3 - Compaiono le università

3. Compaiono le università

3.1 ORIGINI E ORGANIZZAZIONE

Una delle novità più importanti che segna la storia dell’educazione del basso Medioevo è rappresentata dalla nascita delle università, che si sviluppano soprattutto tra XII e XIII secolo. Si possono distinguere tre diverse modalità di origine e diffusione delle università, per cui abbiamo:

  • università spontanee, che si sviluppano da scuole preesistenti, come l’università di Bologna, nata nel 1088 circa da scuole di diritto, e l’università di Parigi, nata nel 1170 dalle scuole di arti e teologia;
  • università nate per secessione, come l’università di Padova, fondata nel 1222 a seguito di una migrazione di studenti e professori provenienti dall’università di Bologna;
  • università di fondazione, istituite su iniziativa papale o imperiale, come l’università di Napoli, fondata nel 1224 per volere di Federico II, e l’università di Roma, voluta da papa Bonifacio VIII nel 1303.

Altri elementi sulle origini di questa nuova istituzione medievale sono strettamente connessi al significato del termine università, che deriva dal latino universitas (“totalità”, “universalità”) e che in epoca medievale indica le corporazioni di mestiere, ovvero associazioni di pari, che codificano i diritti e i doveri della propria categoria professionale attraverso precisi statuti. A questo modello si ispira l’istituzione che prende il nome di “università”, costituita grazie all’impegno di corporazioni di studenti e docenti, che si assumono l’onere di far funzionare un istituto dedicato all’insegnamento superiore designato solitamente all’epoca con il termine di studium.

È interessante precisare che si distinguono due modelli organizzativi:

  • l’universitas scolarium, formata solo da studenti che, come a Bologna, si occupano della gestione dello studium, del reclutamento dei docenti ed esercitano una funzione di controllo sul regolare svolgimento delle lezioni e della vita universitaria;
  • l’universitas magistrorum et scolarium, formata da docenti e studenti, con una netta prevalenza dei primi che, come nel caso di Parigi, esercitano un’attività di controllo sullo studium.

A questi due modelli si ispirano gli altri studia nati nel periodo, anche se finisce per prevalere il modello parigino.

per immagini

Un antico professore dell’università di Bologna

Giovanni da Legnano (della cui tomba è qui riprodotto un bassorilievo) fu lettore di diritto allo studium di Bologna, la sede universitaria più antica del mondo. L’università di Bologna, la cui nascita è fatta risalire al 1088, sorse per iniziativa di studenti riunitisi per gestire lo studium. In altri casi (come a Parigi) le università sorsero per iniziativa di docenti e studenti insieme, oppure in seguito a una migrazione di studenti da altre università o, ancora, per fondazione papale o imperiale.

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Le Facoltà
Negli studia si vengono a costituire le Facoltà, organismi responsabili dell’attività didattica (attivazione degli insegnamenti, organizzazione degli esami e conferimento dei gradi accademici). Si distinguono quattro facoltà in stretto rapporto gerarchico tra loro: la Facoltà delle Artes, dove si insegnavano le arti liberali, preparava alle tre facoltà maggiori di Diritto, Medicina e Teologia. Nel corso del XIII secolo la Facoltà delle Artes acquisisce una propria autonomia, incentrandosi soprattutto sullo studio delle questioni filosofiche. Non tutti gli studia godevano della presenza di tutte e quattro le facoltà e presto la Chiesa si impose sulla costituzione delle Facoltà di Teologia, assegnando una prerogativa del tutto speciale in questo campo all’università di Parigi.
Le nazioni
Le nazioni, associazioni nate per assicurare la buona accoglienza e l’assistenza degli studenti, si costituivano sulla base di un criterio geografico piuttosto ampio. Per esempio, l’università di Parigi aveva quattro nazioni, ma la nazione francese accoglieva anche gli studenti italiani e spagnoli. Mentre a Bologna l’università degli “ultramontani” (i non italiani) comprendeva quattordici nazioni e quella dei “citramontani” (gli italiani non bolognesi) ne accoglieva solo tre.

Nata come luogo di studio e di ricerca dall’azione libera di docenti e studenti, l’università nel corso del Trecento perderà questo tratto originario, per trasformarsi in un centro di potere, in cerca dell’appoggio delle autorità civili e religiose, a garanzia di stabilità e prestigio maggiori.

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DA ORAIN POI

L’università dal Medioevo a oggi

La sede di Bologna è la più antica università del mondo. La sua nascita viene fatta risalire al 1088, allorquando un gruppo di studenti decide di unire le proprie forze per finanziare docenti in grado di formarli nelle discipline giuridiche. Il primo provvedimento ufficiale in favore dell’ateneo bolognese però risale al 1158, quando l’imperatore Federico Barbarossa in occasione della Dieta di Roncaglia emana l’Authentica Habita, una costituzione con cui si riconosce l’autonomia dello studium di Bologna da ogni potere e si garantisce una serie di privilegi e immunità giuridiche agli studenti fuori sede, che spesso subivano abusi proprio perché provenienti da altre città.

Le più antiche università italiane, dopo lo studium di Bologna, sono quelle di Arezzo (1215), Vicenza e Padova (1222). Fuori d’Italia, la prima sede universitaria a sorgere è quella di Parigi (1180), che si specializza nella teologia e filosofia. Presto papi e re si impegnano per costruire altre prestigiose sedi: sorgono le università di Salamanca (1218), Oxford (1284), Montpellier (1289), Coimbra (1290).

Nel Trecento le università raggiungono il culmine del successo, ma a questo punto sono diventate qualcosa di diverso dalle libere associazioni di docenti e studenti delle origini: hanno assunto la fisionomia di centri di potere, che aspirano a ottenere l’appoggio del papa o dell’imperatore per ottenere il riconoscimento di studium generale, in grado di conferire titoli riconosciuti ovunque.

Nel corso dell’età moderna sono fondate altre università e spesso sono potenziate quelle preesistenti, ma il sapere in esse impartito si fossilizza, fino a scadere spesso nel conservatorismo e nella pedanteria. Una scossa importante a questo stato di cose arriva con l’Illuminismo, che apre verso un nuovo approccio alla conoscenza, non più fondato esclusivamente sullo studio dei testi (auctoritates), ma aperto all’esplorazione del mondo circostante per mezzo della ragione.

Durante il periodo napoleonico le università sono inserite all’interno di un sistema scolastico centralizzato. Questo modello si diffonde in Europa e in Italia, dove dopo l’unità (1861) le università degli Stati preunitari iniziano a essere regolamentate secondo un disegno unitario, che si propone di uniformare l’offerta formativa e gli assetti di governo.

Ai giorni nostri

Numerose altre sedi universitarie sono state create dall’unificazione ai giorni nostri. Alle università statali si sono affiancate le private e più recentemente le telematiche, che ricorrono alle nuove tecnologie per erogare i corsi di insegnamento.

Attualmente il sistema universitario italiano si compone di 97 istituzioni universitarie, di cui:

  • 67 università statali;
  • 19 università non statali legalmente riconosciute;
  • 11 università non statali telematiche legalmente riconosciute.

L’articolo 33 della Costituzione italiana riconosce alle università autonomia statutaria, organizzativa, finanziaria e degli ordinamenti didattici, nei limiti delle norme generali stabilite dal Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca (Miur), che contribuisce al funzionamento del sistema universitario attraverso l’attribuzione annuale di finanziamenti alle università statali e non statali legalmente riconosciute.

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3.2 LA LECTIO E LA DISPUTA

L’attività di insegnamento nelle università medievali si basa sulla lettura e commento del testo degli autori (auctores). Nella Facoltà delle Artes i testi fondamentali erano le opere di Cicerone, i trattati di grammatica di Donato e Prisciano, le opere di Aristotele e dei suoi commentatori; nella Facoltà di Diritto si studiavano il  Corpus iuris civilis giustinianeo e le  decretali; nella Facoltà di Medicina l’insegnamento era di tipo teorico e tutto basato sui testi classici di Ippocrate e Galeno con qualche scritto di Avicenna; mentre le opere principali della Facoltà di Teologia erano la Bibbia e le Sentenze di Pietro Lombardo.

Sul piano didattico vi erano due momenti ben distinti:

  • la lectio (“lezione”), che era incentrata sulla presentazione, lettura e commento degli auctores e aveva come protagonista assoluto il docente, mentre gli studenti si limitavano a prendere appunti;
  • la disputatio (“disputa”), che prevedeva la discussione attorno a un problema (quaestio), del quale si presentavano gli argomenti pro e contro, per arrivare poi a una soluzione finale, secondo un procedimento autenticamente dialettico.

Nella disputa prendevano parte attiva gli studenti, che erano chiamati a porre domande e presentare obiezioni, mentre al maestro spettava il compito di scegliere la questione e di presentare la sintesi della discussione e la tesi finale. Accanto alle dispute ordinarie, che facevano parte della prassi didattica universitaria e ne rappresentavano l’elemento più vivo e caratterizzante, vi erano anche dispute straordinarie (disputatio de quodlibet), che potevano interessare qualsiasi argomento ed erano tenute davanti a tutti i membri della facoltà una o due volte all’anno in occasioni particolari, come il Natale e la Pasqua.

3.3 IL RUOLO DI DOCENTI E STUDENTI

Negli studia vigeva un’organizzazione gerarchica, mutuata proprio dal mondo delle corporazioni, che prevedeva una distinzione netta tra studenti, baccellieri e dottori.

Terminato il programma di studi universitario, lo studente poteva accedere all’esame che conferiva la licentia docendi, ovvero la facoltà di insegnare. La prova consisteva nella simulazione di una lezione davanti a un collegio di docenti che erano chiamati a giudicare l’idoneità del candidato. All’inizio questo era l’unico titolo conferito dagli studia, successivamente furono introdotti anche i titoli di baccalaureato e di dottorato:

  • il baccalaureato veniva concesso a quanti dimostravano di conoscere i testi fondamentali in programma e di tenere un corso di lezioni. Colui che diveniva baccelliere era introdotto alla vita accademica e affiancava il maestro nelle dispute e nelle lezioni;
  • il dottorato, invece, era un titolo formale, che veniva conferito a seguito di una cerimonia pubblica, che prevedeva due dispute tenute dal candidato e la consegna di insegne di grado dal forte valore simbolico (berretta, anello, libro).

Ma l’elemento che più di ogni altro contraddistingue la realtà universitaria medievale è il carattere internazionale del corpo docente e della componente studentesca, che spesso conducevano una vita itinerante, spostandosi da una sede all’altra, agevolati dall’uso del latino come lingua dotta comune. Frequenti, infatti, erano i casi di maestri universitari chiamati a insegnare in diversi studia, anche molto distanti tra loro, e di clerici vagantes, ovvero studenti così chiamati perché godevano di privilegi ecclesiastici e lasciavano la città natale spostandosi da una università all’altra.

Spesso la condizione degli studenti e dei maestri universitari medievali è assimilata a quella dei chierici, in quanto molti di loro godevano di benefici ecclesiastici e rispondevano alla giurisdizione ecclesiastica, aspetti che agevolavano di molto la vita universitaria in termini economici e di tutela della persona. Questo, però, non significa che tutti i maestri e gli studenti universitari scegliessero la vita religiosa. Molti rimanevano celibi ed entravano in qualche ordine religioso, che consentiva loro di godere di benefici e privilegi ecclesiastici; ma non pochi, ricevuti gli ordini minori, si sposavano e seguivano una carriera laica, pur continuando a godere di alcuni privilegi ecclesiastici.

  esperienze attive

Le università presenti nel territorio Individua le principali università presenti nella tua regione e/o in quelle a te limitrofe. Organizza dei gruppi di studio e affida a ognuno l’approfondimento sulla storia e sulle peculiarità attuali di uno specifico ateneo. Stabilisci un momento di condivisione del lavoro svolto da ogni gruppo.

per lo studio

1. Come e quando nascono le università?

2. Quali sono i fondamenti della didattica universitaria?

3. Qual è il tratto distintivo dei maestri e studenti universitari?


  Per discutere INSIEME 

Nell’università di oggi è possibile raccogliere l’eredità dei clerici vagantes grazie al programma europeo di mobilità Erasmus. Documentati sulle origini, gli obiettivi, le opportunità e i risultati di questo programma, attingendo alle informazioni fornite nel sito dell’Unione Europea.

I colori della Pedagogia - volume 2
I colori della Pedagogia - volume 2
L’educazione dal basso Medioevo al positivismo - Secondo biennio del liceo delle Scienze umane