ANALIZZA TU - Erri De Luca, A forma di altare

  analizza tu

Erri De Luca

(Napoli, 1950)

A forma di altare

  • Tratto da Il più e il meno, 2015
  • racconto

Il narratore, attraverso la memoria di pietanze e alimenti, ricorda la sua infanzia: aromi, sapori, rituali della cucina si susseguono, delineando uno spaccato della cultura e della società napoletane.

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Audiolettura

Salivano dal fondo della strada gli odori di cucine, a ogni rampa di scale si davano
il cambio, a staffetta. La domenica si sapeva cosa succedeva nei piatti di
ogni casa. Si cominciava dalla portineria, il primo fuoco acceso, il primo odore
in viaggio nel vapore.

5      «Donna Speranza ha ingignato i friarielli»:1 la cucina della portiera a pianoterra
ingignava, iniziava cuocendo in olio e aglio, le foglie di un broccoletto locale.

L’odore amaro pungeva le narici ancora addormentate. «Nun ce fa piglia’
manco ’o ccafè»,2 diceva una voce imbronciata nel primo risveglio. Il friariello
era più di un odore di pietanza, aveva l’arroganza dell’incenso, era per il palazzo 

10    il primo gas3 delle domeniche, nelle stagioni delle sere lunghe. Se ne saliva
solitario e guappo4 fino ai lavatoi, passava per le scale, informava5 il cortile
cupo, dove il sole non metteva piede e i panni si asciugavano per stanchezza.

Qualche donna ritirava il bucato per non trovarselo insaporito di friarielli.
Donna Speranza guardava in alto la fuga della biancheria6 e preparava il secondo 

15    assalto al cielo: il baccalà. Già da due giorni stava a mollo nell’acqua per
sciogliere il callo del sale.7 Lei lo faceva la domenica, da noi si processava8 il
venerdì, scortato9 da una maggioranza di patate.


Oggi è pietanza pregiata, ma nella città di dopoguerra, che di carne parlava a
carnevale e pasqua, il baccalà e le alici erano proteine a buon mercato. Donna 

20    Speranza non andava a messa e non teneva immagini di santi nella portineria.
Teneva invece appesa per arredo una bella treccia d’aglio. «È devota a sant’aglio»,
diceva mio padre, unico socialista del palazzo, ateo per irritazione. La
devozione popolare che invocava e bestemmiava tutti i nomi del calendario,
gli strilli a squarciagola che costringevano la reliquia sanguigna a liquefarsi:10 

25    gli torcevano il sistema nervoso. Era un ateo geografico, fosse nato al Nord
sarebbe stato per temperamento un luterano.11

La domenica andavamo a pranzo dalla mamma di mamma, nonna Emma. Lei
e sua nuora Lillina dal venerdì sera si alternavano presso la fiammella minima
che asciugava il ragù, rraù, in lingua e palato locali. Il nostro arrivo a mezzogiorno 

30    in anticamera era accolto da un alleluia12 di ragù dritto nel naso. Quel
sugo era l’applauso di uno stadio in piedi dopo un gol, era un abbraccio, un
salto e una cascata dentro le narici. Mai più potrò riavere quell’arrembaggio al
vertice dei sensi,13 che sta per me in qualche ghiandolina dell’olfatto. A tavola,
condito con la pasta grossa, mi sedevo composto, ma dentro di me stavo in 

35    ginocchio di fronte alla scodella.

È stata la mia porzione di manna,14 pane dei cieli, apparecchiata da due sacerdotesse
di fornelli, dai loro riti notturni. Erano bocconi che imponevano
silenzio. A me si chiudevano anche gli occhi. Le forchette nei piatti raccoglievano
il frutto della conoscenza. La bocca piena gorgheggiava una laude.15 Non 

40    ho temperamento mistico, ma quel poco che mi è toccato in sorte l’ho assaggiato,
l’ho avuto sulla lingua durante le domeniche d’infanzia. Quella mensa
festiva assume nel ricordo la forma di un altare.


Da loro due, Emma e Lillina, ho ricevuto poi notizie dettagliate per la composizione
della parmigiana di melanzane, piatto preferito dell’età adulta. La preparavo 

45    facendo passare il frutto per tre fuochi. Tagliate a fette le melanzane,
le mettevo al sole, la fiamma più potente, ad asciugarsi d’acqua e addensare
sapore. Poi le friggevo indorando16 di festa la cucina. Ultimo fuoco il forno,
dopo averle distese a strati, ognuno ricoperto di sugo, basilico, mozzarella e
la manciata di formaggio parmigiano. Tre fuochi concorrevano17 alla pietanza 

50    che meglio coincide per me con la parola casa.

Senza mamma pratico l’astinenza da quel cibo, un esilio alimentare. Il lutto
si sconta alla tavola invece che al cimitero.

Poco e niente ghiotto di dolciume, ammetto un’eccezione, la pastiera.18 La sua
scacchiera di pastafrolla,19 il ripieno di grano, sono la promessa mantenuta di 

55    ogni primavera. La fine dell’inverno per me non sta nelle frecciate nere delle
rondini, ma nell’arrivo da Napoli, in busta chiusa e con l’ufficialità di un atto
notarile, della pastiera spedita da mio cugino Mario. Niente zucchero a velo,
che non è da pandoro la pastiera. Il coltello che incide la sua pienezza fa di me
un Aladino che sfrega la sua lampada e ne sprigiona il genio.20 Quello della pastiera 

60    si accosta alla bocca per ascoltare il desiderio impossibile di ognuno. Il
mio, una volta all’anno e senza muovere labbra, è di tornare a sedermi a quella
tavola della domenica, dove nessuno era ancora mancato.


Erri De Luca, Il più e il meno, Feltrinelli, Milano 2015

 >> pagina 56 

Laboratorio sul testo

Comprendere

1. A ogni personaggio associa l’eventuale epiteto, l’alimento o la pietanza con cui è in relazione, il grado di parentela con il narratore.


1) Mario   2) Speranza   3) Emma   4) Nessun nome


Epiteti dei personaggi:

  • a) la portiera
  • b) l’ateo
  • c) nessun epiteto
  • d) la sacerdotessa

Alimenti e pietanze:

  • e) l’aglio
  • f) la pastiera
  • g) il ragù
  • i) i friarielli
  • j) la parmigiana di melanzane

Grado di parentela con il narratore:

  • k) padre
  • l) nessuna parentela
  • m) nonna
  • n) cugino
  • o) madre


2. Indica se le seguenti affermazioni sono vere o false.


a) I primi paragrafi sono ambientati in un palazzo a più piani.

  • V   F

b) La domenica mattina, gli inquilini accoglievano con gioia l’aroma dei friarielli.

  • V   F

c) L’odore dei friarielli è delicato e quasi impercettibile.

  • V   F

d) Donna Speranza cucinava i friarielli nei mesi invernali.

  • V   F

e) Il palazzo aveva un cortile profondo e stretto.

  • V   F

f) Donna Speranza era una fervente devota.

  • V   F

g) Il padre del protagonista è infastidito dalle manifestazioni popolari della devozione.

  • V   F

h) Il padre del protagonista è comunista.

  • V   F

i) Il protagonista ritiene che il sapore del ragù della nonna sia ineguagliabile.

  • V   F

j) Le emozioni provate alla mensa della nonna sono intense come esperienze spirituali.

  • V   F

k) L’io narrante non sa cucinare.

  • V   F

l) L’io narrante è in lutto per la morte della madre.

  • V   F

m) L’io narrante non è goloso di dolci.

  • V   F

n) La pastiera è un dolce invernale.

  • V   F

3. Rileggi la prima parte del racconto (rr. 1-26). Di quali anni si parla e quali sono le condizioni socioeconomiche evocate dal racconto?


4. Qual è il desiderio che l’io narrante esprime davanti alla pastiera?

 >> pagina 57 

Analizzare e interpretare

5. Quale tipo di voce narrante incontri nel testo? (Sono possibili più risposte.)

  • a Narratore interno. 
    b Narratore esterno. 
  • c Narratore palese. 
  • d Narratore nascosto. 
  • e Narratore attendibile. 
  • f Narratore non attendibile. 


6. Associa gli esempi di citazione delle parole dei personaggi alla tipologia corretta. Fai attenzione: ci sono anche due soluzioni errate.

  • a) «Donna Speranza ha ingignato i friarielli»: la cucina della portiera a pianoterra igignava, iniziava cuocendo in olio e aglio, le foglie di un broccoletto locale (rr. 5-6).
  • b) «È devota a sant’aglio», diceva mio padre, unico socialista del palazzo, ateo per irritazione (rr. 21-22).


1) discorso diretto legato

2) discorso indiretto legato

3) discorso diretto libero

4) discorso indiretto libero


7. Quale modalità di focalizzazione è presente nel seguente passo?


«È devota a sant’aglio», diceva mio padre, unico socialista del palazzo, ateo per irritazione. La devozione popolare che invocava e bestemmiava tutti i nomi del calendario, gli strilli a squarciagola che costringevano la reliquia sanguigna a liquefarsi: gli torcevano il sistema nervoso. Era un ateo geografico, fosse nato al Nord sarebbe stato per temperamento un luterano (rr. 21-26).


  • a Zero: la voce narrante ci fornisce informazioni alle quali il personaggio non può avere accesso. 
    b Interna: la voce narrante adotta il punto di vista di un personaggio interno alla storia, conosce i fatti, i sentimenti e i pensieri di questo personaggio. 
  • c Esterna: la voce narrante descrive situazioni e azioni del personaggio, ma non conosce pensieri e sentimenti del personaggio. 


8. La voce narrante ha, nei confronti del ragù di Emma e Lillina, un atteggiamento

  • a distaccato e analitico, da antropologo o da studioso di storia della cucina e delle tradizioni popolari. 
    b esaltato ed entusiasta, da invasato religioso, devoto però della cucina e non della chiesa. 
  • c interessato e curioso, da giornalista o da divulgatore scientifico. 
  • d ironico e divertito, da commediografo o da comico che vuole intrattenere il pubblico provocandone il riso.

Produrre

9. Scrivere per RACCONTARE C’è un episodio della tua infanzia legato alla cucina? Il pranzo di un’occasione speciale, o un pasto durante una festa? Raccontalo dal tuo punto di vista in circa 15 righe, in prima persona.


10. Scrivere per RACCONTARE Racconta l’episodio che hai narrato nell’esercizio precedente, immaginando di essere un narratore esterno onnisciente che osserva la situazione da fuori. Adotta la terza persona.


11. Scrivere per DESCRIVERE La voce narrante descrive con dovizia di dettagli la procedura da seguire per preparare la parmigiana di melanzane. Descrivi a tua volta, nei minimi particolari, la preparazione di un piatto tradizionale della tua regione o nazione di provenienza. La tua descrizione ha due obiettivi: devi ingolosire il lettore, e quindi fargli capire dalla descrizione quanto buono è il piatto; devi dare al lettore tutte le informazioni necessarie per prepararlo.


12. Scrivere per DESCRIVERE Immagina che esista una macchina da presa che riprende, oltre alle immagini e ai suoni, anche gli odori. Decidi di fare un film con questo prodigioso marchingegno. Siccome abiti nel palazzo descritto, ed è la tarda mattinata di domenica, vuoi documentare cosa succede nel palazzo. Sali le scale, dalla portineria al quarto piano, e registri quello che vedi, che senti e che annusi: a ogni piano abita una sola famiglia.

La dolce fiamma - volume A
La dolce fiamma - volume A
Narrativa