T2 - Andrea Camilleri, Il patto

T2

Andrea Camilleri

Il patto

  • Tratto da Un mese con Montalbano, 1998
  • Lingua originale inglese
  • racconto poliziesco

Andrea Camilleri nasce nel 1925 a Porto Empedocle, in Sicilia. Nel dopoguerra si trasferisce a Roma, dove frequenta l’Accademia d’Arte Drammatica. Esordisce nel frattempo come poeta su riviste prestigiose, come “Mercurio”. Nella capitale intraprende una brillante carriera che lo porta a firmare oltre centinaia di regie teatrali, radiofoniche e televisive. Lavora sino alla fine degli anni Ottanta per la Rai; poi, una volta in pensione, torna a dedicarsi con impegno alla letteratura, non in versi ma in prosa, incontrando un successo strabiliante. La sua produzione narrativa si incanala in due grandi filoni: i romanzi storici, ambientati per lo più nell’Ottocento, e i gialli incentrati sulla figura del commissario Salvo Montalbano, che fa il suo esordio nel romanzo La forma dell’acqua (1994). Quattro anni più tardi si girano i primi episodi dello sceneggiato tv ispirato alla serie. Morto a Roma nel 2019, Camilleri è oggi lo scrittore italiano più noto al mondo, tradotto in decine di lingue nonostante le difficoltà imposte dallo stile, caratterizzato dall’uso del dialetto siciliano.

A tarda notte, di ritorno a casa in automobile, Montalbano si imbatte in una strana vecchietta che cammina sul bordo della strada. Il commissario, preoccupato, la convince a farsi accompagnare a casa. Il giorno dopo viene scoperto il cadavere di un professore in pensione, ucciso a colpi di pistola nel suo studio. Montalbano, frugando nel camino, scopre un frammento di fotografia. In breve sarà in grado di ricomporre il puzzle.

 Asset ID: 115753 (let-audlet-il-patto-a-camilleri480.mp3

Audiolettura

Tutta vestita di nìvuro,1 tacchi alti, cappellino fuori moda, borsetta di pelle lucida
appesa al braccio destro, la signora (perché si capiva benissimo ch’era una
signora e d’antica classe) procedeva a passi piccoli ma decisi sul ciglio della
strata,2 occhi a terra, incurante delle rare auto che la sfioravano.

5      Macari3 di giorno quella donna avrebbe attirato l’attenzione del commissario
Montalbano per la distinzione e l’eleganza d’altri tempi: figurarsi alle due e
mezzo di notte, su una strata fuori paìsi.4 Montalbano stava tornando alla sua
casa di Marinella5 dopo una lunga giornata di travaglio6 al commissariato, era
stanco, ma viaggiava a lento,7 dai finestrini aperti dell’auto gli arrivavano gli 

10    odori di una notte di mezzo maggio, ventate di gelsomino dai giardinetti delle
ville alla sua destra, folate di  salmastro8 dal mare a sinistra. Dopo avere per un
pezzo proceduto darrè9 la signora, il commissario le si affiancò e, piegandosi
sul sedile del passeggero, le spiò:10

«Occorre niente, signora?».

15    La donna manco isò la testa,11 non
fece il minimo gesto, proseguì.

Il commissario accese gli abbaglianti,
fermò l’auto, scese e le si parò davanti
impedendole di proseguire. Solo 

20    allora la signora, per niente scantata,12
si decise a taliàrlo.13 Alla luce dei fari
Montalbano vide che era molto anziana,
ma gli occhi erano di un azzurro intenso,
quasi fosforescente, stonavano 

25    col resto della faccia per la conservata
giovinezza. Indossava degli orecchini
preziosi, attorno al collo una splendida collana di perle.

«Sono il commissario Montalbano», disse per rassicurarla, macari se la
fìmmina14 non dava il minimo segno di nervosismo.

30    «Piacere. Io sono la signorina Angela Clemenza. Desidera?». Aveva calcato15
sul “signorina”. Il commissario sbottò.

«Io non desidero niente. Le pare logico andarsene in giro, parata16 così, a
quest’ora di notte e da sola? Lei è stata fortunata che non l’abbiano ancora
derubata e gettata in un fosso. Salga in macchina, l’accompagno».

35    «Non ho paura. E non sono stanca».

Era vero, aveva il respiro regolare, sul suo viso non c’era traccia di sudore;
solo le scarpe imbiancate dalla polvere dicevano che la signorina aveva camminato
a piedi per un lungo tratto.

Montalbano con due dita le pigliò delicatamente un braccio, la sospinse 

40    verso la macchina.

Angela Clemenza per un momento ancora lo taliò, l’azzurro dei suoi occhi
si era come impastato di viola, era evidentemente arrabbiata, ma non disse
niente, salì.

Appena assittata17 in auto, poggiò la borsetta sulle ginocchia, si massaggiò 

45    leggermente l’avambraccio destro. Il commissario notò che la borsetta era
gonfia, doveva pesare.

«Dove l’accompagno?».

«Contrada Gelso. Le dico io come arrivarci».

Il commissario tirò un sospiro di sollievo, contrada Gelso non era lontana, 

50    stava dalla parte di campagna, a pochi chilometri da Marinella. Avrebbe voluto
spiare alla signorina come mai si fosse venuta a trovare sola, di notte, diretta a
casa a piedi, ma il ritegno18 e la compostezza di lei l’intimidivano.

Da parte sua la signorina Clemenza non raprì19 bocca se non per brevi indicazioni

55    sulla strata da pigliare. Superato un grosso cancello in ferro battuto e 

percorso un viale perfettamente tenuto in ordine, Montalbano si fermò nello
spiazzo davanti a una villetta ottocentesca, a tre piani, intonacata di fresco,
linda, con la porta e le persiane che parevano allùra allùra pittate20 di verde.
Scesero.

60    «Lei è una persona squisita. Grazie», fece la signorina. E tese il braccio. 

Montalbano, sorpreso di se stesso, si inchinò e le baciò la mano. La signorina
Clemenza gli voltò le spalle, armeggiò21 nella borsetta, tirò fora22 una chiave,
raprì la porta, trasì,23 richiuse.


Non erano manco le sette del matino24 che l’arrisbigliò25 una telefonata di
Mimì Augello, il suo vice.

65    «Scusami, Salvo, se ti chiamo a quest’ora, ma c’è stato un omicidio. Sono già
sul posto. Ti ho mandato una macchina».

Ebbe appena il tempo di farsi la barba che l’auto arrivò.

«Chi hanno ammazzato, lo sai?».

«Un professore in pensione, si chiamava Corrado Militello», fece l’agente 

70    alla guida. «Abita dopo la vecchia stazione».

La casa del fu professor Militello sorgeva sì dopo la vecchia stazione, ma
in aperta campagna. Prima che Montalbano oltrepassasse la soglia, Mimì Augello,
che quella matina gli era pigliata di voler parere il primo della classe,26
l’informò.

75    «Il professore aveva passato l’ottantina.27 Viveva solo, non si era mai maritato.28
Da una decina d’anni non niscìva29 più da casa. Ogni matina veniva
una cammarèra,30 la stessa da trent’anni, quella che l’ha trovato morto e ci ha
telefonato. La casa è fatta così: al piano di sopra ci sono due grandi càmmare31
da letto, due bagni e un cammarìno.32 Al piano terra un salotto, una piccola 

80    sala da pranzo, un bagno e uno studio. È lì che l’hanno ammazzato. Pasquano33
è all’opera».

Nell’anticamera, la cammarèra, assittata in pizzo a una seggia,34 piangeva
in silenzio, muovendo il busto avanti e narrè.35 Il corpo del professor Corrado
Militello giaceva riverso sulla scrivania dello studio. Il dottor Pasquano, il medico 

85    legale, lo stava esaminando.

«L’assassino», disse Mimì Augello, «ha voluto sadicamente36 spaventare
il professore prima d’ammazzarlo. Talìa qua: ha sparato al lampadario, alla
libreria, a quel quadro, mi pare che sia una riproduzione del Bacio di
Velasquez…».37

90    «Hayez», corresse stancamente Montalbano.

«… alla finestra e l’ultimo colpo l’ha riservato a lui. Un revolver, non ci sono
bossoli».

«Non perdiamoci nel conteggio dei colpi» intervenne il dottor Pasquano.
«Sono stati cinque, d’accordo, ma ha macari sparato al busto di Wagner,38 che 

95    è di bronzo, la pallottola ha rimbalzato e ha pigliato in piena fronte il professore,
ammazzandolo».

Augello non replicò.

Nel camino, una montagna di carta incenerita. Montalbano s’incuriosì, spiò
con gli occhi al suo vice.

100 «La cammarèra m’ha detto che da due giorni stava a bruciare lettere e fotografie»,
rispose Augello. «Le teneva in questo baule qua che ora è vacante».39

Evidentemente Mimì Augello si trovava in una di quelle giornate nelle quali,
se si metteva a parlare, non si fermava manco40 a cannonate.

«La vittima ha aperto all’assassino, non c’è traccia d’effrazione.41 Sicuramente 

105 lo conosceva, si fidava. Uno di casa. Sai che ti dico, Salvo? Da qualche
parte sbucherà un nipotuzzo42 che da troppo tempo stava ad aspettare l’eredità
e ha perso la pazienza, si è scassato la minchia.43 Il vecchio era ricco, case,
terreni edificabili».

Montalbano non lo stava a sèntiri,44 era perso darrè ricordi di pellicole poliziesche 

110 inglesi. Fu così che fece una cosa che aveva già visto fare in uno di
questi film: si calò verso il camino, infilò una mano dintra45 la cenere, tastiò.46
Ebbe fortuna, sotto le dita gli venne un quadratino spesso, di cartoncino. Era
un frammento di fotografia, grande quanto un francobollo. Lo taliò e provò
una scossa elettrica. Mezzo volto di donna, ma come non riconoscere quegli 

115 occhi?

«Trovato niente?», spiò Augello.

«No», disse Montalbano. «Senti, Mimì, occupati tu di tutto, io ho da fare.
Salutami il giudice, quando arriva».


«Si accomodi, si accomodi», disse la signorina Angela Clemenza chiaramente 

120 contenta di rivederlo. «Venga da questa parte, la casa è diventata troppo
grande per me da quando è morto mio fratello il generale. Mi sono riservata
queste tre camere al pianoterra, mi risparmio le scale».

Le nove e mezzo del matino, ma la signorina era inappuntabile,47 a petto di
lei48 il commissario si sentì sporco e trasandato.

125 «Posso offrirle un caffè?».

«Non si disturbi. Devo farle solo qualche domanda. Lei conosce il professor
Corrado Militello?».

«Dal 1935, commissario. Allora avevo diciassette anni, lui uno più di me».

Montalbano la taliò fisso: niente, nessuna emozione, gli occhi un lago d’alta 

130 montagna senza increspature.49

«È con grande dispiacere, mi creda, che sono costretto a comunicarle una
cattiva notizia».

«Ma la conosco già, commissario! Gli ho sparato io!».

A Montalbano gli mancò la terra sotto i piedi, la stessa precisa impressione 

135 che aveva provato nel terremoto del Belice.50 Franò su una seggia51 che fortunatamente
era alle sue spalle. Pure la signorina Clemenza s’assittò,52
compostissima.

«Perché?», arriniscì53 ad articolare il commissario.

«È una storia vecchia come il cucco,54 si annoierà».

140 «Le garantisco di no».

«Vede, dalla seconda metà dell’Ottocento in poi, per ragioni che non so
e che non ho mai voluto sapere, la mia famiglia e quella di Corrado pigliarono55
a odiarsi.Ci furono morti, duelli, ferimenti. Capuleti e Montecchi,56
ricorda? E noi due, invece di odiarci, c’innamorammo. Romeo e Giulietta, 

145 appunto. I nostri familiari, i miei e i suoi stavolta alleati, ci separarono, a me
mi misero con le monache, lui andò a finire in collegio. Mia madre, sul letto
di morte, mi fece giurare che non avrei mai sposato Corrado. O lui o nessuno,
dissi invece a me stessa. Corrado fece lo stesso. Per anni e anni e anni
ci siamo scritti, ci telefonavamo, facevamo in modo d’incontrarci. Quando 

150 restammo solo noi due, i superstiti delle nostre famiglie, io avevo ormai sessantadue
anni e lui sessantatré. Convenimmo che a quell’età sarebbe stato
ridicolo maritarci».

«Sì, va bene, ma perché?…».

«Sei mesi fa mi fece una lunghissima telefonata. Mi disse che non ce la faceva 

155 più a stare solo. Voleva maritarsi con una vedova, sua lontana parente. Ma
come, gli domandai, a sessant’anni lo trovavi ridicolo e a ottanta no?».

«Capisco. È per questo che lei…».

«Vuole babbiare?57 Per me poteva maritarsi cento volte! Il fatto è che mi
telefonò il giorno appresso.58 Mi disse che non aveva chiuso occhio. Confessò 

160 d’avermi mentito, non si sposava per paura della solitudine, ma perché di
quella fìmmina si era veramente innamorato. Allora, lei capisce, le cose
cangiavano».59

«Ma perché?!».

«Perché avevamo pigliato un impegno, fatto un patto».

165 Si susì,60 raprì la stessa borsetta della sera avanti che era posata su un tavolinetto,
ne trasse un bigliettino ingiallito, lo pruì61 al commissario.


Noi, Angela Clemenza e Corrado Militello, davanti a Dio giuriamo quanto segue: chi
di noi due s’innamorerà di una terza persona, pagherà con la vita il tradimento. Letto,
firmato e sottoscritto:

170 Angela Clemenza, Corrado Militello

Vigàta,62 li 10 gennaio 1936.


«Ha letto? Tutto regolare, no?».

«Ma se ne sarà scordato!», fece Montalbano. Quasi gridò.

«Io no», disse la signorina, gli occhi che svariavano verso un pericoloso 

175 viola.63 «E guardi che aieri64 matina gli telefonai per assicurarmi meglio. “Che
fai?”, gli spiai. “Sto bruciando le tue lettere”, mi rispose. Allora mi andai a rileggere
il patto».

Montalbano sentiva un cerchione di ferro che aveva principiato a serrargli
la fronte, sudava.

180 «Ha gettato via l’arma?».

«No».

Raprì la borsetta, ne tirò fora una “Smith & Wesson” centenaria, enorme.
La diede a Montalbano.

«M’è venuto difficile colpirlo, sa? Non avevo mai sparato prima. Povero 

185 Corrado, s’è pigliato65 un tale spavento!».

E ora che doveva fare? Isarsi66 in piedi e dichiararla in arresto?

Rimase a taliàre il revolver, indeciso.

«Le piace?», spiò sorridente la signorina Angela Clemenza. «Glielo regalo.
Tanto a me non serve più».


Andrea Camilleri, Un mese con Montalbano, Mondadori, Milano 1998

 >> pagina 290 

A tu per tu con il testo

Chi è più in pericolo di un’anziana signora, che cammina al buio da sola lungo una strada di campagna? Eppure la signora – anzi signorina, come tiene a precisare – Angela Clemenza appare decisa, per nulla intimorita. Si tratta di una “zitella”, categoria che la letteratura tratta volentieri in chiave patetica oppure comica. Ma la signorina Angela non ci commuove, non ci diverte, non è un’arpia insopportabile e neppure un’investigatrice, come la Miss Marple di Agatha Christie. Non cerca nulla; anzi, vorrebbe passare inosservata. Camilleri disorienta e sorprende il lettore, lasciando perdere i soliti stereotipi. Chi sia la nostra vecchietta lo scopre Montalbano: un’inguaribile sentimentale e al tempo stesso un’assassina senza pentimenti. Il dubbio del commissario è il nostro. Merita o no l’arresto? Il finale aperto lascia campo libero a tutte le risposte.

Analisi

Ambientando la vicenda negli spazi aperti della campagna, Camilleri contravviene al tradizionale schema del giallo a enigma situato di norma in un ambiente circoscritto. Del resto anche la morte del professor Militello, ucciso nel suo studio da un proiettile che lo colpisce di rimbalzo, appare piuttosto anomala. Non si arriva infatti neppure a comporre una rosa dei sospettati: il vice di Montalbano, Mimì Augello, è convinto che l’assassino abbia voluto sadicamente spaventare il professore prima d’ammazzarlo (rr. 86-87) e che presto sbucherà un nipotuzzo che da troppo tempo stava ad aspettare l’eredità (rr. 106-107). Ma l’aiutante merita la fiducia del capo e di noi lettori? Lo stesso Augello scambia il pittore Hayez con Velázquez, introducendo una nota di comicità che altrove l’autore affida al goffo agente Catarella: forse è meglio seguire altre piste.

A mettere l’indagine sui binari giusti provvede il commissario, guidato dal ricordo di un film poliziesco inglese, che gli offre il giusto suggerimento. È così che è abituato a risolvere la maggior parte dei casi: non con il sostegno di un’intelligenza sovrumana, ma grazie a un pensiero, un flash, un dettaglio illuminante. Lo spirito d’osservazione si combina a una profonda conoscenza delle mentalità e dei codici culturali in uso nel territorio in cui agisce. Eccolo dunque nel salotto della signorina Angela, che confessa in tutta tranquillità di avere sparato al professore, reo di avere infranto un antico patto d’amore. Camilleri capovolge così il tipico delitto d’onore siciliano, non solo perché il braccio armato è quello di una donna, ma anche perché è una vecchietta, niente affatto disposta a rinunciare a una promessa d’amore nonostante l’età. Il delitto si tinge così di tinte tragicomiche e aggiunge una punta di tenera compassione.

 >> pagina 291 

Sherlock Holmes e Maigret si muovevano fra le piogge, la nebbia e il gelo di Londra e di Parigi. Tutt’altra è la location delle avventure di Montalbano. Non siamo in una grande metropoli dell’Europa settentrionale, ma in un paese siciliano di fantasia, Vigàta, affacciato sul Mediterraneo. Lo si vede bene all’inizio del racconto, quando il commissario torna a casa, affranto dopo una giornata di lavoro, e dai finestrini dell’auto penetrano i profumi di una splendida notte di maggio: ventate di gelsomino e folate di salmastro (rr. 10-11). Quello di Camilleri è uno stile sensuale, che insiste cioè sui sensi. Lo dimostra anche il notevole spazio concesso in molti racconti alla descrizione dei manicaretti siciliani, che Montalbano si concede ogni volta che può.

È sufficiente leggere tre righe di Camilleri per rendersi conto di quanto sia intenso e importante nei suoi libri il ricorso al dialetto. Per questo motivo a lungo gli editori rifiutarono i suoi libri, persuasi che fuori dalla Sicilia sarebbero risultati incomprensibili ai lettori. Invece milioni di persone si sono divertiti a imparare verbi come spiare (“chiedere”, r. 51), trasì (“entrò”, r. 62), taliàrlo (“guardarlo”, r. 21), termini come nìvuro (“nero”, r. 1), travaglio (“lavoro”, r. 8), vacante (“vuoto”, r. 101) o “falsi amici” come macari (“anche”, r. 5). Il sapore locale è riconoscibile anche sul versante sintattico: se in questo racconto il protagonista si presenta dicendo Sono il commissario Montalbano (r. 28), più spesso, in altri, esclama Montalbano sono!, con il verbo a destra, come capita normalmente nell’isola.

In effetti il “vigatese” è un ibrido, una lingua meticcia, in cui italiano e siciliano compongono un impasto armonioso. Camilleri, avendo lavorato una vita come regista e sceneggiatore, ha sviluppato una straordinaria abilità nella costruzione dei dialoghi, ai quali riesce a conferire una naturalezza invidiabile. Ma a volte le parole non servono: succede spesso, nelle storie di Montalbano, che per capirsi basti una taliàta fulminea.

Laboratorio sul testo

COMPRENDERE

1. Quando Montalbano incontra Angela Clemenza all’inizio del racconto, la signorina

  • a sta facendo una passeggiata notturna. 
    b sta andando a uccidere il professor Militello. 
  • c sta tornando a casa, dopo aver ucciso il professor Militello. 
  • d si è persa nelle campagne. 


2. Quale ipotesi sull’omicidio viene formulata da Augello?


3. Perché sul luogo del delitto sono presenti tracce di numerosi spari?

  • a Perché l’assassino ha voluto spaventare la vittima. 
    b Perché l’assassino ha infierito sul cadavere della vittima. 
  • c Perché l’assassino ha voluto devastare l’appartamento della vittima. 
  • d Perché l’assassino è inesperto e non sa sparare con precisione. 


4. Perché la signorina Clemenza ha ucciso il professor Militello?

  • a Per gelosia. 
    b Perché è venuto meno alla parola data. 
  • c Per vendetta. 
  • d Per avidità.

ANALIZZARE E INTERPRETARE

5. La signorina Angela Clemenza è descritta come una donna di classe nonostante l’età avanzata. Da quali elementi lo si capisce?


6. Se Montalbano si affida all’intuito per risolvere i suoi casi, come descriveresti il “metodo” investigativo del suo assistente Augello?


7. Perché la signorina Clemenza non ha nessuna remora a confessare al commissario di essere lei l’assassina?

 >> pagina 292 

COMPETENZE LINGUISTICHE

8. Italiano e dialetto. Come hai visto, l’uso del siciliano è un tratto tipico dello stile di Camilleri. E tu, conosci e usi il dialetto? Come si dicono, nel tuo dialetto, i termini che hai trovato nel brano?


a) Spiare:

 


b) Trasire:

 


c) Taliàre:

 


d) Pruire:

 


e) Susire:

 


f) Nìvuro:

 


g) Travaglio:

 

SCRIVERE CORRETTAMENTE

9. Punteggiatura. La coordinazione e la subordinazione. Il periodo compreso tra la r. 41 e la r. 43 (Angela Clemenza […] salì) è composto da 5 proposizioni, che l’autore separa tra loro utilizzando – per motivi stilistici e contravvenendo in parte alle regole della sintassi tradizionale – unicamente le virgole. Prova a riscrivere lo stesso periodo collegando due proposizioni con la congiunzione causale perché e altre due con la congiunzione coordinante e, cambiando anche la punteggiatura, se e dove lo ritieni opportuno.


10. Tempi verbali. Prima che Montalbano oltrepassasse la soglia (r. 72): riscrivi questa frase sostituendo il verbo oltrepassare con un altro verbo che abbia un significato simile e mantenendo lo stesso modo (e cioè il modo                                                                     ) e lo stesso tempo (e cioè il tempo                                                                     ).

PRODURRE

11. Scrivere per ESPRIMERE Prova a inventare un breve scambio epistolare tra i giovani Angela e Corrado, innamorati e costretti a stare lontani. Ricordati che la loro storia d’amore risale a molti decenni fa, quando le consuetudini sociali imponevano un certo riserbo e pudore nell’espressione dei sentimenti. Scrivi almeno due lettere (una per ciascuno dei giovani), in cui dovrai usare i seguenti termini o espressioni (massimo 15 righe per ciascuna lettera):


• anelare • sognare • cuore mio • lontananza • patimento • lacrime • giurare.


12. Scrivere per ARGOMENTARE Ritieni che sia una promessa ragionevole e fattibile quella di non innamorarsi mai di altri? Argomenta la tua posizione.

spunti di ricerca interdisciplinare

Storia dell’arte

Nello studio del professor Militello c’è la riproduzione di un dipinto famoso, Il bacio di Francesco Hayez: che cosa rappresenta il quadro? Fai una breve ricerca e poi prova a ipotizzare perché era appeso in casa di Militello.

Cinema e tv

Hai mai visto uno degli episodi della fortunata serie televisiva dedicata al commissario Montalbano? Ti sembra che ci siano differenze tra il personaggio televisivo e quello che hai incontrato nel racconto? Riassumi oralmente il tuo punto di vista in circa cinque minuti.

Letteratura e…

L’amore contrastato tra due giovani è un tema ampiamente sviluppato in tutte le letterature del mondo, a partire dai celeberrimi Romeo e Giulietta. Quali altre storie simili conosci?

educazione civica

Un tempo era abbastanza frequente che le famiglie intervenissero pesantemente nelle scelte di vita dei figli, soprattutto quando si trattava di matrimonio. Oggi esistono ancora situazioni simili oppure i giovani sono totalmente liberi di scegliersi un compagno o una compagna?

 >> pagina 293 

Se ti è piaciuto

Gli investigatori: da freddi supereroi ad adorabili cialtroni

È proprio vero: non ci sono più gli investigatori di una volta. Un secolo fa il pubblico era chiamato innanzitutto ad ammirare l’intelligenza superiore e la logica cristallina dei detective, veri e propri aristocratici del pensiero. E pazienza se poi coltivavano in privato qualche vizietto, come Sherlock Holmes, che non disdegnava morfina e cocaina.

L’epoca fra le due guerre vide salire alla ribalta una nuova generazione di borghesi, pacati e distinti: come Hercule Poirot, preoccupato più che altro della propria eleganza; Nero Wolfe, abitudinario e appassionato di orchidee; Jules Maigret, amante della pipa e delle brasserie parigine.

Ben diversi i duri dalla mascella quadrata e i modi sbrigativi costruiti sul profilo di Dick Tracy, violento protagonista dal 1931 delle strisce disegnate da Chester Gould, che hanno conosciuto infinite imitazioni e ispirato romanzi e pellicole cinematografiche.

A ben guardare, nella figura del commissario Montalbano si fondono elementi tipici del giallo europeo e americano. Da un lato Montalbano è amante delle buone letture e della buona tavola, ed evita per quanto possibile la violenza; dall’altro appare sciatto, maleducato, sarcastico e irritabile, non solo con gli avversari ma anche con i colleghi e persino con la fidanzata Livia. Difetti, questi, che hanno tuttavia il pregio di avvicinarlo al lettore, il quale prova simpatia istintiva nei confronti di un uomo per tanti versi mediocre ma leale, incorruttibile e coraggioso.

Negli ultimi anni ci si è spinti ancora oltre in questa direzione. I nuovi investigatori sono sempre più cialtroni e indolenti. E anche sull’onestà, a volte, ci sarebbe qualcosa da ridire. Un caso esemplare è quello del vicequestore romano Rocco Schiavone, trasferito per punizione ad Aosta, protagonista di vari romanzi firmati da Antonio Manzini e di un’apprezzata serie televisiva.

La dolce fiamma - volume A
La dolce fiamma - volume A
Narrativa