T1 - Antonio Piotti, Internet e il ritiro dei ragazzi

PAROLA D’AUTORE

|⇒ T1  Antonio Piotti

Internet e il ritiro dei ragazzi

Il fenomeno del ritiro sociale si sta diffondendo a macchia d’olio in tutti i paesi sviluppati e si caratterizza per il fatto che i giovani ritirati trascorrono moltissimo tempo in rete. Molti autori hanno riflettuto sul rapporto che esiste fra questa nuova forma di sofferenza e le esperienze in rete dei giovani. Nel brano che segue, Antonio Piotti spiega gli elementi che caratterizzano questo rapporto.

È sempre più evidente come per i ragazzi ritirati in Italia e in Giappone, sia forte la presa dell’immaginario. Nelle nostre prime esperienze a riguardo, avevamo ipotizzato una connessione fra il mondo immaginario e il superinvestimento della Rete e la condizione di ritiro; col passar del tempo questa teoria, pur mantenendo un’importanza centrale, non appare più così totalizzante. In particolare osserviamo come esistano casi di ritirati sociali gravi che, semplicemente, non fanno uso del computer. Appare sempre più chiaro, invece, come la Rete funzioni rispetto al ritiro in modo difensivo […] e che essa, per i soggetti in hikikomori, costituisca una specie di rifugio dopo che è stata sperimentata l’impossibilità di affrontare il mondo reale e non, come era lecito supporre inizialmente, la causa del ritiro. Quando, tuttavia, il ritiro è cominciato e compare una dimensione immaginaria, essa finisce col creare, all’interno del soggetto, cambiamenti importanti e a strutturare in un certo modo le sue dinamiche psichiche. In altri termini, è come se i soggetti in hikikomori si trovassero di fronte a tre scelte possibili: la prima è quella di mantenere puramente e semplicemente un perfetto rifiuto verso ogni forma di contatto col mondo, la seconda consiste nell’operare uno sforzo massiccio per porre termine alla reclusione e la terza comporta l’adesione totale a una dimensione immaginaria. Le prime due soluzioni implicano, dal punto di vista economico, difficoltà notevoli in quanto occorre, in un caso sostenere lo sforzo di un isolamento le cui conseguenze potrebbero esitare nella psicosi, oppure, nell’altro, gestire l’angoscia profonda derivante da un insostenibile contatto col mondo esterno. Al contrario, la terza soluzione offre uno sbocco che, almeno nelle prime fasi, non è affatto doloroso, procura anzi un certo sollievo, e può essere adottata senza troppa fatica dai soggetti in ritiro. L’adesione a modelli immaginari, infatti, evita il contatto col mondo reale, ma consente pur sempre una forte attività relazionale sia con altri soggetti via Internet sia, in senso intrapsichico, fra le varie parti del Sé adolescenziale […]. È proprio questo aspetto, del resto, a segnare la peculiarità della disposizione psichica che stiamo analizzando: in una maniera che appare fortemente emblematica, il sintomo agisce davvero come “formazione di compromesso” e lo fa a diversi livelli: protegge dall’angoscia dismorfofobica e relazionale, ma costringe al perdurare della reclusione, favorisce una serie di relazioni immaginarie, ma elimina quelle della vita quotidiana.

In un certo senso è corretto affermare che i ragazzi in hikikomori, attraverso le loro esperienze virtuali spesso ricche e fortemente coinvolgenti, maturino emozioni e sviluppino, in chiave evolutiva, vissuti e affetti profondi, come se cercassero, attraverso una serie di strade secondarie, di percorrere comunque quel cammino evolutivo che essi non possono compiere attraverso la via principale. […] Ciò che manca è soltanto il corpo. È questo il prezzo che occorre pagare quando si percorre il proprio cammino adolescenziale sulla via dell’immaginario: si può far tutto, ma bisogna rinunciare all’uso concreto del corpo. Del resto, questa spiritualità forzata non viene vissuta come una vera e propria privazione perché il corpo, lungi dall’essere percepito come lo strumento fisico attraverso il quale dare vita al desiderio, viene invece categorizzato come l’ostacolo goffo e riluttante che impedisce al desiderio di realizzarsi. Si finisce, pertanto, col sostare in un’area intermedia. […] All’interno di essa l’immaginario permette un’esistenza meno sofferta, ma demanda a un domani sempre meno definito il giorno della fuoriuscita.

In un primo tempo avevamo pensato che la dimensione immaginaria avesse una funzione eminentemente difensiva e avevamo in mente quei giochi in modalità “sparatutto” che implicano una concentrazione mirata esclusivamente alle dinamiche interattive del gioco stesso: immersi nell’esperienza totalizzante dell’esercizio ludico con i suoi infiniti livelli da superare, i ragazzi reclusi potevano distogliere la mente dalla loro condizione di incorporeità forzata e rimandare indefinitamente il momento del ritorno nel mondo delle relazioni corporee. Abbiamo poi compreso, però, che la vita immaginaria di un hikikomori non si riduce solamente alla pratica di questi giochi ripetitivi. Parallelamente a essi, si sviluppa una dimensione più evolutiva che consiste nell’aderire e nel lasciarsi inglobare da esperienze immaginarie più articolate, favorite proprio dall’incorporeità nella quale si contestualizza il ritiro. Una volta rinunciato al proprio corpo, il soggetto in hikikomori può abbandonarsi al mondo delle sue fantasie senza incontrare ostacoli. Ecco allora che una serie di giochi virtuali e di narrazioni, ove è possibile assumere identità fittizie, viene a esercitare una formidabile attrattiva sui ragazzi reclusi che, a differenza dei loro coetanei, possono abbandonarvisi senza remore proprio in forza della particolarità della loro esistenza. In altri termini, la situazione hikikomori favorisce la proliferazione delle produzioni immaginarie e fa in modo che esse abbiano una presa soggettiva maggiore. Alcuni pazienti, per esempio, mostrano di aderire con straordinaria intensità emotiva a parecchie produzioni culturali cui accedono in streaming dalla loro postazione, si tratti del contenuto di alcune canzoni (che generano in loro una profonda sensazione di dolcezza) o della visione senza interruzione di alcune puntate di fiction televisive come “Lost” o “Dexter”, da cui traggono esperienze emotive molto intense. Allo stesso modo, e sempre in streaming, è frequente che i ragazzi reclusi aderiscano al mondo degli Anime giapponesi, così come, altrettanto facilmente e indipendentemente dall’uso del computer, siano attratti e coinvolti (esattamente come i loro coetanei giapponesi) dalla letteratura Manga.

Rispondi

1. Quale funzione svolge la rete per i giovani che si ritirano?

2. In che modo la situazione hikikomori favorisce le produzioni immaginarie nei giovani?

 >> pagina 202 

|⇒ T2  Saitō Tamaki

Hikikomori: Adolescence Without End

Nel testo che segue Saitō Tamaki, psicologo e scrittore giapponese, descrive le principali caratteristiche dei pazienti hikikomori, termine da lui stesso coniato.

In this chapter I intend to give readers get a clearer understanding by presenting the results of a survey conducted in 1989. Before launching into the results, however, I will first describe the survey itself.

The survey involved patients who during the six years between January 1983 and December 1988 received treatment in the offices affiliated with the research institute to which I belong. To be a subject, the patients had to meet the following criteria:

– Do not have an underlying disease such as schizophrenia, manic-depressive disorder, or an organic psychosis

– Had already experienced three months or more of lethargy and withdrawal by the time of their earliest consultation

– Had been receiving continuous treatment for at least six months as of June 1989

– Had come to the clinic at least five times (this criterion was included because many consultations involve only the parents alone) […]

Our survey turned up the following results, which one might use to help understand the major characteristics of social withdrawal.

– The average length of time for the period of withdrawal, according to the survey, was thirty-nine months (three years and three months)

– Men are overwhelmingly more likely to experience withdrawal

– The percentage of eldest sons is especially high

– The average age at which the problem first arose was 15.5 years old

– The most common trigger initiating the withdrawal was “skipping school”, seen in 68.8 percent of the cases

– After the problem began, a long period of time elapsed before the patient came to seek counseling at a treatment facility

– The families are middle class or above, and there were relatively few families where the parents were divorced or living apart because of work.

Rispondi

1. Elenca e commenta i criteri che Saitō Tamaki utilizza per creare il proprio studio di ricerca.

2. Elenca e commenta le caratteristiche principali dei ragazzi hikikomori che emergono dallo studio di Saitō Tamaki.

I colori della Psicologia - volume 2
I colori della Psicologia - volume 2
Secondo biennio del liceo delle Scienze umane