T5 - Il lavoro e il denaro

T5

Il lavoro e il denaro

Atto I, scene I-II

L’inizio della commedia presenta subito l’ambiente in cui si svolge la vicenda, delineando i confini della scena e portando in primo piano i fattori essenziali dell’azione: da una parte la bottega del caffè, che attira i clienti con la sua attività onesta, dall’altra la bisca, che li ha riprovevolmente trattenuti per tutta la notte.

Scena prima


Ridolfo, Trappola e altri garzoni.

ridolfo Animo, figliuoli,1 portatevi2 bene; siate lesti, e pronti a servir gli avventori,

con civiltà, con proprietà:3 perché tante volte dipende il credito4 d’una bottega

dalla buona maniera di quei che servono.

5      trappola Caro signor padrone, per dirvi la verità, questo levarsi5 di buon’ora non è

niente6 fatto per la mia complessione.7

ridolfo Eppure bisogna levarsi presto. Bisogna servir tutti. A buon’ora vengono

quelli che hanno da far viaggio, i lavoranti, i barcaruoli,8 i marinai, tutta gente

che si alza di buon mattino.

10    trappola È veramente una cosa che fa crepar di ridere, vedere anche i facchini venir

a bevere9 il loro caffè.

ridolfo Tutti cercan di fare quello che fanno gli altri. Una volta correva10 l’acquavite,

adesso è in voga il caffè.

trappola E quella signora, dove porto il caffè tutte le mattine, quasi sempre mi

15    prega che io le compri quattro soldi di legna,11 e pur12 vuol bevere il suo caffè.

ridolfo La gola è un vizio che non finisce mai, ed è quel vizio che cresce sempre

quanto più l’uomo invecchia.

trappola Non si vede venir nessuno a bottega; si poteva dormire un’altra oretta.

ridolfo Or ora13 verrà della gente; non è poi tanto di buon’ora. Non vedete? Il barbiere 

20    è aperto, è in bottega lavorando parrucche.14 Guarda, anche il botteghino

del giuoco15 è aperto.

trappola Oh! in quanto poi a questa biscazza, è aperta che è un pezzo. Hanno fatto

nottata.

ridolfo Buono! A messer Pandolfo averà16 fruttato bene.

25    trappola A quel cane frutta sempre bene; guadagna nelle carte, guadagna negli

scrocchi, guadagna a far di balla coi baratori.17 I denari di chi va là dentro, sono

tutti suoi.

ridolfo Non v’innamoraste mai18 di questo guadagno, perché la farina del diavolo

va tutta in crusca.19

30    trappola Quel povero signor Eugenio! Lo ha precipitato.20

ridolfo Guardate anche quello,21 che poco giudizio! Ha moglie, una giovane di garbo,

e di proposito,22 e corre dietro a tutte le donne, e poi di più23 giuoca da disperato.

trappola Piccole galanterie della gioventù moderna.

ridolfo Giuoca con quel24 conte Leandro, e gli25 ha persi sicuri.

35    trappola Oh, quel signor conte, è un bel fior di virtù.

ridolfo Oh via, andate a tostare il caffè, per farne una caffettiera di fresco.

trappola Vi metto gli avanzi di ieri sera?

ridolfo No, fatelo buono.

trappola Signor padrone, ho poca memoria. Quant’è che avete aperto bottega?

40    ridolfo Lo sapete pure. Saranno incirca otto mesi.

trappola È tempo di mutar costume.

ridolfo Come sarebbe a dire?

trappola Quando si apre una bottega nuova, si fa il caffè perfetto. Dopo sei mesi al

più, acqua calda e brodo lungo. (parte)

45    ridolfo È grazioso26 costui; spero che farà bene per la mia bottega, perché in quelle

botteghe dove vi è qualcheduno che sappia fare il buffone, tutti corrono.

Scena seconda


Ridolfo e messer Pandolfo dalla bottega del giuoco, strofinandosi gli occhi come assonnato.

ridolfo Messer Pandolfo, volete il caffè?

pandolfo Sì, mi farete piacere.

50    ridolfo Giovani, date il caffè a messer Pandolfo. Sedete, accomodatevi.

pandolfo No, no, bisogna che io lo beva presto, e che ritorni al travaglio.27 (un giovane
porta il caffè a Pandolfo
)

ridolfo Giocano ancora in bottega?

pandolfo Si lavora a due telai.28

55    ridolfo Così presto?

pandolfo Giocano da ieri in qua.

ridolfo A che giuoco?

pandolfo A un giuoco innocente: prima e seconda.29

ridolfo E come va?

60    pandolfo Per me va bene.

ridolfo Vi siete divertito anche voi a giuocare?

pandolfo Sì, anch’io ho tagliato30 un poco.

ridolfo Compatite,31 amico, io non ho da entrare ne’ vostri interessi; ma non istà

bene che il padrone della bottega giuochi anche lui; perché se perde, si fa burlare,

65    e se guadagna, fa sospettare.

pandolfo A me basta che non mi burlino; del resto poi, che sospettino quanto vogliono,
non ci penso.

ridolfo Caro amico, siamo vicini, e non vorrei che vi accadessero delle disgrazie.

Sapete che per il vostro giuoco siete stato dell’altre volte in cattura.32

70    pandolfo Mi contento di poco. Ho buscati due zecchini, e non ho voluto altro.

ridolfo Bravo, pelar la quaglia senza farla gridare.33 A chi gli avete vinti?

pandolfo Ad un garzone d’un orefice.

ridolfo Male, malissimo; così si dà mano ai giovani, perché rubino34 ai loro padroni.

pandolfo Eh! non mi venite a moralizzare.35 Chi è gonzo36 stia a casa sua. Io tengo

75    giuoco per chi vuol giuocare.

ridolfo Tener giuoco stimo il meno;37 ma voi siete preso di mira per giuocator di

vantaggio38 e in questa sorta di cose si fa presto a precipitare.

pandolfo Io bricconate non ne fo. So giuocare; son fortunato, e per questo vinco.

ridolfo Bravo, tirate innanzi così. Il signor Eugenio ha giuocato questa notte?

80    pandolfo Giuoca anche adesso. Non ha cenato, non ha dormito, e ha perso tutti i

denari.

ridolfo (Povero giovine!). (da sé) Quanto avrà perduto?

pandolfo Cento zecchini in contanti; e ora perde sulla parola.

ridolfo Con chi giuoca?

85    pandolfo Col signor conte.39

ridolfo Con quello sì fatto?40

pandolfo Appunto con quello.

ridolfo E con chi altri?

pandolfo Loro due soli; a testa a testa.

90    ridolfo Poveraccio! Sta fresco davvero.

pandolfo Che m’importa? A me basta che scozzino delle carte assai.41

ridolfo Non terrei giuoco, se42 credessi di farmi ricco.

pandolfo No? Per qual ragione?

ridolfo Mi pare che un galantuomo non debba soffrire43 di vedere assassinar44 la

95    gente.

pandolfo Eh, amico, se sarete così delicato di pelle, farete pochi quattrini.

ridolfo Non me ne importa niente. Finora sono stato a servire, e ho fatto il mio

debito45 onoratamente. Mi sono avanzato46 quattro soldi, e coll’aiuto del mio

padrone d’allora, ch’era il padre, come sapete, del signor Eugenio, ho aperta

100 questa bottega, e con questa voglio vivere onestamente, e non voglio far torto

alla mia professione.

pandolfo Oh, anche nella vostra professione vi sono de’ bei capi d’opera!47

ridolfo Ve ne sono in tutte le professioni. Ma da quelli non vanno le persone

riguardevoli,48 che vengono alla mia bottega.

105 pandolfo Avete anche voi gli stanzini segreti.49

ridolfo È vero; ma non si chiude la porta.

pandolfo Il caffè non potete negarlo a nessuno.

ridolfo Le chicchere non si macchiano.50

pandolfo Eh via! Si serra51 un occhio.

110 ridolfo Non si serra niente; in questa bottega non vien altro che gente onorata.

pandolfo Sì, sì, siete principiante.

ridolfo Che vorreste dire? (gente dalla bottega del giuoco chiama «carte»)

pandolfo La servo. (verso la sua bottega)

ridolfo Per carità, levate dal tavolino52 quel povero signor Eugenio.

115 pandolfo Per me, che perda anche la camicia, non ci penso. (s’incammina verso la

sua bottega)

ridolfo Amico, il caffè ho da notarlo?53

pandolfo Niente, lo giuocheremo a primiera.54

ridolfo Io non son gonzo, amico.

120 pandolfo Via, che serve? Sapete pure che i miei avventori si servono alla vostra bottega.

Mi maraviglio che attendiate55 a queste piccole cose. (s’incammina. Tornano

a chiamare) La servo. (entra nel giuoco)

ridolfo Bel mestiere! Vivere sulle disgrazie, sulla rovina della gioventù! Per me

non vi sarà mai pericolo che tenga giuoco. Si principia con i giuochetti, e poi

125 si termina colla bassetta.56 No, no, caffè, caffè; giacché col caffè si guadagna il

cinquanta per cento, che cosa vogliamo cercar di più?

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Dentro il TESTO

I contenuti tematici

La commedia si apre con una vivace visione d’insieme, che ricrea il lavorio mattutino delle botteghe mentre si preparano ad accogliere i clienti. Ogni elemento è parte di un ambiente che pulsa di vita, delineato attraverso ciò che si vede realmente sulla scena (rivolgendosi energicamente ai suoi garzoni, è come se Ridolfo invitasse il pubblico a guardarsi in giro e i lettori a immaginare la situazione) e ciò che i personaggi raccontano: il via vai dei lavoranti, dei barcaioli, dei facchini e della gente che frequenta le botteghe, la consegna del caffè alla signora in ristrettezze, la presenza dei giocatori della bisca.

Ridolfo si caratterizza subito come punto di riferimento di questo ambiente, in qualità di bottegaio avveduto e attento alla propria attività. Si assicura che i garzoni si diano da fare con i clienti e spiega a Trappola che una bottega deve guadagnarsi la fiducia della clientela, per esempio adeguandosi ai suoi orari (A buon’ora vengono quelli che hanno da far viaggio, rr. 7-8).

Dal confronto con lo scansafatiche Trappola e lo spregiudicato Pandolfo, emergono il suo orgoglio per il lavoro (egli esige che il caffè sia sempre fresco e buono), l’onestà (voglio vivere onestamente, e non voglio far torto alla mia professione, rr. 100-101), la moderazione nella ricerca del profitto (col caffè si guadagna il cinquanta per cento, che cosa vogliamo cercar di più?, rr. 125-126), l’avversione per il guadagno facile, ottenuto a danno degli altri (Non terrei giuoco, se credessi di farmi ricco, r. 92).

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Le scelte stilistiche

L’interazione avviene dapprima tra Ridolfo e il suo garzone, Trappola, poi tra lo stesso Ridolfo e Pandolfo. Il caffettiere si esprime con numerosi proverbi o espressioni proverbiali (la farina del diavolo va tutta in crusca, rr. 28-29; pelar la quaglia senza farla gridare, r. 71; Le chicchere non si macchiano, r. 108, e così via), a indicare una superiorità morale che si sostanzia però in una saggezza un po’ convenzionale.

Il linguaggio, d’altra parte, rivela il legame dei personaggi con l’ambiente in cui vivono; tutti utilizzano infatti termini gergali propri dell’ambito del gioco d’azzardo e delle carte (prima e seconda, r. 58; anch’io ho tagliato un poco, r. 62; a primiera, r. 118).

Trappola interpreta il ruolo del servo furbo, che nella commedia dell’arte era ricoperto da Zanni; lo stesso Ridolfo lo definisce buffone (r. 46). La comicità deriva dai contenuti ironici delle sue affermazioni (si poteva dormire un’altra oretta, r. 18, dice Trappola proprio dopo che Ridolfo gli ha spiegato l’importanza di farsi trovare pronti di buon mattino), ma anche e soprattutto dal suo modo di esprimersi, che gioca sull’accostamento di termini o espressioni popolari (quel cane, r. 25; a far di balla coi baratori, r. 26) e vocaboli o modi di dire ricercati (complessione, r. 6; è un bel fior di virtù, r. 35; È tempo di mutar costume, r. 41) che, pronunciati da lui, assumono un effetto decisamente comico.

Verso le COMPETENZE

Comprendere

1 Riassumi il brano letto in circa 15 righe.

Analizzare

2 Individua nel testo le affermazioni di buon senso e i consigli del caffettiere Ridolfo.


3 Oltre a quelle già segnalate nell’analisi, rintraccia altre espressioni proverbiali presenti nel brano.


4 Qual è il diverso atteggiamento di Ridolfo e Pandolfo verso il gioco d’azzardo?

Interpretare

5 Quali aspetti della nuova società che si sta formando nel XVIII secolo emergono dal testo?


6 Quale atteggiamento verso il mondo è rappresentato dal servitore Trappola? perché?

Produrre

7 Scrivere per argomentare. Anche al giorno d’oggi sono numerose le vittime della dipendenza dal gioco d’azzardo, che provoca ingenti perdite finanziarie e gravi crisi personali e familiari. Svolgi una ricerca sull’argomento e scrivi un testo argomentativo di circa 30 righe in cui illustri le dimensioni e le caratteristiche del fenomeno, spiegando quali sono le sue cause e quali le possibili soluzioni.

T6

La dignità di una moglie caparbia

Atto I, scena XX

Dopo aver perso molto denaro, Eugenio è arrivato alla bottega del caffè. Qui, Don Marzio continua a spettegolare ai danni di Lisaura, della quale Ridolfo prende le difese. Il caffettiere si offre inoltre di aiutare Eugenio, vendendo a un buon prezzo le pezze di stoffa del giovane mercante. Mentre Eugenio spera invano di contendere a Leandro le attenzioni di Lisaura, arriva Placida, moglie di Leandro-Flaminio, vestita da pellegrina; infine giunge anche, mascherata, Vittoria, moglie di Eugenio, la quale è venuta a sapere che Eugenio ha dato in pegno dei suoi orecchini.

Scena ventesima


Vittoria, poi Eugenio dalla locanda.

vittoria Voglio accrescere la di lui sorpresa col mascherarmi. (si maschera)

eugenio Io non so quel ch’io m’abbia a dire;1 questa nega,2 e quei tien sodo.3 Don

Marzio so che è una mala lingua. A queste donne che viaggiano, non è da credere.

5       Mascheretta? A buon’ora! Siete mutola?4 Volete caffè? Volete niente? Comandate.

vittoria Non ho bisogno di caffè, ma di pane. (si smaschera)

eugenio Come! Che cosa fate voi qui?

vittoria Eccomi qui, strascinata dalla disperazione.

eugenio Che novità è questa? A quest’ora in maschera?

10    vittoria Cosa dite, eh? Che bel divertimento! A quest’ora in maschera.

eugenio Andate subito a casa vostra.

vittoria Io andrò a casa, e voi resterete al divertimento.

eugenio Voi andate a casa, ed io resterò dove mi piacerà di restare.

vittoria Bella vita, signor consorte!

15    eugenio Meno ciarle, signora, vada a casa, che farà meglio.

vittoria Sì, anderò a casa; ma anderò a casa mia, non a casa vostra.

eugenio Dove intendereste d’andare?

vittoria Da mio padre, il quale nauseato de’ mali trattamenti che voi mi fate, saprà

farsi render ragione del vostro procedere,5 e della mia dote.

20    eugenio Brava, signora, brava. Questo è il gran bene che mi volete, questa è la premura6

che avete di me e della mia riputazione.

vittoria Ho sempre sentito dire che crudeltà consuma amore. Ho tanto sofferto, ho

tanto pianto; ma ora non posso più.

eugenio Finalmente7 che cosa vi ho fatto?

25    vittoria Tutta la notte al giuoco.

eugenio Chi vi ha detto che io abbia giuocato?

vittoria Me l’ha detto il signor Don Marzio, e che avete perduto cento zecchini in

contanti e trenta sulla parola.

eugenio Non gli credete, non è vero.

30    vittoria E poi, a’ divertimenti con la pellegrina.8

eugenio Chi vi ha detto questo?

vittoria Il signor Don Marzio.

eugenio (Che tu sia maledetto!). (da sé) Credetemi, non è vero.

vittoria E di più impegnare la roba mia, prendermi un paio di orecchini, senza dirmi

35    niente. Sono azioni da farsi ad una moglie amorosa, civile e onesta, come sono io?

eugenio Come avete saputo degli orecchini?

vittoria Me l’ha detto il signor Don Marzio.

eugenio Ah lingua da tanaglie!9

vittoria Già dice il signor Don Marzio, e lo diranno tutti, che uno di questi giorni

40    sarete rovinato del tutto; ed io, prima che ciò succeda, voglio assicurarmi della

mia dote.

eugenio Vittoria, se mi voleste bene, non parlereste così.

vittoria Vi voglio bene anche troppo, e se non vi avessi amato tanto, sarebbe stato

meglio per me.

45    eugenio Volete andare da vostro padre?

vittoria Sì, certamente.

eugenio Non volete più star con me?

vittoria Vi starò, quando avrete messo giudizio.

eugenio Oh signora dottoressa, non mi stia ora a seccare. (alterato)

50    vittoria Zitto; non facciamo scene per la strada.

eugenio Se aveste riputazione, non verreste a cimentare10 vostro marito in una

bottega da caffè.

vittoria Non dubitate, non ci verrò più.

eugenio Animo, via di qua.

55    vittoria Vado, vi obbedisco, perché una moglie onesta deve obbedire anche un marito indiscreto.11 Ma forse, forse sospirerete d’avermi, quando non mi potrete

vedere. Chiamerete forse per nome la vostra cara consorte, quando ella non sarà

in grado più di rispondervi e di aiutarvi. Non vi potrete dolere dell’amor mio.

Ho fatto quanto fare poteva una moglie innamorata di suo marito. M’avete con

ingratitudine corrisposto; pazienza. Piangerò da voi lontana, ma non saprò così

60    spesso i torti che voi mi fate. V’amerò sempre, ma non mi vedrete mai più. (parte)

eugenio Povera donna! Mi ha intenerito. So che lo dice, ma non è capace di farlo; le

anderò dietro alla lontana, e la piglierò colle buone. S’ella mi porta via la dote,

son rovinato. Ma non avrà cuore di farlo. Quando la moglie è in collera, quattro

carezze bastano per consolarla. (parte)

 >> pagina 377 

Analisi ATTIVA

I contenuti tematici

Vittoria è una borghese fedele all’istituto del matrimonio. A prescindere dalle motivazioni affettive, nella società settecentesca è il matrimonio a garantire alla donna un riconoscimento sociale, attribuendole, come moglie, un ruolo all’interno della famiglia e della casa. A stipulare il contratto nuziale è il padre, che impone così alla figlia un partito conveniente e, allo stesso tempo, vincola il marito al rispetto della donna in quanto rappresentante della famiglia d’origine, in una rete di doveri reciproci che assicurano onorabilità e credibilità sociale.

Vittoria si dimostra consapevole dei propri doveri coniugali (Vado, vi obbedisco, perché una moglie onesta deve obbedire anche un marito indiscreto. […] Ho fatto quanto fare poteva una moglie innamorata di suo marito. M’avete con ingratitudine corrisposto; pazienza, rr. 55-60), ma anche dei propri diritti, e pertanto intende tutelare la propria dignità (Piangerò da voi lontana, ma non saprò così spesso i torti che voi mi fate. V’amerò sempre, ma non mi vedrete mai più, rr. 60-61).


1 Che cosa intende dire Vittoria con la risposta Non ho bisogno di caffè, ma di pane (r. 6)?


2 In quali battute è evidente la preoccupazione, da parte dei due coniugi, di evitare di rendere pubblici i loro problemi, per non intaccare la propria rispettabilità?

 >> pagina 378 

Anche se per Vittoria il matrimonio borghese non esclude la sfera degli affetti (Vi voglio bene anche troppo, r. 43; V’amerò sempre, r. 61), rivolgendosi a Eugenio la donna fa leva sugli argomenti che più sembrano interessarlo, come se per lui le nozze avessero rappresentato soprattutto una questione di denaro; a causa delle intemperanze del marito, infatti, Vittoria può minacciare la rescissione del contratto da parte di suo padre (mio padre […] saprà farsi render ragione del vostro procedere, e della mia dote, rr. 18-19). La reazione di Eugenio conferma questa visione delle cose (Povera donna! Mi ha intenerito. […] S’ella mi porta via la dote, son rovinato, rr. 62-64): la riconciliazione con Vittoria è necessaria soprattutto per un calcolo di convenienza.


3 A causa della sua debolezza di carattere, Eugenio, invece di assumersi le proprie responsabilità, cerca di capovolgere la situazione e far sentire in colpa Vittoria per una sua presunta mancanza: cerca nel testo le battute in cui emerge questo atteggiamento.

Nella scena compaiono solo due personaggi, Eugenio e Vittoria, eppure l’autore riesce a rendere incombente anche la presenza di un terzo personaggio: Don Marzio, che si conferma così uno dei protagonisti della commedia, pur calcando la scena per un tempo minore di altri. Egli viene nominato alla r. 4, e poi, ripetutamente, in modo quasi cantilenante, dalla r. 27 alla r. 39, come responsabile delle rivelazioni che inchiodano Eugenio alle proprie responsabilità.


4 Qual è lo stato d’animo di Vittoria? E quello di Eugenio?


5 Scrivere per esporre. Negli ultimi decenni, l’istituto matrimoniale ha conosciuto una profonda trasformazione. Dopo esserti documentato in proposito, delinea la situazione in cui si trova oggi in un testo espositivo di circa 20 righe.


6 Dibattito in classe. Quali elementi del rapporto tra Vittoria ed Eugenio ti sembrano moderni ed attuali e quali, invece, ancora ancorati agli usi della società dell’epoca? Discutine con i compagni.

Le scelte stilistiche

L’espediente della concatenazione delle battute, ricorrente nelle commedie goldoniane, conferisce velocità e ritmo alla scena. I dialoghi si sviluppano attraverso la concitata ripresa di parole, espressioni e concetti (eugenio Che novità è questa? A quest’ora in maschera? vittoria Cosa dite, eh? Che bel divertimento! A quest’ora in maschera, rr. 9-10). In questo caso, in particolare, si creano giochi di parole e contrasti che esprimono bene il sarcasmo con cui Vittoria si rivolge al marito (eugenio Andate subito a casa vostra. vittoria Io andrò a casa, e voi resterete al divertimento. eugenio Voi andate a casa, ed io resterò dove mi piacerà di restare. vittoria Bella vita, signor consorte! eugenio Meno ciarle, signora, vada a casa, che farà meglio. vittoria Sì, anderò a casa; ma anderò a casa mia, non a casa vostra. eugenio Dove intendereste d’andare?, rr. 11-17).


7 Quale significato è attribuito da Eugenio al termine dottoressa (r. 49)?


8 Scrivere per raccontare. Immagina il dialogo serrato fra due anziani coniugi. Scrivi uno scambio di almeno 10 battute dal ritmo incalzante e dal tono sarcastico.

Volti e luoghi della letteratura - volume 2
Volti e luoghi della letteratura - volume 2
Dal Seicento al primo Ottocento