1. La poesia narrativa

1. LA POESIA NARRATIVA

Nella percezione comune esiste un vero e proprio dualismo fra poesia e narrativa: l’unico strumento valido per raccontare storie, imprese e vicende di ogni tipo sarebbe la prosa. Ciò dipende dal fatto che oggi i versi si usano soprattutto per esprimere sentimenti e stati d’animo soggettivi, in testi per lo più di breve estensione. Ma per millenni, sino all’esplosione del romanzo nel XVIII secolo, le più celebri narrazioni lunghe ricadevano abitualmente nel dominio della poesia, come ci insegnano i poemi omerici, la Divina Commedia dantesca, poemi cavallereschi come l’Orlando furioso o epici quali il Paradiso perduto e tanti altri capolavori.

In essi sono normalmente presenti le categorie che contraddistinguono racconti e romanzi in prosa: troviamo un narratore che commenta le azioni o vi partecipa in prima persona, dei personaggi, uno sviluppo nel tempo (spesso con il ricorso a espedienti, come il flashback) che dà forma a una vera e propria trama, uno scenario in cui si svolge la vicenda, e così via.

In aggiunta, il poeta deve scegliere la forma metrica nella quale impaginare i suoi testi. Nella tradizione italiana il verso più sfruttato a fini narrativi è senz’altro l’endecasillabo, che ricorre nelle principali forme utilizzate per veicolare testi di notevoli dimensioni: la terzina dantesca, l’ottava (privilegiata nei poemi epico-cavallereschi) e le sequenze di versi sciolti, cioè senza legami di rima.

2. UNA PARABOLA STORICA

Il genere letterario che meglio si adatta a raccontare in versi è l’epica, il cui nome deriva da épos che in greco antico significa “parola” e, in senso lato, “discorso”, “racconto”. Miti e leggende dei popoli venivano trasmessi oralmente da cantori professionisti che, utilizzando rime e formule ricorrenti, facilitavano la memorizzazione di narrazioni lunghe anche migliaia di versi prima che queste approdassero alla forma scritta. Così accadde in Mesopotamia, molto tempo prima dell’età classica, intorno alla metà del III millennio a.C., con l’epopea di Gilgamesh, e successivamente nel bacino del mar Egeo, in Grecia, dove aedi e rapsodi accompagnavano con il suono della lira il racconto delle gesta tramandate da una generazione all’altra e poi fissate nei grandi poemi omerici, l’Iliade e l’Odissea. Anche il più grande capolavoro della letteratura latina è un poema: l’Eneide di Virgilio (70-19 a.C.) narra in dodici libri, ciascuno composto da centinaia di esametri, le avventure di Enea, l’eroe predestinato e fondatore della stirpe romana.

In epoca medievale, e in particolare nell’XI e nel XII secolo, l’Europa del Nord presentava una straordinaria fioritura di poemi epici, canti, saghe. Si va dall’Edda, raccolta di poemi mitologici composti in Islanda, al tedesco Cantare dei Nibelunghi, che narra le vicende di Sigfrido alla corte dei Burgundi. Ma i poemi di gran lunga più celebri videro la luce in Francia: si tratta del ciclo carolingio, costituito dalle “canzoni di gesta”, incentrate sulle imprese guerresche dei paladini del re Carlo Magno, capitanati da Orlando, contro i Mori, cioè i musulmani insediati in Spagna; e del ciclo bretone, ispirato ad antiche leggende celtiche, nel quale si narrano le avventure di re Artù e dei cavalieri della Tavola rotonda, fra battaglie e amori contrastati, come quello che lega la regina Ginevra al cavaliere Lancillotto.

In Italia non maturarono opere originali di questo tipo, ma in compenso all’inizio del Trecento comparve uno dei più straordinari capolavori in versi mai scritti: la Divina Commedia di Dante Alighieri (1265-1321), poema in terzine narrativo, didascalico, satirico e teologico al tempo stesso, che descrive con piglio realistico il viaggio dell’io narrante nei regni celesti e le esperienze terrene delle anime incontrate nell’Inferno, nel Purgatorio e nel Paradiso.

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In epoca moderna, vennero più volte ripresi, ampliati, modificati gli episodi dei cicli carolingio e bretone. Fra i poemi cavallereschi che ne traggono spunto occorre qui ricordare almeno l’Orlando furioso, poema in ottave nel quale Ludovico Ariosto (1474-1533) racconta l’impazzimento amoroso del prode Orlando alla scoperta che l’amata Angelica si è invaghita di un povero fante saraceno, Medoro. Ariosto rende più umani gli eroi della saga, spargendo una divertita ironia sulle loro peripezie, come si nota nell’episodio ambientato nel palazzo di Atlante ( T1, p. 292). Toni più drammatici hanno invece le vicende dei crociati in Terrasanta narrate sempre in ottave da Torquato Tasso (1544-1595) nella Gerusalemme liberata, e gli episodi di matrice biblica radunati da John Milton (1608-1674) nel Paradiso perduto, ampio poema inglese in versi sciolti (blank verses).

Il successo eclatante del romanzo – che a partire dal Settecento si diffonde in Europa a macchia d’olio, rivoluzionando il sistema letterario – non determina una scomparsa delle forme narrative poetiche, ma una loro riconfigurazione.

Crolla il ricorso ai versi per poemi di cospicua estensione, sebbene vadano registrate eccezioni suggestive, come il “romanzo” del russo Aleksandr Puškin (1799-1837) Eugenio Onegin. Le narrazioni poetiche di brevi e medie dimensioni invece resistono, anzi vengono rilanciate dai Romantici. La prima metà dell’Ottocento è in effetti un periodo d’oro per novelle in versi e ballate (dette anche romanze), spesso di ambientazione medievale e argomento amoroso. Sono storie sentimentali, create per un pubblico femminile, che ama identificarsi nelle tristi castellane che attendono invano il principe al balcone, o si struggono in segreto per un bellissimo paggio.

Il racconto in versi è una forma che resta viva anche nel Novecento: lo dimostrano al principio del secolo i poemetti di Guido Gozzano (1883-1916), che in essi tratteggia vita, desideri e nostalgie di un giovane borghese nella Torino dell’epoca, con una buona spruzzata di autoironia ( T2, p. 297). Quest’ultima è una componente tutt’altro che frequente: manca, per esempio, nei poeti più noti all’epoca, come Giovanni Pascoli (1855-1912) e Gabriele d’Annunzio (1863-1938), che per mettere in scena un racconto ricorre all’espediente narrativo della passeggiata.

Nell’Alcyone d’Annunzio delinea il diario poetico di un’estate in Versilia, occasione per un’immersione nella natura, secondo una parabola che dall’esuberanza di giugno conduce alle malinconie settembrine. Ben diversa è invece la vocazione narrativa e discorsiva mostrata dalla produzione di Umberto Saba (1883-1957), alla cui ispirazione molto devono le raccolte di Giorgio Caproni (1912-1990; L’autore, Unità 2, p. 400), interprete di una poesia realistica aperta alla quotidianità e alla riflessione filosofica, e da quella di Elio Pagliarani (1927-2012), caratterizzata da temi vivi e concreti quali la condizione delle classi sociali più umili negli anni del boom economico ( T4, p. 309).

Un’altra strada viene invece imboccata oltreoceano dall’americano Edgar Lee Masters (1868-1950), che nell’Antologia di Spoon River raccoglie oltre duecento epitaffi di un cimitero immaginario, tesi a cogliere il significato di altrettante esistenze ( T3, p. 302). La narrativa in versi, che agli albori prendeva forma in poemi sterminati, dimostra così la sua versatilità. Il poeta caraibico Derek Walcott (1930-2017), più di recente, ha dato un saggio straordinario dell’attitudine – che distingue la poesia da tutte le altre forme letterarie – a condensare in testi brevissimi storie di eccezionale portata, come la vicenda di Ulisse, che balena in Arcipelaghi ( T5, p. 313).

Dante alla finestra

Una vera e propria mania dantesca si diffonde nell’Ottocento. Diversi artisti in tutta Europa iniziano a realizzare quadri che celebrano Dante e che illustrano gli straordinari racconti del suo poema. In questo clima, il milanese Giuseppe Bertini (1825-1898), membro di una famosa famiglia di pittori di vetrate, ne realizza una dedicata al Trionfo di Dante, nella quale riprende alcune delle figure e degli episodi della Divina Commedia: Dante stesso, Beatrice, la selva oscura, Caronte, Paolo e Francesca.

Amori, duelli e cavalieri

Da bambino amavi le marionette (quelle con i fili) e i burattini (quelli calzati come un guanto sulle mani)? Ora queste forme di teatro sono rivolte all’infanzia, ma un tempo erano più diffuse e popolari. Immaginati un teatro di paese, non un teatro elegante, ma una piccola sala, magari un po’ polverosa. La gente – chi conosce il testo rappresentato, ma anche chi non sa leggere e scrivere – è accorsa per lo spettacolo perché in scena vanno storie che appassionano tutti e tutte le età: le avventure dei paladini di Francia o dell’Orlando furioso, così come sono raccontate nei poemi. Una scenografia colorata, marionette (i pupi) con splendidi costumi da cavalieri, il racconto del marionettista (il puparo) e il pubblico è pronto a sognare amori, duelli e paladini.

Una storia sulla tela

Ecco il duello tra Onegin, giovane ricco ed egoista, e Lenskij, poeta idealista. Nel romanzo in versi di Puškin i due, prima amici, si sfidano perché Onegin, per noia, seduce Olga, fidanzata di Lenskij: nel combattimento quest’ultimo perde la vita.

Cimiteri letterari

Il cimitero di Père-Lachaise a Parigi, quello di Staglieno a Genova e quello Monumentale di Milano sono luoghi suggestivi, costruiti nell’Ottocento anche con lo scopo di favorire la meditazione sulla morte e sulle vicende delle persone sepolte. Lo scultore italiano Leonardo Bistolfi (1859-1933) ha realizzato per questi cimiteri sculture funebri di forte carica simbolica e straordinaria grazia, che gli valsero l’epiteto di “poe­ta della morte”.

Verifica delle conoscenze

1. Poesia e narrativa possono essere considerate compatibili nel racconto delle storie?

2. Quali sono gli ingredienti della narrativa in versi?

3. Chi erano gli aedi?

4. Quali furono le prime forme della poesia narrativa?

5. Che cos’è e di che cosa parla il ciclo carolingio?

6. Quali sono le forme di poesia narrativa privilegiate dai poeti romantici?

7. Pur nella diversità dei loro stili, quale aspetto accomuna le opere di autri quali Saba, Caproni e Pagliarani?

8. In che cosa consiste l’Antologia di Spoon River?

La dolce fiamma - volume B
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Poesia e teatro