T2 - Telemaco e i consigli di Mentore (libro III, vv. 1-101)

T2

Telemaco e i consigli di Mentore

  • Tratto da Odissea, libro III, vv. 1-101

Mentre Odisseo si trova ancora impegnato nel lungo e travagliato viaggio di ritorno, per il figlio Telemaco, ormai cresciuto, ma non ancora entrato appieno nella vita adulta, la situazione a Itaca è diventata insostenibile a causa dell’arroganza dei Proci che mettono costantemente in discussione il suo ruolo. La dea Atena, assunte le sembianze di Mentore, l’itacese a cui Odisseo aveva affidato il figlio prima di partire per la guerra di Troia, lo spinge a intraprendere un viaggio alla ricerca di notizie del padre, nonostante l’opposizione dei Proci, che vorrebbero negargli una nave (libro II). Telemaco salpa di nascosto nel cuore della notte in compagnia del falso Mentore: prima tappa del suo viaggio è Pilo, regno del vecchio Nestore.

Il Sole sorse, lasciando il mare bellissimo,

nel cielo di bronzo, per dare agli immortali la luce

e darla ai mortali sulla terra che dona le biade:

ed essi giunsero a Pilo, la città ben fondata

5      di Neleo. Sulla riva del mare i Pili immolavano vittime,

tori nerissimi, allo Scuotiterra dai capelli turchini:

i posti erano nove, ve ne erano cinquecento

in ciascuno, e in ognuno avevano nove tori davanti.

Avevano assaggiato i visceri e arrostito i cosci al dio,

10    quando essi approdarono e, imbrogliatele, raccolsero

le vele della nave librata, l’ormeggiarono e scesero.

Scese dalla nave Telemaco, Atena lo precedeva.

Gli disse per prima la dea glaucopide Atena:

«Telemaco, non devi più avere nessuna vergogna:

15    per questo hai solcato anche il mare, per sapere

del padre, dove lo nascose la terra e quale destino incontrò.

Ma su, ora va’ dritto da Nestore che doma cavalli:

vediamo che pensiero egli chiude nel petto.

20    Non ti dirà una menzogna, perché ha molto giudizio».

Le rispose allora giudiziosamente Telemaco:

«Mentore, come andrò, come debbo rivolgermi a lui?

neanche un po’ sono esperto di fitti discorsi:

ed è anche vergogna che un giovane interroghi un vecchio».

25    Gli disse allora la dea glaucopide Atena:

«Telemaco, qualcosa la penserai tu, nella mente,

altre te ne ispirerà anche un dio: perché non credo

che contro la volontà degli dèi tu sia nato e cresciuto».

Detto così, Pallade Atena si mosse per prima

30    sveltamente; sulle orme della dea andava, poi, lui.

Arrivarono all’adunanza e ai posti dei Pili,

dove Nestore sedeva coi figli, e intorno i compagni

preparavano il pasto, cuocevano carni e ne infilzavano altre.

Come videro gli ospiti, tutti corsero in folla,

35    tesero la mano e li invitarono a prendere posto.

Per primo Pisistrato, figlio di Nestore, accostatosi,

prese la mano di entrambi e li fece sedere a convito,

su morbide pelli di pecora, sulla sabbia del mare,

accanto al fratello Trasimède e al padre.

40    Diede ad essi poi parti di visceri, versò loro del vino

in una coppa d’oro, e disse rivolto

a Pallade Atena, la figlia di Zeus egìoco:

«Ora prega, o straniero, Posidone signore:

perché a un convito per lui partecipate, qui giunti.

45    E quando avrai libato e pregato, come è regola,

dai anche a costui la coppa di vino dolcissimo

per libare, perché credo vorrà pregare anche lui

gli immortali: degli dèi, tutti gli uomini hanno bisogno.

Ma egli è più giovane, la sua età è la mia:

50    perciò darò prima a te la coppa d’oro».

Detto così, gli pose in mano la coppa di vino soave:

si compiacque Atena dell’uomo assennato, giusto,

perché diede a lei per prima la coppa d’oro;

subito pregò con fervore Posidone signore:

55    «Ascolta, Posidone che percoti la terra, e non impedire

a noi che preghiamo di portare a buon fine queste opere.

Anzitutto da’ a Nestore gloria, e ai suoi figli,

e poi dona agli altri, a tutti i Pili,

un gradito compenso dell’ecatombe magnifica.

60    E concedi che Telemaco ed io ritorniamo, appena compiuto

ciò per cui qui venimmo con la nera nave veloce».

Così dunque pregò e compì intanto ogni cosa.

Diede a Telemaco la bella coppa a due anse:

e il figlio caro d’Odisseo pregò anche a quel modo.

65    Quando ebbero cotte e sfilate le terga,

divise le parti, consumarono lo splendido pasto.

Poi, quando ebbero scacciato la voglia di bere e di cibo,

il cavaliere Gerenio, Nestore, tra essi iniziò a parlare:

«Ora certo è più bello domandare e chiedere

70    agli ospiti, ora che si sono ristorati di cibo, chi sono mai.

O stranieri, chi siete? Da dove venite per le liquide vie?

Per un affare, o alla ventura vagate

sul mare, come i predoni, che vagano

rischiando la vita, portando danno agli estranei?»

75    Gli rispose allora giudiziosamente Telemaco,

preso coraggio: glielo mise lei il coraggio nell’animo,

Atena, perché gli chiedesse del padre lontano:

«O Nestore, figlio di Neleo, grande gloria degli Achei!

80    chiedi di dove noi siamo, ed io voglio dirtelo.

Siamo giunti da Itaca, ai piedi del Neio.

È affare privato, non pubblico, questo che dico:

cerco notizie diffuse sul padre mio, se mai ne sento,

sul chiaro intrepido Odisseo, che dicono un giorno

85    distrusse la città dei Troiani, lottando al tuo fianco.

Perché tutti gli altri, che combatterono contro i Troiani,

sappiamo dove ognuno morì di morte luttuosa:

ma di lui persino la morte rese ignota il Cronide.

Di sicuro, infatti, nessuno sa dire quando è perito,

90    se in terra fu vinto, da gente nemica,

o tra le onde d’Anfitrite, nel mare.

Per questo ora vengo da te, come supplice, se mai volessi

narrarmi la sua morte luttuosa, qualora coi tuoi occhi

l’hai vista o da un altro hai sentito notizie

95    dell’errante. Lo generò davvero infelice la madre!

Non devi blandirmi per ritegno o pietà,

ma raccontami bene, come ti capitò di vedere.

Te ne supplico, se mai mio padre, il valoroso Odisseo,

parlò o agì per te come aveva promesso

100 nella terra di Troia, dove patiste pene voi Achei.

Ricordami ora quei fatti e parlami sinceramente».


Omero, Odissea, libro III, vv. 1-101, trad. di G.A. Privitera, Mondadori, Milano 2015

 >> pagina 197 

A tu per tu con il testo

Sarà capitato anche a te – e ti capiterà spesso in futuro – di poter contare sui consigli di una persona più grande, che riveste un’importanza speciale ai tuoi occhi, sia perché gli riconosci un particolare valore sia perché si dimostra sempre disponibile nelle occasioni difficili o quando si tratta di compiere scelte per il tuo futuro. Ebbene, questa figura si chiama oggi “mentore”: un’antonomasia che è al tempo stesso un omaggio al tutore di Telemaco, emblema del consigliere saggio e fidato, dotato di autorevolezza e inconfondibile carisma.

A differenza di un genitore o di un insegnante, che svolgono un ruolo riconosciuto e rappresentano un’autorità per così dire istituzionale e indiscutibile, il mentore esercita una guida discreta che tende a non imporsi. Dalla sua ha il vantaggio di non rivendicare una posizione gerarchicamente superiore, ma di guardare con soddisfazione i progressi dell’“allievo” che ha scelto di seguirlo. Per questo è importante individuare il modello giusto, il maestro più affidabile, la guida alla quale rivolgerci nei frangenti difficili della nostra formazione di uomini. Che sia un allenatore, un insegnante o semplicemente un compagno più grande e più esperto di noi, averlo accanto significa potersi giovare di un aiuto prezioso, capace di mostrarci la via in quel meraviglioso ma anche tortuoso itinerario che è la vita.

 >> pagina 198

Analisi

Un’alba incantevole accompagna lo sbarco di Telemaco sulla spiaggia di Pilo, dopo una notte trascorsa in mare. Il momento è solenne in quanto gli abitanti del luogo stanno celebrando un solenne sacrificio a Poseidone (vv. 5-9). Probabilmente la sacralità della scena contribuisce a suscitare la ritrosia del ragazzo, che si vergogna di interrompere il rito e di rivolgersi all’anziano Nestore, re di Pilo. Telemaco, infatti, è in quell’età in cui, benché adulto, non ricopre ancora un ruolo sociale riconosciuto: per ricevere il rispetto degli altri ha bisogno di qualificarsi come figlio di Odisseo e ha timore di parlare a un uomo più grande di lui, come Nestore («Mentore, come andrò, come debbo rivolgermi a lui? / neanche un po’ sono esperto di fitti discorsi: / ed è anche vergogna che un giovane interroghi un vecchio», vv. 22-24).

La risposta di Atena, che segue Telemaco nelle vesti di Mentore, è pronta e incoraggiante: non deve avere paura, perché a suggerirgli le parole giuste sarà un dio, ma ne avrà bisogno fino a un certo punto, in quanto egli ha già buoni pensieri nella mente (vv. 26-28).

Il sopraggiungere degli ospiti suscita la curiosità dei Pili, che corrono numerosi e li invitano a prendere posto, mentre il figlio di Nestore, Pisistrato, si appresta a fare gli onori di casa. L’ospitalità è particolarmente premurosa: dopo averli fatti sedere su pelli di pecora adagiate sulla sabbia del mare, accanto a sé e al padre, Pisistrato porge agli stranieri parte delle viscere delle vittime sacrificali e versa loro del vino, invitandoli a partecipare alla preghiera e alla cerimonia. Secondo le norme consolidate di una ritualità convenzionale, il primo a ricevere la coppa di vino è il falso Mentore, perché più anziano del suo compagno di viaggio Telemaco (vv. 49-50). Atena, contenta in cuor suo dell’onore riconosciutole, ricambia le belle parole con una invocazione a Poseidone, perché ricompensi il sacrificio messo in atto da Nestore e soddisfi le richieste di Telemaco (vv. 55-61). Dalla preghiera della dea emerge chiaramente la concezione contrattualistica della religione propria degli antichi, per i quali un sacrificio era considerato un mezzo di scambio per ottenere dal dio un compenso.

Il pasto condiviso svolge un’importante funzione sociale. Solo dopo che gli stranieri si sono ristorati, secondo le leggi dell’ospitalità, Nestore chiede notizie sulla loro origine (vv. 67-70) e nel farlo non si esime dal considerare la possibilità che essi possano essere dei predoni, che vagano / rischiando la vita, portando danno agli estranei (vv. 73-74). I Greci, infatti, avevano perlopiù una concezione negativa del mare e delle attività che vi si svolgevano, soprattutto della pirateria e del commercio, anche in considerazione dell’alto rischio legato alla navigazione in mare aperto.

Nonostante il lecito sospetto espresso dal re di Pilo, Telemaco prende finalmente coraggio, anche grazie all’aiuto della dea, e si presenta, spiegando le ragioni della sua visita (vv. 75-95). Il motivo che lo spinge è un affare privato, non pubblico: Telemaco è giunto da Nestore per avere notizie del padre, ancora assente da casa, mentre gli altri eroi della guerra troiana sono tutti rientrati. Il timore maggiore è che Odisseo possa essere morto, ucciso da nemici oppure sopraffatto dal mare, ma Telemaco è pronto anche a questa eventualità: ciò che gli preme sapere soprattutto è la verità, per questo chiede a Nestore di parlargli con sincerità, senza avere ritegno o pietà (vv. 96-101).

Attraverso l’esperienza di un viaggio guidato dalla devozione filiale, il giovane riesce, così, a vincere le sue paure e a fare i primi passi della vita di adulto, come tenere un discorso in pubblico presso un anziano sovrano.

 >> pagina 199 

Laboratorio sul testo

COMPRENDERE

1. In quale località si svolge l’episodio?

  • a Sparta.
  • b Itaca.
  • c Pilo.
  • d Troia.


2. In quale momento della giornata si svolge lo sbarco di Telemaco?


3. In che cosa consiste il sacrificio a Poseidone?


4. Perché Pisistrato porge la coppa di vino prima a Mentore?


5. Perché Telemaco ha paura di interrogare Nestore?

ANALIZZARE E INTERPRETARE

6. Riassumi nella tabella il ruolo svolto da Atena nelle vesti di Mentore.


dopo l’approdo

verso l’adunata dei Pili

con Pisistrato

dialogo Telemaco-Nestore


7. Rileggi le parole rivolte da Nestore a Telemaco. Quali diverse idee di straniero sono espresse? Perché prevale l’ospitalità?


8. Come è strutturato il discorso di Telemaco a Nestore? Individua nel brano le varie parti e mettile in ordine, numerandole da 1 a 4.

  • supplica
  • argomento della richiesta
  • presentazioni
  • lodi dell’interlocutore


9. Il brano presenta una traccia della maggiore religiosità dell’Odissea rispetto all’Iliade. Sapresti trovarla?

COMPETENZE LINGUISTICHE

10. Lessico. Scrivi cinque frasi usando la parola mentore.


11. Figure retoriche. L’antonomasia. La trasformazione di un nome proprio in un nome comune è la forma più frequente di un procedimento retorico che va sotto il nome di antonomasia. Nel caso di mentore, l’uso antonomastico non è attestato negli antichi, ma risale all’opera Le avventure di Telemaco (1699) dello scrittore francese Fénelon (1651-1715), un romanzo pedagogico che vedeva il giovane Telemaco viaggiare attraverso vari paesi dell’antichità e imparare nozioni di virtù e buon governo dal precettore Mentore. Il successo riscosso dal libro nel secolo successivo determinò anche la vasta diffusione del termine, diventato di uso comune. Sulla base di questa vicenda, trova altri esempi di antonomasia e spiegane la storia.

PRODURRE

12. Scrivere per raccontare Racconta un episodio in cui sei stato chiamato a confrontarti con persone più grandi di te (un discorso, un’interrogazione ecc.), mettendo in luce ansie, esitazioni, pensieri che lo hanno preceduto (massimo 15 righe).

SPUNTI PER discutere IN CLASSE

Il passaggio all’età adulta presuppone una fase in cui ci sentiamo tutti un po’ come Telemaco e abbiamo bisogno di figure di riferimento, spesso autoritarie, talvolta autorevoli. Che cosa differenzia il concetto di autorità da quello di autorevolezza? Discutine in classe con l’insegnante e con i compagni.

La dolce fiamma - volume C
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