava imparare da lui.

F. Bocca-Aldaqre, Le istituzioni educative dell’Islam medievale, in educazioneislamica.wordpress.com


Dall’anno 1000 in poi, inoltre, si affermarono anche le madrase, istituzioni finalizzate alla formazione superiore delle classi dirigenti. A conclusione degli studi frequentati nella madrasa si riceva un certificato, che dava accesso all’insegnamento.

IL PERSONAGGIO  Maometto

Muhammad ibn 'Abd, meglio conosciuto con il nome di Maometto, nasce nella seconda metà del VI secolo a Mecca, una fiorente città della penisola arabica dedita al commercio e meta di pellegrinaggi religiosi. Secondo la tradizione islamica, amava ritirarsi in solitudine per meditare e dal 610 in poi comincia a ricevere rivelazioni da parte di Dio (in arabo Allah). Tali rivelazioni, che lo accompagneranno fino alla morte, sono state raccolte per iscritto dando origine al Corano, il testo sacro dei musulmani. La predicazione di Maometto, incentrata su un radicale monoteismo e su uno spirito fortemente egualitario, costa a lui e ai suoi discepoli molte ostilità, soprattutto fino al 622, anno in cui emigrano a Yathrib, dove erano stati invitati a formare una comunità. Questo avvenimento così importante è stato scelto per segnare l'inizio del calendario islamico. Yathrib si sarebbe in seguito chiamata Medina, “la città del profeta”, e avrebbe ospitato la prima moschea. Più nello specifico, in questa città sarebbe sorta una prima organizzazione politico-religiosa sotto la guida di Maometto. Da qui, inoltre, “il messaggero di Dio” e i suoi seguaci condussero contro la città natale una lotta prolungata che li portò alla vittoria nel 630. Alla sua morte, avvenuta nel 632, Maometto era la personalità politica più importante dell'Arabia occidentale.

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per immagini

L’HAJJ

Per i musulmani l’hajj, il pellegrinaggio a Mecca, è uno dei cinque pilastri dell’islam, ossia gli obblighi della legge religiosa: ogni musulmano, salvo particolari impedimenti, è tenuto a compierlo almeno una volta nella vita, per purificarsi dal peccato e avvicinarsi a Dio. Meta del pellegrinaggio è la Ka‘ba, un edificio situato nel cuore della città, nel quale è custodita la preziosa reliquia nota come Pietra Nera. Le origini dell’hajj risalgono all’epoca preislamica. Quando, nel 630, i suoi seguaci conquistarono Mecca, Maometto purificò la Ka‘ba dagli idoli pagani, facendone il luogo più sacro dell’islam. Gli altri pilastri dell’islam sono la professione di fede, la preghiera, l’elemosina e il digiuno.

2.3 LA RINASCITA CAROLINGIA E LA RIFORMA DELL’ISTRUZIONE

In seguito al crollo dell’Impero romano, il livello culturale si era abbassato notevolmente in Occidente e l’analfabetismo era la regola, anche tra gli ecclesiastici.
Per contrastare questa situazione di decadenza, Carlo Magno si fece promotore di importanti riforme, che nel loro complesso diedero luogo alla cosiddetta rinascita carolingia. L’interesse principale del re era quello di preparare una classe dirigente colta, che potesse amministrare il suo vasto impero. A questo scopo, innanzitutto riunì nella corte di Aquisgrana (l’attuale Acchen, in Germania) un circolo di intellettuali. Tra questi, una figura chiave fu il monaco Alcuino di York (735-804), che ricevette il compito di istituire una scuola di palazzo, destinata ai figli del re e della nobiltà. Alcuino organizzò la scuola palatina sul modello della scuola situata nella cattedrale di York (Inghilterra), che aveva in precedenza diretto e che all’epoca era una delle più illustri d’Europa. I programmi erano incentrati sulle sette arti liberali: la grammatica, la retorica e la logica, che – secondo la celebre ripartizione di Marziano Capella (grammatico, 360-428) – costituivano il trivio, e l’aritmetica, la geometria, la musica e l’astronomia, che componevano il quadrivio. Alcuino si dedicò anche all’attività di insegnamento e fu autore di importanti manuali didattici. Inoltre i suoi consigli furono preziosi per una serie di iniziative che ebbero un impatto ben oltre i confini di Aquisgrana.
Nelle intenzioni del re, infatti, la restaurazione scolastica non doveva limitarsi a pochi centri isolati, ma coinvolgere ogni struttura organizzativa ecclesiastica presente sul territorio dell’impero, finanche le parrocchie rurali.
I provvedimenti di Carlo Magno in materia d’istruzione sono contenuti in ▶ capitolari e ▶ lettere encicliche, tra le quali la più importante è l’enciclica De litteris colendis (“L’educazione letteraria da coltivare”), composta tra il 780 e l’800 e indirizzata a Baugulfo, abate di Fulda (nell’attuale Germania).
In essa il sovrano lamenta l’ignoranza del clero e i frequenti errori di trascrizione di cui sono costellati i testi liturgici. Dunque dispone che in ogni sede vescovile e in ogni monastero venga fondata una scuola, destinata alla formazione degli ecclesiastici – responsabili delle attività di amministrazione e della copiatura dei testi antichi – ma anche degli aristocratici.
Della rinascita culturale si avvantaggiarono, in qualche misura, anche le donne appartenenti alla nobiltà, come dimostra in particolare l’opera di Dhuoda (prima metà del IX secolo), che tratteremo nel prossimo paragrafo. La politica culturale di Carlo Magno fu attraversata da una fondamentale preoccupazione di uniformità: egli, per esempio, estese la Regola benedettina a tutti i monasteri e uniformò la liturgiaInoltre intervenne in materia di testi sacri, poiché la copiatura aveva determinato la proliferazione di versioni diverse e discordanti. Incaricò Alcuino di York e un altro dotto, il vescovo< di Orléans Teodulfo, di ricostruire, in competizione tra loro, il testo corretto della Bibbia latina. Il confronto fu vinto dal primo, quindi il re sovvenzionò la produzione in serie della Bibbia secondo la sua versione e la affidò allo scriptorium di San Martino a Tours, nel quale Alcuino trascorse l’ultima parte della sua vita in qualità di abate.
L’eterogeneità e l’arbitrarietà, tuttavia, caratterizzavano i testi sacri anche sul piano della grafia, sicché essi, in mancanza di uniformità nello stile dei caratteri e nelle abbreviazioni, risultavano di difficile lettura e comprensione. Per ovviare a questo problema venne introdotto un nuovo stile di scrittura, chiaro ed elegante, che oggi è conosciuto con il nome di minuscola carolina e che può essere considerato l’antenato dei moderni caratteri a stampa.

SONO COMPETENTE La matematica ricreativa di Alcuino di York

Tra i manuali didattici composti da Alcuino riveste un certo interesse Problemi per rendere acuta la mente dei giovani (Propositiones ad acuendos juvenes), che costituisce la più antica collezione di problemi matematici in lingua latina che ci sia pervenuta. Altre raccolte ancora più antiche sono Il papiro di Rhindun documento matematico egizio compilato intorno al 1650 a.C., e I nove capitoli sull’arte matematicaun testo cinese risalente al periodo compreso tra il I secolo a.C. e il I d.C. In particolare, l’opera di Alcuino è dedicata alla matematica ricreativa, poiché propone indovinelli, paradossi e giochi, che devono essere risolti ricorrendo all’arguzia più che a specifiche competenze matematiche. Anzi esiste un gruppo di problemi che non necessitano affatto di strumenti matematici, tra i quali rientra il celebre indovinello “Il lupo, la capra e il cavolo”, che recita così: «Un uomo doveva trasportare al di là di un fiume un lupo, una capra e un cavolo e non poté trovare altra barca se non una che era in grado di portare soltanto due di essi. Gli era stato ordinato però di trasportare tutte queste cose di là senza alcun danno. Chi è in grado dica in che modo poté trasferirli indenni». Si tratta dunque di trovare l’esatto ordine di azioni perché il lupo non mangi la capra e la capra non mangi il cavolo. Sono state ritrovate alcune varianti di questo indovinello, con personaggi in parte differenti, in varie regioni dell’Africa: in Algeria, per esempio, i protagonisti sono uno sciacallo, una capra e un fascio di fieno.

Attività
Qual è, secondo te, la soluzione dell’indovinello? Alcuino ne indica una, che richiede sette viaggi: nel primo viaggio il traghettatore porta solo la capra, quindi torna indietro e conduce il lupo ma riprende con sé la capra; con la quinta traversata porta il cavolo, allora torna di nuovo indietro e finalmente, con il settimo viaggio, trasporta anche la capra, assicurandosi che nessuno dei passeggeri abbia corso dei pericoli. Esistono altre possibilità di soluzione, che necessitano dello stesso numero di viaggi. Quali sono?

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approfondiamo  I MANUALI DIDATTICI

Oltre ad Alcuino, nel lungo periodo che abbiamo preso in considerazione, altri autori elaborarono dei manuali didattici e formativi, allo scopo di favorire il dialogo tra la cultura greco-latina e la fede cristiana. Tra essi ne ricordiamo alcuni.
Marco Aurelio Cassiodoro (490 ca.-580 ca.) fondò in Calabria il Vivarium, una comunità monastica dedita alla trascrizione e allo studio dei testi antichi. Nel manuale Institutiones divinarum et saecularium litterarum ("Istituzioni delle divine e umane lettere") offre indicazioni per l'interpretazione delle Sacre Scritture e delle opere classiche.
Severino Boezio (480 ca.-524/526) fu autore di manuali didattici che ebbero grande influenza sulla cultura medievale, tra i quali il De institutione musica ("I fondamenti della musica"), il De geometria ("La geometria") e il De institutione arithmetica ("I fondamenti dell'aritmetica"). Ebbe inoltre il merito di trasmettere alle future generazioni i temi e i problemi al centro della filosofia antica, specialmente del pensiero di Platone e Aristotele, così come erano stati reinterpretati in epoca ellenistica.
Isidoro di Siviglia (560 ca.-636) scrisse numerose opere enciclopediche, tra le quali spicca per importanza le Etymologiae ("Etimologie"). Nell'opera vengono raccolti, in ordine alfabetico e in relazione alla loro etimologia, argomenti tratti dalle fonti più disparate.
Il Venerabile Beda (672/673-735) è considerato uno dei più grandi eruditi del Medioevo. Tra la quarantina di libri che gli vengono attribuiti, il Liber de loquela per gestum digitorum ("Libro sul linguaggio per mezzo di gesti delle dita") e il De orthographia ebbero una grande fortuna durante il Medioevo nell'insegnamento rispettivamente dell'aritmetica e dell'ortografia.

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2.4 L’EDUCAZIONE ARISTOCRATICA: IL LIBER MANUALIS DI DHUODA

L’epoca carolingia diede impulso all’educazione laica, oltre che a quella religiosa. La testimonianza più importante in questo senso è il Liber manualis (“Manuale”) che la nobildonna Dhuoda | ▶ L’AUTRICE | dedicò a suo figlio Guglielmo. L’opera rientra nel genere, molto diffuso durante il Medioevo, degli specula principum (letteralmente “specchi dei prìncipi”), manuali etico-pedagogici destinati ai giovani rampolli dell’aristocrazia. Come dichiara l’autrice stessa nel prologo, infatti, il figlio Guglielmo avrebbe potuto specchiarsi in esso e trovarvi ogni indicazione utile per piacere a Dio e giovare al mondo. Il Liber manualis di Dhuoda, tuttavia, presenta due caratteristiche che lo rendono unico:
  • innanzitutto è stato scritto da una donna, che sebbene figlia, moglie e madre di nobili era pur sempre un soggetto marginale nella società del tempo;
  • inoltre era rivolto al proprio figlio, dunque, diversamente da altri manuali, è caratterizzato da un linguaggio affettuoso.
In un momento di grande instabilità nei rapporti tra monarchia franca e aristocrazia, la politica familiare aveva determinato l’allontanamento di Guglielmo dalla madre prima del compimento della maggiore età, che all’epoca si raggiungeva con i sedici anni, essendo egli stato ceduto come ostaggio a Carlo il Calvo. Gli scontri e gli intrighi di corte che avevano accompagnato la successione al trono carolingio, infatti, avevano favorito inaspettatamente Carlo il Calvo, l’ultimo figlio di Ludovico il Pio (814-840) e nipote di Carlo Magno, che nell’852 diventò re dei franchi occidentali, scalzando il nipote Pipino II. Dunque Bernardo di Settimania, marito di Dhuoda, che fino a quel momento aveva sostenuto Pipino II, si vide costretto a cedere il suo primogenito come ostaggio, in segno di sottomissione al nuovo sovrano.
Guglielmo entrò quindi a far parte della compagnia del re, presso la corte di Aquitania. Una sorte peggiore era capitata al secondogenito, richiamato a sé dal padre senza che Dhuoda potesse neanche conoscerne il nome. Anche quest’ultimo è destinatario del manuale, poiché l’autrice raccomanda a Guglielmo di prendersi cura del fratello minore e di consegnargli il libro, quando giunga il momento opportuno. La scrittura del Liber manualis, dunque, rappresenta il mezzo scelto da Dhuoda per mantenere in vita la relazione con i propri figli e indirizzare la loro educazione. Lo dichiara lei stessa quando afferma:

La maggior parte delle madri di questo mondo può godere della vicinanza dei suoi figli, mentre io, Dhuoda, sono tanto lontana da te, figlio mio Guglielmo, e per ciò in uno stato di ansia, acuito dal desiderio di esserti utile; ecco perché ti invio questo opuscolo scritto a mio nome, affinché tu lo legga ai fini della tua formazione; sarò felice se, pur essendo io assente fisicamente, proprio questo libretto ti richiamerà alla mente, quando lo leggerai, ciò che devi fare secondo le mie direttive.

Dhuoda, Educare nel Medio Evo. Per la formazione di mio figlio. Manuale, Jaca Book, Milano 1982, p. 35.

Dhuoda trasmette con convinzione e senso di responsabilità gli ideali dell’alta feudalità franca | ▶ APPROFONDIAMO |, tant’è che Pierre Riché (storico francese, 1921-2019) ha definito il suo manuale “il libro del perfetto aristocratico”.
Il testo si suddivide in tre parti fondamentali, che riguardano il rapporto con Dio, il rapporto con il prossimo e l’agire pratico all’interno della societàL’insegnamento morale del Liber manualis si fonda su una “religione della paternità”, che procede da Dio, padre celeste, al padre terreno (che costituisce il primo prossimo), e quindi al signore feudale (che nel caso di Guglielmo è Carlo il Calvo). Alla luce della nostra sensibilità, può stupire che Dhuoda esorti i propri figli a sottomettersi alla volontà del padre Bernardo, viste le molte sofferenze che proprio la sua sottomissione al marito le aveva provocato: questi, infatti, l’aveva abbandonata, per ragioni che non sono ancora chiarite, e crudelmente separata dai suoi figli. In effetti, in alcuni punti del testo, Dhuoda interrompe la placida sicurezza con cui impartisce il suo insegnamento e dichiara tutta la sua angoscia:

Risiedendo io in questa città [Uzès] da lungo tempo, per ordine del mio signore, quantunque felice per l’esito delle sue lotte, ma privata per lungo tempo della vostra presenza, per la gran nostalgia di voi entrambi, mi preoccupai di far trascrivere e di farti avere questo libretto, corrispondente alla modestia del mio ingegno. Anche se sono turbata da molti affanni, tuttavia questo ha la priorità, secondo Dio, quello di poterti un giorno guardare quale tu sei, se Dio lo vorrà. E come lo vorrei, se Dio mi desse la perfezione morale; ma poiché la salvezza è lontana da me, peccatrice, lo anelo intensamente ed in questo anelare il mio spirito si infiacchisce.

Dhuoda, cit., p. 42.

Il libro, nonostante sia stato scritto da una laica per un laico e nonostante sia finalizzato al raggiungimento del successo sociale, è intriso di cristianesimo. Del resto, un aspetto tipico dell’educazione nobiliare dell’epoca è il suo essere profondamente imperniata sui valori cristiani. Anzi, in merito a tutta una serie di aspetti – per esempio le istruzioni concernenti la preghiera, la proposta di un assiduo sforzo spirituale diretto al dominio di sé e al superamento dei vizi – l’opera di Dhuoda si caratterizza per un rigore di tipo monastico. Il manuale inoltre rivela la profonda cultura dell’autrice, che attinge soprattutto dalle Sacre Scritture e dalle opere dei Padri della Chiesa, ma anche da autori latini, quali Ovidio e Plinio il Vecchio, e dalla tradizione etica germanica.

l’autrice  Dhuoda

La vita di Dhuoda si situa in un periodo molto difficile della storia dell’Impero carolingio. Il successore di Carlo Magno, Ludovico il Pio, infatti, non fu in grado di gestire il potere con decisione e la sua debolezza avvantaggiò i feudatari e favorì le lotte fratricide tra i suoi eredi.
Dhuoda nasce intorno all’803, probabilmente nella parte settentrionale del Regno franco.
Nell’824 sposa ad Aquisgrana il nobile Bernardo di Settimania, imparentato con la casa reale. Per diversi anni lo segue nei suoi spostamenti, quindi le viene imposto di fermarsi nella città di Uzès, dove continua a occuparsi degli affari del marito, contraendo – come lei stessa dichiara – molti debiti. Nell’826 dà alla luce Guglielmo, il destinatario del suo manuale, e nell’841 ha un secondo figlio, Bernardo, che le viene subito portato via. Per questioni di opportunità politica, nell’844 Carlo il Calvo condanna a morte il marito e, pochi anni dopo, fa decapitare anche il figlio Guglielmo. Non sappiamo tuttavia se Dhuoda venne a conoscenza di questi tragici eventi, poiché nel libro dichiara più volte di essere prossima alla morte. Il secondogenito invece sopravvisse. Un bisnipote di Dhuoda, Guglielmo il Pio, fonderà l’abbazia di Cluny, una delle più prestigiose istituzioni religiose d’Europa.

DA ORAIN POI

Duoda
Duoda è un centro di ricerca delle donne, con sede all’Università di Barcellona, che è stato fondato nel 1982 da un gruppo di studentesse e docenti di storia. Duoda è uno spazio di discussione sulla storia delle donne. Come si evince dal nome, che si richiama all’autrice dell’alto Medioevo e mira a dare voce all’esperienza femminile, promuovendo la conoscenza e la diffusione di opere scritte da donne. Duoda pubblica una rivista e organizza un master online in Studi sulla differenza sessuale.

approfondiamo  IL SISTEMA FEUDALE E LA NASCITA DELLA CAVALLERIA

Carlo Magno portò a compimento un processo, già intrapreso dal nonno Carlo Martello, che mirava a rafforzare l’autorità del sovrano su uomini di fiducia, nonché su potenziali rivali, attraverso concessioni di terre: contee, aree vaste più o meno quanto una moderna provincia, e marche, ovvero zone di frontiera preposte a funzioni difensive. Per non intaccare le proprie risorse fondiarie, i Carolingi affidavano le terre ecclesiastiche attraverso l’istituto della precaria, una sorta di usufrutto, lasciandone però la formale proprietà alla Chiesa. I governatori, cioè gli uomini di fiducia ai quali il sovrano affidava le terre ecclesiastiche mediante tale istituto, erano perciò sostituibili in qualsiasi momento. I missi dominici, inoltre, erano gli inviati del re, incaricati di vigilare e riferire intorno all’operato di conti e marchesi. D’altra parte, i sovrani incoraggiarono i capi di ogni unità territoriale a includere gli uomini più influenti della loro regione in una propria cerchia, spingendo di fatto ogni uomo libero a scegliersi un signore. Questo complesso di rapporti di dipendenza diede origine al sistema feudale, detto anche rete vassalla. La fedeltà che ogni vassallo giurava al re rafforzava la sottomissione che i sudditi dovevano al sovrano e si esprimeva attraverso l’esercizio di una serie di servizi: l’amministrazione della giustizia, la riscossione delle tasse e soprattutto la convocazione dell’esercito, in occasione delle campagne di conquista. Anche gli istituti ecclesiastici dovevano fornire prestazioni militari, in proporzione alla loro proprietà fondiaria. È in questa cornice che iniziano a emergere i cavalieri, guerrieri scelti che combattono a cavallo, al servizio di un signore locale. Col tempo si delineò una complessa etica cavalleresca, fondata sull’osservanza dei valori cristiani, la difesa dei deboli, la devozione al signore, il coraggio e la magnanimità, che giunse a una compiuta definizione tra il XII e il XIII secolo.

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CITTADINI RESPONSABILI

Il dialogo interreligioso

Nonostante sia possibile rintracciare molti aspetti comuni alle differenti religioni che popolano il mondo e specialmente a quelle monoteiste (ebraismo, cristianesimo, islam), la religione è spesso causa di contrapposizioni e scontri. Per meglio dire, essa offre una solida base ideologica per conflitti che in genere hanno radici in problemi di natura diversa, quali le diseguaglianze sociali, la lotta per l’accaparramento delle risorse naturali, gli squilibri politici ereditati dal colonialismo. Oggi in particolare l’islam è al centro di aspre polemiche poiché, anche se è una religione incentrata sull’amore, una sua interpretazione integralista è usata per giustificare atti violenti e distruttivi. D’altra parte, il terrore generato da queste azioni contribuisce a diffondere nelle società occidentali un’ostilità generalizzata nei confronti delle persone musulmane o arabe. In questo scenario, la promozione della pace e dell’accoglienza reciproca non può prescindere dal dialogo interreligioso, inteso come percorso educativo che persegue diversi obiettivi: prendere consapevolezza dei molteplici usi strumentali della religione; mettere in discussione i propri preconcetti; aprirsi al confronto con l’altro e ricercare modalità nonviolente per affrontare le divergenze e le sfide cruciali del presente.

per lo studio

1. Quali fattori determinarono la crisi dell’Impero romano d’Occidente?
2. In quali ambiti si espresse l’opera di uniformazione culturale promossa da Carlo Magno?
3. In quale situazione si trovava Dhuoda quando scrisse il Liber manualis? Con quale proposito lo compose?


  Per discutere INSIEME 

Sai che alcune parole dell’italiano derivano dall’arabo? Scopri quali sono, facendo una ricerca in Internet insieme ai tuoi compagni.

Dialoghi nelle Scienze umane - volume 1
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Psicologia e pedagogia - Primo biennio del liceo delle Scienze umane