T2 - Preghiera (da Il seme del piangere)

T2

Preghiera

  • Tratto da Il seme del piangere, 1959
  • Metro versi brevi, variamente rimati, raggruppati in due strofe di otto versi e una strofa di quattro

Il poeta invita la sua anima a evocare l’immagine della madre Anna Picchi, morta qualche anno prima, come se la potesse rivedere nel fiore della sua giovinezza.

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Audiolettura

Anima mia, leggera

va’ a Livorno, ti prego.

E con la tua candela

timida, di nottetempo

5      fa’ un giro; e, se n’hai il tempo,

perlustra e scruta, e scrivi

se per caso Anna Picchi

è ancora viva tra i vivi.


Proprio quest’oggi torno,

10    deluso, da Livorno.

Ma tu, tanto più netta

di me, la camicetta

ricorderai, e il rubino

di sangue, sul serpentino

15    d’oro che lei portava

sul petto, dove  s’appannava.


Anima mia, sii brava

e va’ in cerca di lei.

Tu sai cosa darei

20    se la incontrassi per strada.


Giorgio Caproni, Poesie 1932-1986, ed. cit.

 >> pagina 410

A tu per tu con il testo

Non solo con il pianto e la disperazione si può esprimere il lutto per la morte di una persona cara: le sofferenze più sentite, infatti, come le più autentiche gioie e come i sentimenti vivi che ci toccano in profondità, possono manifestarsi secondo forme molteplici e, a volte, apparentemente contraddittorie. È possibile, infatti, ospitare nel cuore una mescolanza di emozioni diverse, in cui si uniscono affetto e infelicità, dolore e dolcezza: i poeti, con la loro fervida fantasia, sanno tradurre in immagini stati d’animo complessi che, con le parole di tutti i giorni, risulta difficile comunicare. È il caso di questa poesia: l’io lirico si rivolge alla propria anima con vivace sollecitudine, incalzandola a cercare le tracce della giovinezza dell’amata madre, disperse per le piazze e le vie della sua città natale. Dietro al senso letterale delle parole, si può cogliere così un’intonazione mai udita nella quale un irrimediabile senso di perdita s’intreccia a un animato affetto, nella magnifica illusione che niente vada smarrito e che il ricordo non sia una semplice consolazione, ma un mezzo, quasi paradossalmente concreto, per sentire davvero vicine e reali le presenze più care.

Analisi

Preghiera apre una serie di testi scritti da Caproni dopo la morte di sua madre, Anna Picchi, scomparsa nel 1950: in queste poesie l’autore tratteggia, con una singolare mescolanza di allegria e nostalgia, un ritratto della mamma da ragazza, combinando ricordo e immaginazione. Il poeta afferma di essere appena tornato da un viaggio a Livorno, la città natale di Anna, dove anch’egli ha vissuto gran parte della sua infanzia: ritornare sui luoghi della giovinezza materna e cogliere, per le piazze e per le vie, le tracce materiali della passata esistenza della donna avrebbe dovuto alleviare, nelle sue aspettative, il suo persistente senso di mancanza.

Il miracolo però non si realizza e l’incontro tanto atteso non avviene. Nonostante la delusione, il poeta non si rassegna di fronte alla perdita né si arrende per l’insuccesso della sua ricerca. Sollecita dunque alacremente la propria anima perché si aggiri, con leggerezza e discrezione, per le strade di Livorno, al fine di evocare, in un’operazione quasi magica, la figura insieme concreta e immateriale della madre da giovane. Attraverso pochi ma nitidissimi dettagli materiali – il gioiello preferito, l’abbigliamento semplice – egli tratteggia così le sembianze, illusorie e reali insieme, di colei che, con struggimento, vagheggia di ritrovare ancora, viva nel profondo del suo cuore.

Caproni rivolge il proprio monologo a un interlocutore, ossia alla propria anima, che gli appare con la consistenza di una persona in carne e ossa: essa porta una candela (v. 3) per camminare di notte, è dotata di una memoria più nitida e netta (v. 11) della sua, di una maggiore capacità investigativa, e per questo può essere esortata con l’affettuosa premura che si riserva a una bambina (sii brava, v. 17).

In tal modo, la poesia si traduce in un vero e proprio dialogo del poeta con se stesso: in esso egli si sforza di contrapporre all’assenza della persona cara la creatività dell’immaginazione poetica, capace di portare nuovamente in vita chi non c’è più e riannodare un legame destinato a protrarsi per sempre, ben oltre i limiti imposti dalla caducità della vita e di tutte le cose umane.

Contrariamente a tanta poesia novecentesca, caratterizzata da oscurità di significati e da un lessico spesso raro ed erudito, la poesia di Caproni scorre con facilità, utilizzando un vocabolario quotidiano e comprensibile. A questo si aggiunge l’impressione complessiva di un’intonazione come di conversazione affabile e garbata: vediamo infatti che, di tanto in tanto, il poeta lascia cadere, tra le sue frasi, consuete formule di cortesia, com’è d’uso tra le persone educate, come ti prego (v. 2), se n’hai il tempo (v. 5).

Questa impressione di leggerezza e di facilità è dovuta anche alla particolare metrica del testo, che si serve di versi brevi e vagamente cantilenanti, fitti di rime sonore e di immediato effetto. Ma dietro questa semplicità, affiora la sapiente rielaborazione di un prestigioso modello della tradizione letteraria italiana, quello dell’autore stilnovista Guido Cavalcanti (1258 ca.-1300): noto per i suoi versi malinconici e soavi, il poeta medievale scrisse tra l’altro una ballata dal titolo Perch’i’ no spero di tornar giammai in cui, disperando di poter rivedere l’amata da cui era lontano, si rivolge direttamente alla sua poesia «leggera e piana» per mandarla, insieme alla sua anima, alla ricerca della donna amata.

 >> pagina 411

Laboratorio sul testo

Comprendere

1. Indica se le seguenti affermazioni sono vere o false.


a) Il poeta si rivolge all’anima di Anna Picchi.

  • V   F

b) Il poeta chiede all’anima di andare nella città di Livorno.

  • V   F

c) Compito dell’anima è quello di parlare con Anna Picchi.

  • V   F

d) L’anima ricorda Anna Picchi meglio di quanto possa fare il poeta.

  • V   F

e) Anna Picchi indossava una camicetta.

  • V   F

f) Anna Picchi portava sul petto un gioiello con un piccolo smeraldo.

  • V   F

g) Il poeta desidera incontrare Anna ma sa che è impossibile.

  • V   F

Analizzare e interpretare

2. Analizza la disposizione degli argomenti nel testo: a che cosa sono dedicate le tre strofe? Che cosa è particolarmente presente?


3. Individua almeno tre esempi fra allitterazioni, assonanze e consonanze.


4. Individua tutti i punti del testo in cui il poeta si rivolge alla propria anima: con quale atteggiamento lo fa?


5. L’espressione viva tra i vivi (v. 8) è un

  • a polisindeto. 
  • b poliptoto. 
  • c ossimoro. 
  • d chiasmo. 


6. In che modo l’anima deve condurre la propria ricerca?


7. Che relazione c’è, secondo te, tra il ritorno del poeta da Livorno e la richiesta all’anima di andare proprio là?


8. Quale immagine di Anna Picchi emerge dal testo? Che funzione ha, secondo te, l’uso dei diminutivi?

competenze linguistiche

9. Lessico. I diminutivi. Gli alterati diminutivi spesso riescono a connotare il nome non solo in senso dimensionale (un nasino un naso piccolo), ma anche in senso affettivo (un cagnolino un cane piccolo e tenero). Scrivi almeno cinque frasi che contengano diminutivi di questo tipo.

PRODURRE

10. Scrivere per descrivere Cerca una foto che ritragga un membro della tua famiglia da giovane e descrivilo in massimo 15 righe, soffermandoti su due o tre particolari che ti sembrano significativi.


11. Scrivere per esprimere E tu, che cosa vorresti chiedere alla tua anima? Raccontalo in massimo 15 righe.

SPUNTI PER discutere IN CLASSE

È difficile immaginare un nonno o un genitore nel pieno della gioventù: tu che cosa sai della giovinezza dei tuoi familiari? Nella tua famiglia capita spesso di ricordare e raccontare episodi di un’epoca passata oppure no?

La dolce fiamma - volume B
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Poesia e teatro