MITO E CIVILTÀ - I rapporti parentali nel mondo romano

MITO E CIVILTÀ

I rapporti parentali nel mondo romano

La famiglia romana prevedeva la distinzione fra tre diverse forme di parentela: l’agnatio, la cognatio e l’adfinitas. Mentre risulta relativamente più chiaro il concetto di adfinitas, la parentela per matrimonio che esclude la consanguineità (quella che lega i suoceri, il genero, la nuora), i primi due termini risultano non immediatamente traducibili in italiano. La agnatio, infatti, rappresenta la parentela che lega persone di sesso maschile: un fratello nato dallo stesso padre, un figlio di un fratello (nipote), un figlio di un fratello del padre (cugino) ecc. Invece, coloro che sono imparentati per via femminile sono detti cognati (zio materno, nipote oppure i cugini dal lato materno) e il rapporto che li accomuna cognatio. Tale distinzione, per noi oggi quasi incomprensibile, aveva forti ricadute sulla vita reale, dal momento che la parentela agnatizia era considerata molto più forte di quella cognatizia e godeva di priorità anche in materia ereditaria.

Nell’ambito degli affetti, invece, c’era una maggiore specificazione dei ruoli nella famiglia romana rispetto alla nostra: per esempio, gli zii consanguinei non erano tutti uguali. La zia materna, sorella della madre, non a caso detta in latino matèrtera, era una sorta di seconda madre e confidente del nipote; lo zio paterno (pàtruus), invece, era una figura severa, associato a un ruolo repressivo, diversamente dallo zio materno (avùnculus). Come ricorda Maurizio Bettini, studioso di Letteratura latina e Antropologia romana, il poeta latino Persio (I secolo d.C.) scrive «quando prendiamo l’aria di zii paterni», per indicare l’atteggiamento serioso che si assume in età matura.

Quanto alla fratellanza, essa rappresentava uno dei rapporti più stretti: i fratelli condividevano nome, genitori, esperienze di vita, medesime tradizioni, il che però li portava talvolta anche a contendersi il patrimonio. La storia romana, in effetti, è segnata sin dall’inizio dall’inevitabile competizione di due fratelli, Romolo e Remo, il secondo dei quali destinato a soccombere.

La dolce fiamma - volume C
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