INTRECCI arte - La raffigurazione della natura tra il bello, il sublime e il vago

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La raffigurazione della natura tra il bello, il sublime e il vago

Nel Settecento la raffigurazione del paesaggio era profondamente influenzata dall’Illuminismo e la natura era un insieme regolare di leggi che l’uomo poteva comprendere grazie all’uso della ragione. Questa visione tranquillizzante sembra però venire meno all’inizio del secolo successivo: per i Romantici lo spazio naturale è composto da fenomeni che sfuggono a una comprensione razionale e sono comprensibili solo grazie alla fantasia, all’immaginazione, al sogno; la categoria estetica del “bello” inizia a confondersi con quella del “sublime”, con una natura selvaggia, incontrollabile e sconvolta dalla furia degli elementi che quasi arrivano a sopraffare l’uomo.

La pittura come filosofia naturale

Ancora in bilico tra una visione analitica e precisa della realtà e un sentimento di approccio poetico, il pittore inglese John Constable (1776-1837) studia sistematicamente la natura e le sue leggi, quasi che la pittura fosse una sorta di filosofia naturale: nella tela Il cavallo che salta, di cui esistono numerosi lavori preparatori e bozzetti, un cavallo si imbizzarrisce di fronte a un corso d’acqua. Gli effetti di luce e colore sono ottenuti con una semplice contrapposizione di toni differenti e nel cielo, che occupa più della metà della composizione, si addensano nubi osservate dal vero: il cielo è «l’organo principale del sentimento», come affermava lo stesso pittore e come testimoniano i numerosissimi studi di nuvole, corredati sul retro da annotazioni precise che indicano l’ora del giorno e le condizioni meteorologiche.

L’irruzione della macchina

L’attenzione per il dettaglio preciso scompare del tutto nella vasta produzione di William Turner (1755-1851) che nei suoi dipinti sembra abbandonare la descrizione del dato naturale per interpretare la realtà grazie ai sentimenti e alle emozioni.

Nella famosa tela Pioggia, vapore e velocità, il paesaggio è trasfigurato da una luce dorata che investe ogni elemento: si riconosce sulla destra un alto ponte su un fiume, ma i campi perdono ogni connotazione che li renda identificabili. In diagonale, verso lo spettatore, sfreccia una locomotiva, dal cui comignolo esce il vapore che dà il titolo al dipinto: la macchina entra con prepotenza nella raffigurazione del paesaggio. Il colore è steso in modo quasi impalpabile nello sfondo, ma diventa via via più corposo per raffigurare gli elementi immateriali, come la luce e il fumo che si confonde nella pioggia.

Il paesaggio atmosferico

Questo modo di dipingere il paesaggio, misterioso e poetico, che ha i suoi primi entusiasti rappresentanti in Inghilterra, influenza profondamente anche il pittore francese Jean-Baptiste-Camille Corot (1796-1895) che nella primavera del 1871 lascia Parigi per raggiungere Arleux nel Nordest della Francia: qui dipinge una veduta “atmosferica” del paesaggio lagunare in cui mare, nuvole, alberi e dune si confondono e in cui il cielo, vasto e irraggiungibile, occupa metà della superficie.

Volti e luoghi della letteratura - Giacomo Leopardi
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