T5 - La primavera hitleriana (La bufera e altro)

T5

La primavera hitleriana

La bufera e altro

La poesia è ispirata dalla visita di Hitler a Firenze avvenuta nella primavera del 1938, quando il dittatore tedesco fu accolto con tutti gli onori dall’alleato Mussolini. Ultimata e pubblicata in rivista dopo la fine della guerra, verrà inserita nella raccolta La bufera e altro. Per la prima volta in Montale il tema politico è trattato esplicitamente, annunciato sin dal titolo. La condanna della dittatura mussoliniana e di quella hitleriana è dura ed esplicita. L’atmosfera infernale evocata dai versi, di chiara matrice dantesca, si apre nel finale a una luce di speranza grazie a Clizia, annunciatrice di un’alba di libertà.


Metro 3 strofe libere (4 se si considera il trapasso del v. 30, “a gradino”), composte di versi differenti, con prevalenza di endecasillabi e misure più lunghe, che arrivano sino a 18 sillabe. Quasi assenti le rime perfette, ma fitta la trama di assonanze.

Né quella ch’a veder lo sol si gira…*

Dante (?) a Giovanni Quirini


Folta la nuvola bianca delle falene impazzite

turbina intorno agli scialbi fanali e sulle spallette,

stende a terra una coltre su cui scricchia

come su zucchero il piede; l’estate imminente sprigiona

5      ora il gelo notturno che capiva

nelle cave segrete della stagione morta,

negli orti che da Maiano scavalcano a questi renai.


Da poco sul corso è passato a volo un messo infernale

tra un alalà di scherani, un golfo mistico acceso

10    e pavesato di croci a uncino l’ha preso e inghiottito,

si sono chiuse le vetrine, povere

e inoffensive benché armate anch’esse

di cannoni e giocattoli di guerra,

ha sprangato il beccaio che infiorava

15    di bacche il muso dei capretti uccisi,

la sagra dei miti carnefici che ancora ignorano il sangue

s’è tramutata in un sozzo trescone d’ali schiantate,

di larve sulle golene, e l’acqua séguita a rodere

le sponde e più nessuno è incolpevole.

20    Tutto per nulla, dunque? – e le candele

romane, a San Giovanni, che sbiancavano lente

l’orizzonte, ed i pegni e i lunghi addii

forti come un battesimo nella lugubre attesa

dell’orda (ma una gemma rigò l’aria stillando

25    sui ghiacci e le riviere dei tuoi lidi

gli angeli di Tobia, i sette, la semina

dell’avvenire) e gli eliotropi nati

dalle tue mani – tutto arso e succhiato

da un polline che stride come il fuoco

30    e ha punte di sinibbio…

                                             Oh la piagata

primavera è pur festa se raggela

in morte questa morte! Guarda ancora

in alto, Clizia, è la tua sorte, tu

che il non mutato amor mutata serbi,

35    fino a che il cieco sole che in te porti

si abbàcini nell’Altro e si distrugga

in Lui, per tutti. Forse le sirene, i rintocchi

che salutano i mostri nella sera

della loro tregenda, si confondono già

40    col suono che slegato dal cielo, scende, vince –

col respiro di un’alba che domani per tutti

si riaffacci, bianca ma senz’ali

di raccapriccio, ai greti arsi del sud…

 >> pagina 198 

Analisi ATTIVA

I contenuti tematici

Adolf Hitler giunse a Firenze in treno, nel primo pomeriggio del 9 maggio 1938. Ad attenderlo, insieme a Mussolini e ai massimi gerarchi fascisti, c’era una città decorata di fiori, bandiere, gonfaloni, per festeggiare l’alleanza che in seguito avrebbe trascinato l’Italia nel disastro della guerra. È questo lo spunto da cui prende le mosse La primavera hitleriana.

Montale trasforma la parata celebrativa in una sorta di “messa nera”, attribuendo al Führer l’indole di un messo infernale (v. 8), in grado di sconvolgere le stagioni e spandere il gelo sul maggio toscano. La natura moltiplica i segnali sinistri, come quello degli sciami di falene che al suo passaggio muoiono, ma i fiorentini ligi agli ordini (le autorità proclamarono una giornata festiva) chiudono le botteghe, nelle cui vetrine campeggiano giocattoli di guerra e bestie macellate, presagi dell’imminente tragedia. Nessuno è incolpevole (v. 19): tutti sono in qualche modo coinvolti nella follia che prepara la catastrofe.


1 Quali termini individuano, per metonimia, i fascisti e i nazisti?

A questo panorama tenebroso Montale oppone la fedeltà ai propri affetti, alla poesia, ai valori umanistici. La domanda Tutto per nulla, dunque? (v. 20) segna lo spostamento dell’obiettivo dalla sfera della cronaca al privato del poeta, che torna sugli ultimi momenti vissuti con la donna amata. Il congedo da Irma Brandeis, in procinto di tornare negli Stati Uniti per sfuggire alle persecuzioni razziali, assume i caratteri di un vero e proprio patto (i lunghi addii / forti come un battesimo, vv. 22-23), sottolineato dalla comparsa in cielo di segnali esoterici, in coerenza con la funzione salvifica assegnata a Clizia. Il nome, che ricorre una sola volta nella Bufera e altro (v. 33), assimila Irma alla ninfa tramutata da Apollo in girasole. Il suo ruolo di tramite con la divinità – sul modello della Beatrice dantesca, con gli occhi rivolti al sole (Paradiso, I, 46-48 e 64-66) – si esplica nel proprio sacrificio a beneficio dell’umanità intera.


2 Individua nel testo i termini e le espressioni di ambito religioso: in quale parte del componimento sono concentrati? perché?


3 Quali sono, nel testo, le parole che rimandano al momento dell’addio tra il poeta e la donna amata?

In questa fase, rappresentata dalla sezione Silvae (a cui La primavera hitleriana appartiene), Montale allarga il raggio d’azione del suo «visiting angel», ”angelo visitatore” ( p. 200), facendone il messaggero di una speranza generale. Riconsiderati alla luce dell’azione di Clizia, il gelo, le falene, le campane che suonano a distesa sembrano indicare l’avvento di un’alba di libertà, che segna la fine del regno del male. Non si tratta di un soprassalto di ottimismo, rarissimo in Montale, ma di una profezia ex post: la poesia viene infatti terminata nel 1946, dopo la caduta del nazifascismo.


4 In quali punti del testo è evidente il rapporto diretto tra Clizia e il divino?

Le scelte stilistiche

La primavera hitleriana è uno dei componimenti più difficili di Montale, a causa dei riferimenti culturali molteplici e spesso oscuri, più che per un’effettiva complessità sintattica. Il ricorso a un registro elevato comporta comunque la scelta di termini aulici e un uso intenso delle risorse della retorica. Su tale piano, il senso di lacerazione prodotto da una realtà drammatica spiega l’importanza primaria assunta dagli ossimori*, che coinvolgono innanzitutto le qualità della primavera, collegata nel titolo alle tenebre del nazismo e nel testo al dilagare di un gelo innaturale. L’associazione incongrua di caldo e freddo ritorna nell’immagine di un passato arso e succhiato / da un polline che stride come il fuoco / e ha punte di sinibbio (vv. 28-30). Ossimorica è pure la definizione di miti carnefici (v. 16) riservata ai bottegai, che suggerisce un confronto con i feroci aguzzini in divisa e nel contempo racchiude forse una larvata polemica verso l’acquiescenza della classe borghese che ha permesso il trionfo delle dittature nazista e fascista.


5 Che significato attribuisci al termine sagra (v. 16)? Perché può essere considerato antifrastico?


6 Scrivere per esporre. Non sempre gli artisti e i letterati si sono opposti alle dittature: svolgi una ricerca sul complesso rapporto tra dittatura e intellettuali e illustralo in un testo di circa 30 righe.

 >> pagina 199 

4 Le figure femminili

Due diverse tipologie Buona parte dell’opera poetica di Montale si costituisce come lirica nella sua accezione tradizionale, ovvero come saluto, preghiera, invocazione del poeta a una donna, per lo più assente. Nel corso del tempo le sembianze di questo fantasma femminile conoscono cambiamenti radicali, ma tendono comunque a raggrupparsi in due grandi tipologie: nelle prime raccolte prevale la figura della donna angelicata, lontana, perduta, che indica un percorso esistenziale al poeta, il quale però è incapace di seguirla nonostante i suoi slanci. A partire da Satura si fa largo invece un’immagine di donna amica e complice, oltre che guida. In entrambi i casi Montale la descrive in forma di sineddoche o di metonimia: anziché fornirne ritratti particolareggiati, cioè, si concentra su alcuni elementi della fisionomia (in particolare gli occhi, la fronte, i capelli) o su alcuni oggetti caricati di affettività (gli orecchini, un braccialetto di giada, un topolino bianco d’avorio, un bulldog di legno, gli occhiali di tartaruga e così via). Spesso il nome delle ispiratrici è taciuto, modificato oppure celato in riferimenti a miti, animali, cose.

Esterina e Arletta Gli Ossi di seppia sono forse la raccolta in cui il tema della donna appare meno trattato, per l’importanza preponderante che qui assume il confronto fra l’io e il mondo circostante. Tuttavia non mancano apparizioni significative, come quella di Esterina, che in Falsetto ( T10, p. 218) si tuffa in mare sotto lo sguardo del poeta, e soprattutto quella di Arletta, figura di giovane morta anzitempo, nella quale Montale riprende e aggiorna il modello della Silvia leopardiana.

Clizia e le controfigure del poeta Più articolato e vario è il panorama dei profili femminili riconoscibili nelle Occasioni. Oltre ad Arletta, che torna nella Casa dei doganieri, si incontrano donne irrequiete come Liuba, Gerti, Dora Markus, tutte di origine mitteleuropea e perciò emblemi di un’Europa ormai irriconoscibile, dopo la Grande guerra e l’avvento delle dittature. In loro il poeta proietta le proprie angosce, facendone delle sue controfigure.

Di genere del tutto diverso è invece il trattamento poetico di Irma Brandeis, che si staglia al centro della raccolta e occupa un ruolo privilegiato anche nella Bufera e altro. La sua figura subisce un progressivo processo di sublimazione, fino ad assumere la forma di un angelo redentore: non a caso il nome che la designa, Clizia, è quello di una ninfa innamorata di Apollo, dio del Sole, e da questi trasformata in girasole.

La donna è ormai rientrata in America ed è quindi fisicamente lontana dal poeta; il suo profilo si riduce perciò a pochi tratti, ricordati o suggeriti appunto dalla trasposizione mitica e “metafisica”: la fronte incorniciata dalla frangia, lo sguardo abbagliante, le ali che riparano il poeta dalle bufere personali e storiche, un angelo, insomma, al quale vengono affidati compiti via via più impegnativi. Clizia diventa così una sorta di nuova Bea­trice, chiamata non solo a dare un conforto al suo protetto e a mediare per lui con la divinità, ma a farsi emblema della capacità di resistere al male, in nome dei valori più alti della civiltà umanistica, come accade nella Primavera hitleriana.

La Volpe e la Mosca Alla fine degli anni Quaranta nella poetica di Montale si affaccia un nuovo personaggio, dai tratti più decisamente terrestri e sensuali: la Volpe, ovvero la poetessa Maria Luisa Spaziani, alla quale sono indirizzati i Madrigali privati, ultima sezione della Bufera e altro. In Satura compare infine la Mosca, vale a dire la moglie Drusilla Tanzi, alla quale – dopo la sua morte nel 1963 – Montale dedica le due serie di Xenia e, nelle opere successive, innumerevoli versi, in cui ricorda con ironia e affetto episodi minimi della loro vita in comune, rimpiangendo «il suo radar di pipistrello», ovvero l’invidiabile capacità di orientarsi e riconoscere – lei quasi cieca – gli inganni della realtà.

TEMI nel TEMPO

La donna angelo

Dallo Stilnovismo all’Orlando furioso

Una tappa fondamentale nell’evoluzione della figura femminile in letteratura è costituita dalla lirica stilnovista, che valorizza la “gentilezza” della donna, pallida, aerea, inafferrabile. La donna è in grado di nobilitare l’animo dell’uomo perché la sua bellezza rispecchia la luce divina. Ciò spiega la giustificazione avanzata di fronte a Dio da Guido Guinizzelli nella canzone Al cor gentil rempaira sempre amore: «Tenne d’angel sembianza / che fosse del Tuo regno; / non me fu fallo, s’in lei posi amanza» (cioè non è colpa del poeta se se ne è innamorato).

La donna possiede sembianze angeliche anche nei versi di altri poeti stilnovisti. Ma è solo con Dante che all’amore per una donna “gentile” viene conferita la facoltà di elevare a Dio. Esito altissimo di questo percorso è la Vita nuova, in cui Dante costruisce il mito di Beatrice, «venuta da cielo in terra a miracol mostrare», tenendo fede all’etimo del suo nome, cioè “portatrice di beatitudine”. Una volta morta, Beatrice viene sottoposta a un processo di idealizzazione che giunge a compimento nella Divina Commedia, dove essa assurge a mistica guida del poeta.

Nel passaggio dal Medioevo al Rinascimento la donna tende ad acquistare attributi più terreni e una personalità meglio definita. Ludovico Ariosto nell’Orlando furioso fa di Angelica – a dispetto del nome – una creatura capace di suscitare nei paladini una bruciante attrazione.

Un’eterna dialettica

La rappresentazione della donna angelo nei secoli non è rimasta circoscritta all’ambito italiano, ma ha attraversato tutte le letterature occidentali. L’immagine è stata talvolta rovesciata, in un’eterna alternanza fra bellezza celestiale e bellezza materiale. In Inghilterra si può citare a esempio la poesia Aria e angeli di John Donne (1572-1631), alla quale si contrappone il sonetto 130 di William Shakespeare (1564-1616), in cui il poeta celebra la sua dark lady, così lontana dagli schemi astratti dei poeti, eppure così amabile. Molto più tardi, nella Parigi del XIX secolo, Charles Baudelaire spinge l’antitesi agli estremi. Demoniaca, più che angelica, la donna “fatale” delle sue poesie non porta l’uomo alla salvezza, ma alla perdizione.

Uomini angeli

Negli ultimi anni gli angeli sono tornati alla ribalta della letteratura popolare grazie alla narrativa fantasy, in cui compaiono i cosiddetti nephilim, ovvero esseri nati dall’unione di un angelo “caduto” con un mortale. Qui gli uomini hanno finalmente trovato la loro rivincita: autrici statunitensi come Danielle Trussoni (n. 1973), Becca Fitzpatrick (n. 1979) e Lauren Kate (n. 1981) amano dare alle loro creature ultraterrene le sembianze di giovani bellissimi e misteriosi. Anche sul palcoscenico dei teatri ritroviamo figure di angeli, come nella famosissima e superpremiata pièce di Tony Kushner Angels in America (1993).

 >> pagina 201 

T6

Ti libero la fronte dai ghiaccioli

Le occasioni

Il termine ▶ Mottetti, di ascendenza musicale, sottolinea il carattere breve e sentenzioso dei testi che costituiscono la seconda sezione delle Occasioni. Montale vi raccoglie una ventina di poesie «dedicate, anzi indirizzate per via aerea (ma solo sulle ali della fantasia) a una Clizia che viveva a circa tremila miglia di distanza». Viene dunque ripresa, ma in modalità originali, la classica situazione in cui l’io lirico si rivolge all’amata lontana, coltivandone il ricordo e vagheggiandone la presenza. Qui il poeta intende liberare la fronte del suo “angelo” dal ghiaccio che si è formato durante una fantasiosa traversata dell’Atlantico in volo sulle alte nubi: Clizia nel 1938 era rientrata in America e Montale immagina che torni da lui sotto forma di angelo dopo uno sfibrante volo attraverso i cieli.


Metro 2 quartine di endecasillabi con un libero e fitto tessuto di rime e assonanze.

Ti libero la fronte dai ghiaccioli

che raccogliesti traversando l’alte

nebulose; hai le penne lacerate

dai cicloni, ti desti a soprassalti.


5      Mezzodì: allunga nel riquadro il nespolo

l’ombra nera, s’ostina in cielo un sole

freddoloso; e l’altre ombre che scantonano

nel vicolo non sanno che sei qui.

 >> pagina 202 

T7

Non recidere, forbice, quel volto

Le occasioni

In quest’altro mottetto il poeta si appella in maniera accorata alle risorse della propria memoria affinché possa trattenere nella mente l’immagine del volto della donna amata, immagine fatalmente insidiata dalla forza erosiva del tempo.


Metro 2 quartine di 3 endecasillabi e un settenario, con un libero tessuto di rime e assonanze.

 Asset ID: 98399 (let-altvoc-non-recidere-forbice-q190.mp3

Audiolettura

Non recidere, forbice, quel volto,

solo nella memoria che si sfolla,

non far del grande suo viso in ascolto

la mia nebbia di sempre.


5      Un freddo cala… Duro il colpo svetta.

E l’acacia ferita da sé scrolla

il guscio di cicala

nella prima belletta di Novembre.

 >> pagina 203 

Dentro il TESTO

I contenuti tematici

Ti libero la fronte dai ghiaccioli entra nella seconda edizione delle Occasioni, pubblicata nel 1940. Qui per la prima volta Clizia viene trasfigurata in un angelo, che sfida le tempeste della Storia per raggiungere il poeta. Insieme a lei tornano il ghiaccio, il fuoco (elementi già presenti nella Primavera hitleriana e contenuti nel cognome stesso dell’ispiratrice, Irma Brandeis: in tedesco Brand significa incendio e Eis ghiaccio), il lampo, il sole, la fronte. Sono questi i segnali di Clizia, che puntualmente ne accompagnano la presenza, reale o spirituale: cogliere tale presenza è in ogni caso un privilegio riservato al poeta. Mentre gli altri uomini, ridotti a ombre che scantonano (v. 7), vanno ignari per la loro strada, il poeta vede la propria solitudine illuminata dall’apparizione miracolosa: un dono che non si può comunicare né condividere.

Solo nella Bufera e altro il ruolo salvifico di Clizia, divenuta icona della poesia e dei valori umanistici, potrà estendersi a tutti. Il suo profilo assumerà allora tratti alteri e abbaglianti. Per il momento invece, a visitare il poeta, più che un angelo è un uccellino spossato e ferito. I ruoli dunque sono provvisoriamente ribaltati: è il poeta a prendersi cura del suo angelo, così vulnerabile, così bisognoso della carezza con cui inizia la poesia, annullando le distanze siderali fra i due amanti.

Non recidere, forbice, quel volto riporta in primo piano il tema della labilità della memoria. A nulla vale la preghiera iniziale rivolta alla forbice (v. 1): la forza inesorabile del tempo cancella senza pietà anche i ricordi più preziosi. Perduta la felicità, al poeta non resta neppure il conforto del pensiero, che non è più in grado di ricondurlo al viso amato, vicino a scomparire in una nebbia (v. 4) indistinta. Come l’acacia subisce il colpo di cesoia del giardiniere, così l’io non può che assistere impotente alla propria disfatta. Della cicala, dopo la sua breve estate, si perde anche il guscio vuoto, che affonda nel fango dell’autunno (vv. 7-8). Ancora una volta Montale condensa la sua desolazione in un correlativo oggettivo di sobria ma notevole efficacia.

Le scelte stilistiche

In entrambi i mottetti il riferimento al gelo, sottolineato dalle figure retoriche, ha un ruolo cruciale. Nel primo, i ghiaccioli sul volto della donna si formano traversando l’alte / nebulose (vv. 2-3): un enjambement replicato nella seconda quartina, dove il sole / freddoloso (vv. 6-7) è un ossimoro che rimanda alla duplice natura di Clizia (Brand-Eis), che scalda il cuore del poeta, ma lascia indifferenti le ombre che scantonano / nel vicolo (vv. 7-8) senza percepirne la presenza.

Il secondo mottetto è giocato sull’implicita contrapposizione fra un’estate ormai trascorsa e il nebbioso autunno che cala sul poeta, così come il freddo della lama si abbatte sull’acacia. Il gioco delle corrispondenze è qui complicato dai numerosi rimandi fonici: paronomasie (recidere e forbice; acacia e cicala), rime perfette (volto : ascolto; sfolla : scrolla), imperfette (sempre : Novembre), interne (cala : cicala; svetta : belletta).

Verso le COMPETENZE

Comprendere

1 Riassumi in un brevissimo testo narrativo la vicenda raccontata in Ti libero la fronte dai ghiaccioli.


2 Qual è la richiesta del poeta in Non recidere, forbice, quel volto?

 >> pagina 204 

Analizzare

3 In Ti libero la fronte dai ghiaccioli Montale scrive che gli altri uomini non sanno che sei qui (v. 8). Che cosa intende suggerire il poeta?


4 In Non recidere, forbice, quel volto Montale parla della mia nebbia di sempre (v. 4). Chiarisci il significato di questa espressione.


5 Individua e spiega il correlativo oggettivo presente in Non recidere, forbice, quel volto.

Interpretare

6 In Ti libero la fronte dai ghiaccioli, quale rapporto si instaura tra la coppia poeta/donna amata e il resto dell’umanità? Esponi le tue considerazioni.


7 Quale valore assume il ricordo in Non recidere, forbice, quel volto? In che modo è simile o diverso da quanto il poeta esprime in La casa dei doganieri?

Produrre

8 Scrivere per argomentare. Sulla base dell’approfondimento proposto ( p. 200) e delle tue conoscenze personali, non soltanto letterarie ma anche di film e canzoni ecc., scrivi un testo argomentativo di circa 30 righe su alcuni esempi significativi di donne angeliche o, al contrario, “fatali”, riflettendo sui motivi del loro fascino.

T8

Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale

Satura

Datata 20 novembre 1967, la poesia fa parte della serie di Xenia (II, 5) composta per la moglie Drusilla Tanzi (la Mosca) scomparsa nel 1963. Al senso di vuoto causato dalla perdita della compagna corrisponde l’antica convinzione che la realtà non sia quella che si vede. In essa la Mosca, pur così miope, si orientava meglio del poeta.


Metro 2 strofe di 7 e 5 versi liberi, in prevalenza lunghi.

 Asset ID: 98414 (let-audlet-ho-sceso-dandoti-il-bra60.mp3

Audiolettura

Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale

e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.

Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio.

Il mio dura tuttora, né più mi occorrono

5      le coincidenze, le prenotazioni,

le trappole, gli scorni di chi crede

che la realtà sia quella che si vede.


Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio

non già perché con quattr’occhi forse si vede di più.

10    Con te le ho scese perché sapevo che di noi due

le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate,

erano le tue

 >> pagina 205 

Dentro il TESTO

I contenuti tematici

Il motivo della vista ha una valenza completamente diversa nelle poesie dedicate alla moglie rispetto a quella che ha nei componimenti per Clizia. Se quest’ultima è caratterizzata da uno «sguardo d’acciaio», penetrante, in cui si riflette la potenza divina, come si legge nella Primavera hitleriana («Guarda ancora / in alto, Clizia, è la tua sorte, […] fino a che il cieco sole che in te porti / si abbàcini nell’Altro», vv. 32-36), la Mosca – a dispetto della sua forte miopia – vede la realtà meglio del poeta, che ne riconosce l’acutezza e la elegge a guida. A chi intenda guardare oltre la superficie delle cose serve più la saggezza che non una buona vista. Forti di questa consapevolezza, il poeta e la moglie scendono le scale della vita sorreggendosi a vicenda.

Le scelte stilistiche

Ho sceso, dandoti il braccio… rappresenta un buon esempio del nuovo modo di comporre inaugurato in Satura, dove il tono e la tensione stilistica conoscono un vertiginoso abbassamento rispetto alle raccolte precedenti. La sintassi si semplifica, il lessico si avvicina al parlato quotidiano, la quantità di rimandi fonici diminuisce vistosamente. Sopravvivono peraltro due rime (crede : vede; due : tue), che in un simile contesto acquistano notevole risalto.

Sul versante retorico si osserva la presenza dell’anafora* (al v. 8, che ripete, variandolo, l’incipit), di un’antitesi* (è stato breve il nostro lungo viaggio, v. 3), di una sineddoche* (le pupille per gli occhi) e soprattutto dell’iperbole*, tra lo scherzoso e il malinconico, con cui il poeta calcola in milioni le scale scese dando il braccio alla moglie.

Verso le COMPETENZE

Comprendere

1 A chi si rivolge il poeta?


2 Quali situazioni il poeta rievoca nel testo?

Analizzare

3 Trova nel testo i termini prosastici legati alla vita pratica del poeta.

Interpretare

4 In che senso Montale dice che le sole vere pupille (v. 11) sono quelle della moglie? A tuo parere quali realtà “vede” la Mosca che invece l’autore non rie­sce a percepire?

Produrre

5 Scrivere per argomentare. Analizza il ruolo della vita di tutti i giorni nella poe­sia italiana di fine Ottocento e del Novecento (da Pascoli a Gozzano, da Ungaretti a Montale) in un testo argomentativo di circa 40 righe.

Dibattito in classe

6 Nella tradizione lirica amorosa è molto più frequente la celebrazione del momento dell’innamoramento e dei momenti iniziali di una relazione piuttosto che quella di un amore durato a lungo nel tempo: che cosa pensi, invece, della scelta di Montale di dedicare una serie di componimenti alla moglie, con cui ha vissuto lunghi anni di matrimonio? Ti sembra che il sentimento che ne emerge sia meno intenso e sincero rispetto a quello espresso in componimenti più “tradizionali”? Confrontati con i compagni.

 >> pagina 206 

I grandi temi di Montale

1 La concezione della poesia

una poesia del «male di vivere»

i sentimenti del poeta si esprimono attraverso oggetti che sono correlativi oggettivi dei suoi stati d’animo

distanza dalle correnti poetiche novecentesche

nell’ultima produzione domina l’ironia: il tono si fa colloquiale e “antipoetico”

2 Memoria e autobiografia

il tema della memoria diventa più importante nella seconda stagione della poesia montaliana

il ricordo della donna amata “visita” il poeta illuminandone la grigia inerzia esistenziale

il lutto subisce un trattamento ambivalente: Montale sfugge al rischio del patetico attraverso l’ironia

al tema del ricordo è legato quello del tempo come spietato distruttore

3 La negatività della Storia

Montale poeta della «condizione umana»

il poeta non si sottrae al confronto con il proprio tempo: è antifascista dichiarato al tempo della dittatura e nel 1944 si iscrive al Partito d’azione

la delusione e il distacco dalla politica nel secondo dopoguerra

nell’ultima produzione il poeta esprime in forma ironica il suo radicale scetticismo: la Storia non insegna nulla

4 Le figure femminili

due tipi fondamentali di figure femminili: la donna angelo e la donna guida

Irma Brandeis, cantata come Clizia, subisce un processo di sublimazione che la trasforma in «visiting angel»

attributi stilnovistici di Clizia: l’influsso della Beatrice di Dante

la Volpe (Maria Luisa Spaziani) della Bufera ha tratti decisamente terreni e sensuali

la Mosca (Drusilla Tanzi) è ricordata per il suo «radar di pipistrello», cioè per la capacità di leggere acutamente la realtà

Volti e luoghi della letteratura - volume 3B
Volti e luoghi della letteratura - volume 3B
Dalla Prima guerra mondiale a oggi