L’autore

Eugenio Montale

Penso che l’arte sia la forma di vita di chi veramente non vive: un compenso o un surrogato

(Intenzioni. Intervista immaginaria)

Nessun poeta italiano ha saputo attraversare il Novecento con la lucidità di Eugenio Montale. Dai primi versi, scritti al tempo della Grande guerra, agli ultimi, in cui osserva con sarcasmo il dilagare del consumismo negli anni Settanta, il suo è lo sguardo perplesso di un uomo che rifugge dalle facili certezze e da ogni tipo di retorica.

Per tutto ciò risulta difficile dare di Montale una definizione precisa, che consenta di cogliere la sua straordinaria abilità nel conciliare classico e moderno innestando nella tradizione lirica italiana i germogli delle più alte esperienze europee novecentesche.

Egli è stato interprete di un «male di vivere» sentito sul piano esistenziale, prima ancora che storico; ma mentre in controluce appaiono i drammi e le contraddizioni delle epoche che si è trovato a vivere, la sua opera offre anche un intenso canzoniere d’amore fatto di sogni struggenti, storie concluse e occasioni mancate.

Volti e luoghi della letteratura - volume 3B
Volti e luoghi della letteratura - volume 3B
Dalla Prima guerra mondiale a oggi